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Il nuovo pentito: «Pittelli e Stilo erano in grado di sistemare i processi»

I primi verbali di Guastalegname. I legami con le cosche del Vibonese e le strategie dei clan. «Grosse somme per annullare le sentenze»

Pubblicato il: 30/04/2022 – 12:42
di Alessia Truzzolillo
Il nuovo pentito: «Pittelli e Stilo erano in grado di sistemare i processi»

LAMEZIA TERME Antonio Guastalegname, imprenditore nel settore delle pulizie, 54 anni, imputato nel maxi processo Rinascita Scott per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di stupefacenti, il 13 gennaio 2021, davanti al sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo afferma: «Ho intenzione di collaborare con la giustizia perché dopo la condanna per l’omicidio (la rapina a un tabaccaio di Asti finita con la morte del commerciante, ndr) sono stato abbandonalo da tutti. Avrebbero dovuto sistemarmi il processo ma mi hanno lasciato solo, in generale ho perso tutto». E poi giù, un lungo elenco di nomi, alcuni dei quali omissati, sui quali afferma di poter riferire: «Posso già dirvi di essere in grado di riferire notizie di interesse in ordine ai seguenti soggetti con i quali ho avuto rapporti: Giuseppe Antonio Accorinti, Nazzareno Colace, Totò Pronesti, Valerio Navarra e Antonio Vacatello, Saverio Razionale, “omissis”(dal quale ho ricevuto prestiti ad usura), Nino Accorinti di Briatico. Posso riferire su esponenti della famiglia Piccolo di Nicotera, posso riferire notizie su Luigi Mancuso, anche se non l’ho direttamente mai conosciuto. Posso riferire sul traffico di droga e di armi. Posso riferire dell’omicidio del tabaccaio ad Asti. Estorsione del Pignone. Posso riferire di una trasferta in Piemonte di Emanuele Mancuso e Giuseppe Mancuso per l’acquisto di auto. Posso riferire, per il traffico di droga, anche degli albanesi imputati nel processo Rinascita. Posso dire che mia moglie è stata minacciata in relazione alle vicende processuali riguardanti l’omicidio del tabaccaio».

Gli avvocati disponibili a sistemare i processi

«Sono a conoscenza – racconta Guastalegname – che vi erano degli avvocati che erano disponibili a “sistemare” i processi in Cassazione. Ho saputo queste cose da Nicola Barba e Nazzareno Colace. Quest’ultimo nel 2015 mi disse che se i miei amici (zingari) avessero avuto il bisogno di “sistemare i processi” c’era l’avvocato Pittelli di Catanzaro che tramite le sue amicizie presso la Corte di Cassazione a Roma e presso la Corte di Appello di Catanzaro era in grado di farlo. Colace mi spiegò che l’avvocato Pittelli, attraverso l’elargizione di grosse somme di denaro, era in grado di far annullare le sentenze, oppure far ridurre le pene, grazie ai suoi rapporti con i giudici. Colace mi disse che in ogni caso anche lui avrebbe dovuto percepire la sua parte nel caso in cui l’avvocato Pittelli fosse riuscito ad “aggiustare” il processo. In pratica chi avesse voluto avvalersi di questa possibilità (Colace ipotizzava di proporre la cosa a “omissis” e ai Sinti) avrebbe dovuto versare la somma di denaro che Pittelli avrebbe richiesto più una ulteriore somma di denaro per remunerare l’intermediario che si sarebbe interfacciato con Pittelli. L’avvocato Pittelli poteva contale sui rapporti con i giudici, sempre secondo il racconto di Nazzareno Colace, che in virtù di tali rapporti lo favorivano». Guastalegname, dopo avere appreso queste prime notizie riguardo a Pittelli sa Colace, dopo l’arresto di quest’ultimo, decise di approfondire la questione rivolgendosi a Nicola Barba. Barba confermò, racconta il collaboratore, che «l’avvocato Pittelli era “ammanicato” con i giudici» ma aggiunse che non era possibile per chiunque avvicinarsi all’avvocato poiché «era necessario che questo tipo di richieste provenissero da soggetti a lui più vicini ai quali bisognava rivolgersi».
Tra questi soggetti, racconta Guastalegname, Barba gli avrebbe detto che c’era Saverio Razionale, boss di San Gregorio D’Ippona. «Tuttavia non ho mai preso l’iniziativa né per me e né per altri di contattare l’avvocato Pittelli a tal fine», dice Guastalegname. Barba, però, non parlò solo di Pittelli. Raccontò che «anche l’avvocato Stilo era in grado di sistemare i processi e che riusciva ad acquisire delle notizie riservate in modo da avvertire le varie cosche nell’imminenza di indagini o arresti». «Questo particolare riguardo a Stilo – aggiunge il collaboratore – mi venne riferito (nel 2015-2016 prima che mi arrestassero per l’omicidio) anche da Giuseppe Antonio Piccolo, il quale mi disse di aver saputo per il tramite delI’avvocato Stilo di essere indagato – non ricordo per quale reato – quando ancora le indagini non erano state scoperte e quindi prima che la Procura gli avesse notificato alcunché. Piccolo mi disse anche che l’omicidio ai danni del tabaccaio doveva essere addebitato al figlio del carabiniere e che nel caso in cui il processo si fosse messo male per entrambi ci avrebbe pensato “Zio Luigi” per il tramite dell’avvocato Pittelli a sistemare la situazione». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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