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Il bisogno ossessivo di commentare: l’effetto Dunning-Kruger

Aristotele sosteneva: ‘L’ignorante afferma, il colto dubita, il saggio pensa!’ E che questa sia l’era dei liberi pensatori, convinti di essere conoscitori esperti di qualsiasi argomento e di dover…

Pubblicato il: 22/06/2022 – 13:36
di GIUSY RAFFAELE
Il bisogno ossessivo di commentare: l’effetto Dunning-Kruger

Aristotele sosteneva: ‘L’ignorante afferma, il colto dubita, il saggio pensa!’ E che questa sia l’era dei liberi pensatori, convinti di essere conoscitori esperti di qualsiasi argomento e di dover esternare sempre e comunque le loro opinioni, è abbastanza pacifico. E in questi casi sbandierare il principio della libertà d’espressione non c’entra assolutamente nulla. Secondo lo psicologo e neuroscienziato Dornetti, direttore del laboratorio di neuroscienze privato Neurovendita Lab, “Individui poco esperti in un determinato campo sopravvalutano le proprie abilità, finiscono con il ritenersi competenti e sono sinceramente convinti di saperne più della media. Questa irrazionale percezione di sé è alla base del bisogno compulsivo di commentare”. “La questione non ha nulla a che vedere con la libertà d’espressione” né con le polemiche sugli esperti presunti o reali da talk show, ma semmai con il fatto che “un gran numero di persone si senta effettivamente competente dei più disparati argomenti pur non essendolo”- aggiunge Dornetti che, in qualità di studioso di psicologia applicata al marketing commerciale, cerca di analizzare le motivazioni alla base di questo fenomeno.  Il dilagare dei liberi commentatori assume dei contorni preoccupanti in termini di ‘analfabetismo di pensiero’. E non solo, un risvolto pericoloso riguarda il silenzio (spesso rassegnato) di chi è oggettivamente esperto della materia ma non ha alcuna voglia di confrontarsi con l’interlocutore improvvisato del momento. La risposta, secondo il neuroscienziato, è che in psicologia questo effetto “si chiama Dunning-Kruger” in omaggio a due psicologi che hanno studiato specificamente questo fenomeno per rivelare che in sostanza quel che accade è esattamente questo: una sopravvalutazione delle proprie capacità che spinge alcuni soggetti a voler esprimere il proprio pensiero in modo compulsivo su qualsiasi argomento, anche se fuori dalla portata delle proprie competenze e senza avere gli strumenti per poterlo fare.  Fin qui la spiegazione psicologica e scientifica. Che il neuroscienziato analizza anche in questo modo: “Si genera così un effetto paradossale: persone con una ridotta esperienza in un’area hanno la sensazione di aver capito e commentano con toni e modalità che rivelano la convinzione di essere depositari del sapere. Persone molto competenti, con una forte esperienza in quello specifico settore ne abbracciano la complessità e comprendono che ogni giudizio merita approfondimenti ed è probabilistico. Questo approccio non si adatta alla sintesi richiesta dai tweet o dalle stories e quindi, le persone più competenti usano sui social in misura minore per commentare, mentre chi ha una conoscenza superficiale trova proprio nei social lo spazio perfetto per esprimersi. Questo determina uno squilibrio e un impoverimento dell’informazione corretta nello spazio, dove dati alla mano, si informa la maggior parte degli italiani adulti”. Analizza ancora Dornetti che le ragioni di questa distorsione della percezione in psicologia sono dovute essenzialmente a due fattori: “Da un lato aumenta l’autostima perché sentirsi competenti piace, anche quando non lo si è davvero. Dall’altro dipende dall’assenza di feedback. Gli esperti di un argomento hanno sostenuto contraddittori ed esami e questo ha significato ricevere feedback che li hanno indotti a migliorarsi, sviluppando così una maggiore consapevolezza di sé. Chi non studia (nel senso ampio del termine), non ha modo di confrontarsi e si fida della propria sapienza intuitiva, con il risultato che bastano le prime righe di Wikipedia per avere la sensazione di aver compreso anche temi complessi” pertanto l’effetto Dunning-Kruger – come volevasi dimostrare – “è potenziato nella nostra epoca ipertecnologica che offre un’ampia facilità di accesso all’informazione”. “Chi si sovrastima mostra un’attivazione cerebrale precoce, mentre chi si sottostima, chi ne sa davvero, attiva un’onda più tardiva” pertanto “il cervello di chi è esperto ha bisogno di più tempo per recuperare ricordi e informazioni” cosicché “a domanda diretta solo il 30% di sotto-estimatori, ovvero di quelle persone che attivavano il cervello in maniera lenta e che conoscevano in profondità il prodotto in questione, si rendevano disponibili a scrivere pubblicamente il loro parere sui social. Tra i sovra-estimatori, poco competenti, con un’attivazione cerebrale immediata, oltre l’80% era aperto a comunicare il proprio punto di vista”. Forse è proprio vero che il segno della vera saggezza risiede nel non sapere. I liberi pensatori se ne facciano una ragione!

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