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i verbali di guastalegname

Il patto tra Accorinti e i “Drughi” per la vendita di droga e il “cambio ditta” al Pignone per ordine di “zio Luigi”

Il collaboratore racconta i patti tra i vibonesi, i Pesce e i tifosi per spacciare nello stadio della Juventus. Le armi dei sinti trasportate in Calabria. I lavori nella zona industriale di Vibo Ma…

Pubblicato il: 30/04/2022 – 14:27
di Alessia Truzzolillo
Il patto tra Accorinti e i “Drughi” per la vendita di droga e il “cambio ditta” al Pignone per ordine di “zio Luigi”

LAMEZIA TERME «Non sono affiliato alla ‘ndrangheta». Ci tiene a precisarlo Antonio Guastalegname, 54 anni, imputato in Rinascita Scott con l’accusa di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di stupefacenti. Il nuovo collaboratore di giustizia parla di contatti con esponenti della criminalità organizzata. In particolare, dice, «Il mio contatto fisso è stato da sempre con Nazzareno Colace che mi veniva a trovare ad Asti. Sono originario di Vibo Marina e dal 1999 mi sono trasferito in Piemonte». I verbali resi dal collaboratore sono imbiancati da parecchi omissis, nomi e fatti sui quali la magistratura deve fare verifiche e riscontri. La storia di Guastalegname parte quando questi si trova sotto usura da parte di Nazzareno Colace e di un’altra persona il cui nome viene omissato. Gustalegname si allontana da Vibo perché non riesce a pagare i suoi debiti. Va ad Asti dove apre un’impresa di pulizie. Scende a Vibo nel 2001 dove ha un cugino, Giuseppe Comito, che gli fornisce cocaina proveniente dagli Accorinti di Briatico e da qui parte il suo inserimento nel traffico degli stupefacenti «anche per togliermi i debiti derivanti dall’usura a cui ero sottoposto». Il traffico di droga estingue i suoi debiti con gli usurai ma gli costa anche un arresto nel 2002. «Dopo il mio arresto ho ripreso a lavorare con l’impresa e ho cessato i contatti con personaggi di Vibo almeno fino al 2010».
Dopo il 2010 è Colace che va a trovarlo ad Asti e scopre che Guastalegname aveva contatti con soggetti di etnia sinti «i quali rubavano armi, motivo per il quale mi chiedeva di procurare delle armi da portare a Vibo Valentia».

La faida a Vibo e le armi trasportate fino in Calabria

«In quel periodo sapevo che c’era la faida in corso in provincia di Vibo Valentia – prosegue il collaboratore – e che gli servivano armi, anche perché lo stesso Colace mi diceva che gli servivano per questo motivo. Del trasporto di armi me ne sono occupato direttamente io, trasportandole in macchina fino in Calabria. Le armi le ho trasportate una volta io ed un ‘altra volta un ragazzo di Briatico (robusto, che potrei riconoscere in foto), che ho dedotto fosse un parente degli Accorinti di Briatico».

La vendita di droga con i Drughi della Juventus e il patto con i Pesce

Nel 2016 Antonio Guastalegname viene contattato da Ivan Colace, figlio di Nazzareno Colace all’epoca ristretto in carcere. Il collaboratore di giustizia viene convocato in Calabria dove incontra Antonio Vacatello, Domenico Cichello e Giuseppe Antonio Accorinti, boss di Zungri. È Peppone Accorinti a proporgli la vendita di cocaina ed erba in Piemonte  «anche in forza dei miei rapporti con i “Drughi” della Juventus». Il capo della tifoseria organizzata della Juventus, dice Guastalegname, è di Asti. «Io avevo dei contatti con tale gruppo di tifosi, e le volontà di Nazzareno Colace e di “omissis” era di inserirsi nella vendita di stupefacente all’interno dello stadio. La cosa non andò in porto a causa dell’arresto di “omissis” e di Nazzareno Colace». Quando Guastalegname viene convocato in Calabria dal figlio di Colace e incontra Accorinti, il boss riprende il discorso rimasto in sospeso. «Successivamente – dice infatti il collaboratore – anche Peppone Accorinti voleva entrare nella stadio della Juventus come vendita di stupefacente, motivo per il quale ci fu un incontro anche con la famiglia Pesce. Ho conosciuto personalmente “omissis” in quell’occasione, e ho organizzato l’incontro tra Colace “omissis”, i “Drughi” di Asti, in un albergo dove soggiornavano i vibonesi. I Drughi rappresentarono che erano già in accordi con i Pesce di Rosarno, e Colace rispose che anche loro erano in accordo con i Pesce».
Guastalegname racconta che l’incontro in Calabria avvenne a casa di Domenico Cichello – «dove Accorinti stava stabilmente» –, considerato uomo di fiducia del boss di Zungri e imputato in Rinascita Scott con l’accusa di associazione mafiosa anche per avere consentito a Peppone Accorinti d’infiltrarsi in modo occulto in attività economiche (come l’autosalone che Cichello gestiva per conto di Accorinti). Il collaboratore racconta che Accorinti gli propose «affari anche in relazione alla compravendila di autovetture e a tal proposito parlava dell’autosalone di Domenico Cichello dicendo espressamente che fosse il suo».

I lavori nella zona industriale di Vibo Marina e il “cambio ditta” voluto da “zio Luigi”

Il collaboratore racconta di avere conosciuto Antonio Pronesti nell’occasione in cui Nazzareno Colace si interessò a «un lavoro sulla zona del Nuovo Pignone (nella zona industriale di Vibo Marina) appaltato da una ditta di Novara, e subappaltato alla ditta Lo Bianco di Porto Salvo. Colace spingeva per favorire la ditta Ruggiero di Vibo Marina che «doveva sostituirsi a quella dei Lo Bianco». «In quel periodo Pronesti si era stabilizzato a Milano dove era in contatto con la famiglia Papalia, e dove curava i servizi di buttafuori nei locali. La ditta a cui mi riferisco era una ditta di Novara e stava eseguendo dei lavori al Pignone, ed io ho curato questo “cambio ditta” su mandato di “Zio Luigi”, sebbene io non lo abbia conosciuto direttamente».

La rapina al tabaccaio di Asti

Antonio Guastalegname è stato condannato a 30 anni di reclusione per una rapina che costò la vita a un tabaccaio di Asti. Sulla vicenda racconta che la storia iniziò con la visita di Giuseppe Antonio Piccolo il quale gli chiese di poter “lavorare” con i sinti. Piccolo si presenta «come un soldato di Zio Luigi, ovvero di Luigi Mancuso». Guastalegname presenta Piccolo ai sinti. E sarà proprio Piccolo a notare che «un tabaccaio in Corso Alba di sera aveva in cassa fino a 50-60 mila euro». «Per quanto riguarda la rapina per la quale sono detenuto, la figura di Giuseppe Antonio Piccolo l’ho sempre associata a quella di un killer», dice Guastalegname ma il suo racconto si interrompe qui. A parte qualche battuta sul coinvolgimento di Antonio Pronesti, detto Yoyò, nel traffico di droga armi ed estorsioni, il resto è imbiancato dal segreto istruttorio.(a.truzzolillo@corrierecal.it)

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