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Cosenza, Spagnuolo: «Quasi il 40% dei reati si consumano in rete»

L’analisi del procuratore di Cosenza. «Spesso vengono definiti crimini di Serie B, e per noi è assai difficile rintracciare i responsabili»

Pubblicato il: 16/06/2022 – 7:09
di Fabio Benincasa
Cosenza, Spagnuolo: «Quasi il 40% dei reati si consumano in rete»

COSENZA «La rete è diventata un non luogo dove è difficile riconoscere gli autori dei reati consumati». E’ l’incipit dell’analisi sui cyber crimini tenuta dal procuratore della Repubblica di Cosenza Mario Spagnuolo, intervenuto a Cosenza nel corso della presentazione del libro “Investigazioni 4.0.” (qui la notizia).

Quasi il 40% dei reati si consumano in rete

«Quasi 40% dei reati di cui ci occupiamo negli uffici di procura a Cosenza trovano come luogo il web: parliamo di truffe, diffamazioni, pedopornografia e si tratta di un numero destinato ad aumentare», aggiunge Spagnuolo. Secondo il procuratore «La capacità di reazione istituzionale è estremamente più bassa rispetto a quella che adoperiamo per perseguire i reati tradizionali». Il motivo è semplice. Il mondo informatico ha stravolto tuti i parametri a cui eravamo abituati dal punto di vista criminologico e dell’operatività investigativa. «Quando iniziamo una indagine – dice Spagnuolo – dobbiamo individuare un soggetto che ha commesso il fatto, collocare il reato nel tempo e nello spazio. Tutto questo viene ribaltato quando lavoriamo riferendoci ad un sistema informatico, quando i fatti vengono compiuti all’interno della rete». Risalire all’identità degli hacker che si impossessano dei profili social è spesso un’impresa ardua. «L’identità del soggetto è quasi sempre sconosciuta, si celano dietro false identità per consumare meglio un determinato reato». Non solo. «Si assume una falsa identità – continua Spagnuolo – per una serie di meccanismi psicologici del soggetto che opera e identificarlo diventa difficile». Un fatto ricorrente, quello relativo ai profili fake, che ritroviamo nei numeri relativi ai reati legati all’adescamento di minori e pedopornografia. «Ma anche sulle truffe perpetrate sul web, l’interlocutore è sempre sconosciuto».

Il luogo e il tempo del commesso reato

Altra questione relativa ai crimini in rete riguarda il tempo e lo spazio dove lo stesso reato si configura. «Un omicidio commesso a Cosenza, è semplice da definire. Il luogo è la città dei bruzi. E in rete? Il luogo da definire è quello che ospita il provider del server che utilizzo? La rete è una ragnatela senza ragno, è un non luogo», sostiene Spagnuolo. Che aggiunge: «Per dieci anni abbiamo vissuto querelle assurde sulle carte poste pay per l’individuazione del luogo del reato». Per quanto attiene il tempo, anche in questo caso il dato è assai incerto. «Vi sono tutta una serie di variabili complesse che rendono tutto difficilmente perseguibile. Questi tipi di reati ricevono un trattamento diverso, sono considerati a reati di serie B. Mi riferisco soprattutto a diffamazione e truffe». Il procuratore poi cita un caso, trattato dal suo ufficio. «Ho detto ai miei ragazzi di lavorare per capire se fosse stato possibile arrivare ad accertare la presenza di un’associazione per delinquere, l’abbiamo fatto grazie anche al supporto delle polizia postale di Cosenza». L’indagine condotta ha permesso di scoprire «un gruppo composto da 3-4 persone capace in due anni di operare una serie di truffe per importi esigui e non superiori ai 100 euro. Al termine dei due anni però i soggetti in questione avevano intascato 2 milioni di euro». Questo dimostra come questo tipo di reati siano assolutamente rilevanti.

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