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Il reparto di neuropsichiatria infantile per 1.800 bambini che ancora non c’è – VIDEO

L’appello di decine di famiglie costrette a portare i loro figli fuori regione. «Occhiuto si occupi anche di noi»

Pubblicato il: 06/05/2022 – 7:04
di Giorgio Curcio
Il reparto di neuropsichiatria infantile per 1.800 bambini che ancora non c’è – VIDEO

LAMEZIA TERME Un reparto di riabilitazione per i loro figli e per «evitare di dover andare periodicamente fuori regione». Lo chiedono ormai da tempo, talmente tanto che è anche difficile quantificare i mesi e gli anni. Un lungo periodo di promesse, incontri e manifestazioni che hanno portato finora solo a qualche piccolo risultato in un percorso intrecciato e in salita, dove il traguardo finale assomiglia sempre più ad un miraggio.

Le risposte urgenti che non arrivano

Sono i genitori di circa 1.800 bambini del Lametino, tutti affetti da problemi neurologici, e con la necessità di ricevere ogni tipo di assistenza, dalla terapia, ai logopedisti, psicologi e psicomotricisti. Un problema che riguarda però tutta la Calabria. Per loro è disponibile – seppur con diverse limitazioni – un centro affianco all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme, sebbene ancora non ci sia stata l’inaugurazione ufficiale, ma dove tuttavia svolgono attività di logopedia e fisioterapia. «Gli arredi – denunciano i genitori – non sono ancora arrivati e poi c’è il personale per potenziare e snellire liste d’attesa che arrivano a gennaio 2023, altrimenti siamo costretti ad andare da privati per un costo minimo a seduta di oltre 30 euro». Si consuma, dunque, l’ennesimo sfregio alle necessità di centinaia di famiglie, già costrette a fare i conti con sacrifici e limitazioni, trovando pochissimi riscontri dalla sanità regionale. Le loro voci e le richieste di ascolto e aiuto si scontrano con una burocrazia che stenta a dare risposte immediate a bisogni sempre più stringenti e urgenti, restituendo disservizi e vicende surreali.

«Un reparto per i nostri figli»

Il grido di Antonia Palazzo è quello di una mamma come tante altre come lei e che si ritrovano ad affrontare ostacoli quotidiani. «Siamo costretti – racconta ai microfoni del Corriere della Calabria – ad andare a Bologna, ad Ancona, comunque fuori dalla nostra regione. Noi per questo chiediamo di puntare alla creazione di un reparto dove poter curare i nostri figli, con personale adeguato, logopediste, neuropsicomotriciste, educatori e psicologi e tutte le figure professionali che servono». «Basta poi con i contratti a tempo determinato, sostituendo il personale. I nostri figli sono seguiti per sei mesi da terapiste che poi vengono mandate via per la scadenza dei contratti ed è assurdo». «Mio figlio – racconta ancora – non sta facendo terapia. Cambiare medici ogni sei mesi è impossibile, come si misurano i progressi dei nostri figli?».

«La politica? Assente»

A loro fianco, ancora una volta, il “Coordinamento 19 marzo”, che dal 2019 combatte una battaglia senza tregua. «Stiamo spingendo – ci racconta Oscar Branca – per l’inaugurazione del centro, ma il problema più grosso è snellire le liste d’attesa assumendo personale. Per questo avevamo chiesto un incontro con il commissario Occhiuto ed esporgli i nostri problemi, sederci ad un tavolo. Siamo nella sua agenda, così ci hanno detto, ma l’appuntamento ancora tarda. Ci aspettavamo una risposta più veloce visto che si tratta di bambini che hanno bisogno di assistenza migliore». «Questa causa ci riempie di orgoglio, stare al fianco di questi bambini e le loro famiglie ci gratifica anche perché la politica finora è stata ed è assente, a cominciare da quella lametina. La battaglia la stiamo portando avanti da soli, insieme ai genitori, senza fare selfie davanti alla sede della Regione. Vogliamo risposte per una tematica che è regionale». «La Calabria è l’unica regione in tutta Italia senza un reparto – spiega ancora – per poter ricoverare questi bambini della neuropsichiatria infantile, è una vergogna nazionale. Molti calabresi sono costretti ad andare via, alimentando la migrazione sanitaria con la Regione che è comunque tenuta a pagare le Asp delle altre regioni».

L’appello ad Occhiuto

«È facile fare politica senza poi dare risposte serie ai cittadini che hanno bisogno. Noi ci rivolgiamo al presidente Occhiuto che è anche il nostro commissario. Non c’è solo Cosenza, anche altri territori hanno bisogno di risposte sull’assistenza sanitaria. Ci aspettiamo presto un incontro costruttivo per dare risposte a questi ragazzi, a queste famiglie. Ai calabresi». «Oltre a non esserci un reparto – ci spiega infine Francesco Curcio del coordinamento – non c’è una struttura convenzionata, solo una a pagamento. Sono fiducioso, mi auguro che questo appello ad Occhiuto possa servire ad avere un incontro con lui affinché si possa iniziare un percorso serio e costruttivo e tagliare il nastro di questo centro». Insomma, l’ennesima richiesta che arriva a pochi mesi dalla precedente caduta nel vuoto. L’auspicio è che, almeno stavolta, le istituzioni a cominciare dal governatore regionale possa dar loro ascolto e attenzione. (redazione@corrierecal.it)

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