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Il colpaccio di Fiorita. Ma ora deve gestire l’“anatra zoppa”. Flop epocale del centrodestra

L’analisi delle Comunali: la vittoria del docente Unical dovuta alla forza del suo progetto civico e a qualche soccorso da destra. Pd e M5S scelgono l’uomo giusto ma sono ancora in affanno

Pubblicato il: 27/06/2022 – 6:52
di Antonio Cantisani
Il colpaccio di Fiorita. Ma ora deve gestire l’“anatra zoppa”. Flop epocale del centrodestra

CATANZARO “Colpaccio” Nicola Fiorita, che non ha la maggioranza in Consiglio comunale ma intanto diventa sindaco espugnando una “roccaforte” storicamente ostile quasi “malgrado” il centrosinistra, trainato dal progetto civico del neo primo cittadino, mentre il centrodestra, almeno il centrodestra tradizionale, registra un clamoroso flop, dagli effetti potenzialmente deflagranti. Le elezioni comunali di Catanzaro, con il ballottaggio che a furor di popolo (almeno quello che è andato a votare) ha designato sindaco il docente dell’Unical e leader di “Cambiavento” al suo secondo tentativo di conquistare il Comune capoluogo, consegnano questi dati politici per certi versi rivoluzionari, inediti per una piazza quale quella catanzarese che per ben 18 anni è stata governata dal centrodestra con l’uscente Sergio Abramo e che ora vive un cambiamento epocale. Quello che – si passi il gioco di parole – si salda al “Cambiavento” guidato da Fiorita, che supera in rimonta al secondo turno il competitor Valerio Donato e lo travolge essenzialmente grazie alla forza civica del suo schieramento, che fa da stampella anche al convalescente Pd e e al decadente Movimento 5 Stelle, e grazie al “soccorso” arrivato al secondo turno da aree di centrodestra in cerca di rivalsa (che è arrivata).

Un futuro travagliato per il centrodestra

È questo, in sintesi, il dato complessivo del voto delle Comunali di Catanzaro, un voto il cui esito è destinato ad avere, verosimilmente, importanti ripercussioni sia sullo scenario nazionale sia su quello territoriale, soprattutto sul fronte del centrodestra. Perché la sconfitta di Donato segna la fine di un’epoca e di un dominio incontrastato per quasi due decenni. La coalizione paga le divisioni che hanno impedito a febbraio l’intesa su un nome unitario espressione del centrodestra, portando gran parte delle forze di area a ripiegare su un candidato sindaco quale Donato proveniente dalla sinistra e dal Pd, e ora ha davanti un futuro molto nebuloso. Perché gli assetti e gli equilibri nel centrodestra sono completamente saltati e andranno ricostruiti sulle macerie di una sconfitta elettorale che a Roma probabilmente non sarà per nulla gradita, rappresentando un segnale negativo in vista delle Politiche. L’obiettivo dell’unità, raggiunta solo al secondo turno con l’endorsement di Fratelli d’Italia dopo la corsa in solitaria di Wanda Ferro al primo turno, è stato sì raggiunto al ballottaggio ma non è servito a evitare la “remuntada” di Fiorita, che ha rivelato una scarsa capacità di mobilitazione di alcuni big di centrodestra, alcuni dei quali peraltro evidentemente del tutto assenti dalla partita del ballotaggio, come dimostrerebbe il tracollo di Donato. In casa centrodestra si preannunciano settimane di profondo travaglio e di profonde tensioni, perché è fortissima la sensazione che una coalizione fin da subito unita avrebbe potuto rivincere a mani basse a Catanzaro, ma così non è stato.

BALLOTTAGGIO | L'abbraccio tra Fiorita e Antonello Talerico
BALLOTTAGGIO | L’abbraccio tra Fiorita e Antonello Talerico

In prospettiva, le quotazioni di alcuni “colonnelli” prevedibilmente scenderanno, e anche vertiginosamente, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti, come le Politiche 2023: sulla graticola potrebbero finire alcuni dei principali sponsor dell’appoggio a Donato e che oggi vanno sicuramente annoverati tra gli sconfitti, come il presidente del Consiglio regionale e plenipotenziario della Lega sul territorio Filippo Mancuso, azionista di maggioranza dello schieramento Donato, e il coordinatore regionale di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori. E qualche problemino potrebbe averlo anche la leader di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, che ha comunque già in cassaforte l’ottimo risultato “individuale” da candidata sindaco al primo turno anche se questo non è bastato a far vincere Donato al ballottaggio. In ogni caso, qualche “scossa” sugli assetti anche alla Regione non è assolutamente da escludere, nel campo del centrodestra. Sorride invece Antonello Talerico, che ha avuto ragione (e occhio lungo) nella scelta di sostenere esplicitamente Fiorita al secondo turno, e sorride anche e soprattutto Mimmo Tallini, l’ex leader azzurro che (come e più di Talerico) ha portato a termine una clamorosa vendetta contro Forza Italia e Mangiavalori tifando apertamente (e lavorando apertamente, dicono i “bene informati”) per Fiorita. Probabilmente gongola anche l’uscente Sergio Abramo, che da Donato ha ricevuto solo bordate (ricambiate, peraltro). Disco rosso e sconfitta bruciante, anzi disfatta, per lui, il candidato sindaco, Donato, che non è mai riuscito a scrollarsi di dosso le innegabili contraddizioni della sua corsa, lui ex Pd con il sostegno maggioritario del centrodestra e di leader civici non sempre affidabili e lineari nei loro movimenti politici ed elettorali. E francamente il disimpegno di alcuni alleati sembra aver raggiunto livelli siderali e devastanti per Donato, visto il divario tra lui e Fiorita nonostante il vantaggio numerico alla vigilia del ballottaggio: per Donato invece quasi un altro “disgiunto”, ancora più pesante di quello già massiccio subìto al primo turno

Lo scenario dell'”anatra zoppa”

Un po’ di cose comunque si potranno capire ai primi appuntamenti del neonato Consiglio comunale, perché in realtà le elezioni catanzaresi consegnano un dato da cui non si può prescindere: il rischio dell’ingovernabilità, perché Fiorita non ha la maggioranza dei consiglieri comunali, maggioranza andata alla coalizione di Donato. Ma sul punto il neo sindaco sicuramente attiverà tutte le necessarie contromisure (quota 16 in realtà non è lontana…), confidando anche – com’è comprensibile e persino giusto – sull’istinto di sopravvivenza degli eletti, pur essendo quella dell’”anatra zoppa” indubbiamente, una situazione inedita e soprattutto anomala e concreta. Intanto, comunque Fiorita è il nuovo sindaco, e lo è al secondo tentativo e dopo un’evoluzione politica e una crescita del suo bacino evidenti rispetto a cinque anni fa. Quello del docente Unical in realtà è un trionfo soprattutto personale, legato alla notevole performance del suo movimento civico “Cambiavento”, perché francamente l’apporto del resto del centrosinistra c’è stato ma non è stato decisivo ai fini del successo finale. Il Pd si aggira in città intorno a un 6% che rappresenta sicuramente un segnale di inversione di tendenza dopo gli ultimi negativi test elettorali ma che è ancora insufficiente per dare ai dem un ruolo baricentrico nella coalizione, anche se i democrat hanno avviato un’azione di rinnovamento e di ricostruzione che incomincia a dare i primi frutti, mentre è messo sicuramente peggio il M5S, incanalato in una caduta sempre più libera. Un merito però Pd e M5S ce l’hanno: quello di aver scelto di sostenere l’uomo giusto per vincere a Catanzaro, anche se non è un nome di loro diretta espressione. Al momento comunque il “campo largo” tanto agognato dal leader nazionale del Pd Enrico Letta è ancora un “campetto”, a Catanzaro, anche se ora il futuro del centrosinistra appare più roseo. Perché ora c’è un punto fermo da cui ripartire: Nicola Fiorita, il nuovo sindaco di Catanzaro. (redazione@corrierecal.it)

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