Due condanne e undici assoluzioni per la “gettonopoli” di Crotone
Ridimensionata dal giudizio di primo grado l’indagine che aveva attirato le attenzioni della stampa nazionale. Pene lievi per Marseglia e Lucente

CROTONE Due condanne, una prescrizione e undici assoluzioni. Si chiude dopo circa otto anni il processo (primo grado di giudizio) denominato “gettonopoli”, che ha visto coinvolti, a vario titolo, 14 consiglieri comunali di Crotone. Si chiude un procedimento giudiziario la cui storia è partita nel corso della seconda consilitura del sindaco Peppino Vallone (Partito democratico) ed è durata circa otto anni. Sono stati assolti in undici “perché il fatto non sussiste”: Pantaleone Megna, Mario Scarriglia, Claudia Scarriglia, Salvatore Frisenda, Teresa Cortese, Manuela Cimino, Sergio Contarino, Sergio Iritale, Michela Cortese, Giancarlo De Vona e Fabrizio Meo.
Il Tribunale ha deciso di «non doversi procedere nei confronti di Nino Corigliano per il delitto previsto e punito dall’articolo 479 c.p. ascrittogli perché il medesimo si è estinto per intervenuta prescrizione». Sono stati, invece, condannati Michele Marseglia ad un anno e quattro mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali – ritenuto «colpevole del delitto previsto e punito dall’articolo 479 c.p. (reato di falso ideologico in atto pubblico, ndr) e articolo 61, n 11(aggravante) – e Fabio Lucente un anno e due mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali – articolo 479 c.p. e articolo 61, n11». La pena inflitta a Fabio Lucente è stata «condizionalmente sospesa».
Marseglia e Lucente sono stati condannati anche «al risarcimento del danno nei confronti della costituente parte civile (Comune di Crotone, ndr), rimettendo le parti innanzi al giudice civile per la liquidazione del medesimo e li condanna altresì al pagamento in favore della costituente parte civile delle spese di costituzione ed assistenza processuale che liquida in 2.430 euro, oltre Iva».
Il giudice Anna Cerreta ha deciso di assolvere alcuni imputati nonostante fossero stati maturati i tempi per la prescrizione del reato loro imputato. Con la sentenza di oggi si sgonfia del tutto, comunque, un’indagine che otto anni fa aveva fatto accendere anche i riflettori della stampa nazionale e della Rai. All’epoca era stata ipotizzata l’accusa che gli indagati, poi imputati, avessero abusato incassando impropriamente i gettoni di presenza previsti per la partecipazione ai lavori delle commissioni consiliari. Oltre alla sentenza di primo grado che chiude la vicenda sul piano politico le ricadute dell’indagine hanno avuto delle conseguenze: i partiti e i soggetti coinvolti hanno pagato dazio in termini elettorali. (redazione@corrierecal.it)