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L’oasi dei cani «abusiva» e «senza autorizzazioni» a Lamezia Terme

Il caso della onlus “Mai da Soli” che ha dovuto abbattere alcuni box dopo i controlli. E si difendono: «Aspettavamo il nulla osta»

Pubblicato il: 26/06/2022 – 10:00
di Giorgio Curcio
L’oasi dei cani «abusiva» e «senza autorizzazioni» a Lamezia Terme

LAMEZIA TERME Un’oasi pensata per poter ospitare diverse decine di cani, una struttura immersa nella natura, al riparo dal traffico e dai rumori molesti della movida cittadina. Un’ idea vincente e convincente – almeno sulla carta – perché tra i sogni utopici alla realtà c’è di mezzo un lungo percorso costellato da ostacoli, ma soprattutto da una lunga serie di norme precise e di adempimenti specifici. Obblighi, insomma, dai quali non si può certo sfuggire per garantire il benessere degli animali e la loro cura costante, sia in una struttura pubblica sia privata.

L’oasi in località Trigna

Quello accaduto a Lamezia Terme ne è forse l’esempio plastico. Siamo nella ridente località Trigna, proprio alle spalle della zona aeroporto, a pochi metri dal fiume Amato, tra agriturismi e aziende agricole. E sì che in questa zona di natura e spazi verdi ce n’è in abbondanza, ma non mancano neanche abusivismo selvaggio e irregolarità, così come i controlli delle forze dell’ordine. Quelli, in questo caso, eseguiti dagli uomini del Comando dei Carabinieri Forestali di Lamezia Terme. Sono stati proprio loro, insieme alle guardie ecozoofile “Fare Ambiente”, ad aver effettuato una serie di controlli del territorio, nel corso dei quali sono emerse una lunga serie di problemi e criticità all’interno di un’oasi dedicata ai cani, gestita dalla onlus “Mai da Soli Odv”.

I controlli e gli abusi

Siamo agli inizi del settembre del 2021 e quello descritto dai Forestali e dalle guardie ecozoofile è uno scenario quanto meno preoccupante, tra presunte violazioni normative e abusivismo edilizio, ma che, almeno per gli agenti, avrebbe nascosto ben altro. A far scattare più di un campanello d’allarme sarebbero state soprattutto le presunte condizioni igienico-sanitarie precarie in cui sono stati ritrovati molti dei cani ospitati all’interno dell’oasi. Per i responsabili dell’oasi, contattati dal Corriere della Calabria, «i cani erano in ottime condizioni, ma come da abitudine e visto che siamo in Calabria, per evitare che qualcuno li avvelenasse, la notte venivano abitualmente chiusi nei box».  

Le ordinanze del Comune

Tutti elementi, insomma, di un quadro d’insieme tanto critici da spingere il Comune di Lamezia Terme e in particolare il settore Tecnico-Servizio Ambiente, ad emettere tre ordinanze: la prima, la n. 106 del 24 settembre 2021, per la rimozione «e lo smaltimento di rifiuti e/o pericolosi depositati in modo incontrollato e bonifica e ripristino del sito contaminato»; poi altre due, la n. 54 e la n. 55, del 23 marzo 2022 per la «demolizione di opere abusive» e il ripristino allo “stato dei luoghi” che riguardano «la struttura canina, compresi i box, privi di autorizzazione comunale, sanitaria e paesaggistica».

Le raccolte fondi

Un caso limite e che solo l’eventuale indagine della Procura di Lamezia Terme potrà definire. Nel frattempo i cani, circa 45, sarebbero stati tutti trasferiti in altre strutture con un costo che l’associazione sta cercando di sostenere attraverso una “campagna social”, costantemente in aggiornamento sui canali Facebook, tra i video della demolizione dei box abusivi, qualche “appunto” al lavoro svolto dai Forestali e una continua richiesta di denaro, attraverso donazioni PayPal e siti come “Teaming.net”. Fondi insomma fondamentali – dicono – per poter affrontare le spese della demolizione dei manufatti abusivi – come peraltro specifica pubblicamente su Facebook – ma che garantivano finora cibo ai poveri cani. Una sorta di cortocircuito che spingeva i cittadini più generosi e sensibili a donare soldi che, in realtà, venivano destinati ad un’attività che, alla luce dell’intervento delle forze dell’ordine, non poteva neanche essere svolta su un terreno con doppia tutela ambientale e senza permessi, e all’interno di manufatti ritenuti abusivi. E le donazioni, seppure esigue, continuano ad arrivare – pena i rimproveri a mezzo social.

canile trigna

«Non sapevamo fosse abusiva»

Si difendono come possono, dal canto loro, i membri dell’associazione guidata da Piera Gonzales, contattati dal Corriere della Calabria. «È chiaro che ci hanno segnalato, sono arrivati i controlli di domenica mattina alle 9 ma i nostri cani erano in regola» ci dice Margherita Franchi che al telefono si presenta come la segretaria della Onlus e spiega che «siamo stati intimati a farlo perché la casa è risultata abusiva per via di un vincolo paesaggistico, mentre i proprietari ci dicevano che non potevano abbattere i manufatti perché c’eravamo noi e quindi siamo stati costretti a portare via i cani».

La segretaria ci dice che non sapevano dell’abusivismo, ma al contempo spiega «aspettavamo il nulla osta per la sanatoria da parte del Comune e quindi siamo stati costretti a buttare tutto giù». E quando le chiediamo che fine facciano i fondi raccolti, spiega: «I soldi non li stampiamo la notte, ma gente pensa ad andare al mare». E poi accusa le associazioni del territorio: «Ci aspettavamo anche un po’ di collaborazione dagli altri volontari che in questi anni abbiamo aiutato, e invece non c’è stata, in cambio non abbiamo avuto niente». E per il futuro c’è l’idea di continuare con l’attività ma, spiegano, «stiamo ancora cercando un terreno perché quelli visti finora hanno anche loro i vincoli e non vogliamo trovarci in un’altra situazione simile». (redazione@corrierecal.it)

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