Ultimo aggiornamento alle 7:07
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 6 minuti
Cambia colore:
 

Rinascita Scott

Le previsioni (sbagliate) di Razionale su Mantella: «Tornerà indietro, se ne scapperà»

Il boss di San Gregorio era convinto che il pentito non avesse notizie su di lui: «A me non mi arrestano». La linea che collega tutta la ‘ndrangheta e gli incontri nell’agrumeto di Domenico Oppedisano

Pubblicato il: 28/06/2022 – 8:30
di Alessia Truzzolillo
Le previsioni (sbagliate) di Razionale su Mantella: «Tornerà indietro, se ne scapperà»

LAMEZIA TERME  Nel 2009 il Capo Crimine dell’intera organizzazione ‘ndranghetista era Domenico Oppedisano, di Rosarno che era stato investito del ruolo il 19 agosto 2009.
Prima di quella nomina, Oppedisano era Capo Società della Provincia di ‘ndrangheta. Prima di diventare Capo Crimine, Oppedisano riconosceva una forma di rispetto al boss di Rosarno che era Vincenzo Pesce. Infatti venivano condotti a salutare Vincenzo Pesce tutti i visitatori di un certo livello che andavano a trovare Oppedisano.
Nel corso dell’indagine denominata “Crimine”, racconta il colonnello Valerio Palmieri durante il maxi processo Rinascita-Scott, i carabinieri avevano piazzato delle telecamere che puntavano sull’agrumeto di Domenico Oppedisano per controllare chi andava e veniva dalla proprietà del boss. Erano stati piazzati anche dei microfoni per «captare i discorsi».
«… e lì – racconta il colonnello – abbiamo preso tutte le regole di ‘ndrangheta che ci ha fornito Domenico Oppedisano quando veniva interessato da chiunque per la risoluzione delle diverse problematiche, dalla sovrapposizione dei contrasti locali all’estero, dalla gestione degli appalti di Expo 2015, alle relazioni interne che c’erano, ai problemi che c’erano sulla città (di Vibo, ndr)».
Nel 2009 «per la prima volta dopo tantissimi anni, forse per la prima volta in assoluto», dice Palmieri, «la figura del capo Crimine si sposta dalla Ionica sulla Tirrenica nella figura di Domenico Oppedisano».

Gli incontri nell’agrumeto

Il nove ottobre 2009 i carabinieri registrano un incontro tra il Capo Crimine, fresco di nomina, Oppedisano ed esponenti della ‘ndrangheta di Vibo: Bartolomeo Arena (oggi collaboratore di giustizia) e Domenico Antonio Chiarella.
Dopo i convenevoli, baci e abbracci, i tre «fanno riferimento ad alcune incomprensioni scaturite con terze persone evidentemente nell’ambito di dinamiche di relazioni di ‘ndrangheta e a interessi economici e competenze territoriali».
A trovare il Capo Crimine vanno anche Rocco Zangrà e Domenico Gangemi che sono rispettivamente i rappresentanti del Piemonte e della Liguria.
Palmieri spiega che in quel periodo «per quanto riguarda il Piemonte e la Liguria non c’era un capo della Liguria o un capo del Piemonte, i due soggetti che hanno interloquito col Capo Crimine all’epoca erano due soggetti che si ponevano come rappresentanti, cioè a nome di, cioè non sono andati tutti i capi locali o società del Piemonte o della Liguria per parlare, per partecipare alla cosa, ma sono andati solo questi due rappresentanti». D’altronde lo dice lo stesso Gangemi: «Sono venuto qui e non ci possiamo venire tutti, perché se no…», intendo anche il fatto che c’era la preoccupazione di essere monitorati.
Gangemi ancora di più spiega: «Noi lì amministriamo per voi qua». Emerge, dunque, forte il rapporto diretto dei locali impiantati al Nord con il Capo Crimine e con la terra d’origine.

Il “concetto di linea” nella ‘ndrangheta

Il collaboratore di giustizia Franco Pino parla di “concetto di linea”, ovvero «lo stretto legame e la considerazione che hanno i soggetti della struttura di ‘ndrangheta che opera su Vibo Valentia proprio in relazione a queste articolazioni di ‘ndrangheta». Un esempio banale è «l’interessamento di tutta l’articolazione territoriale per il ricovero di un esponente della famiglia Bellocco», racconta Palmieri.
A questo punto il pm Antonio De Bernardo chiede al teste: «Se lei dovesse ricostruire una linea che da Vibo arriva fino a Polsi sulla base di quelle risultanze che sta citando cosa potrebbe riferire?»
Secondo Palmieri, a occupare posizioni di vertice nella Struttura di ‘ndrangheta sono stati diversi esponenti della famiglia Mancuso. Nell’ordine il colonnello elenca «Giuseppe Mancuso prima, Luigi Mancuso, poi Giuseppe Mancuso “Mbrogghia”, poi sicuramente Pantaleone Mancuso “Scarpuni”, poi l’ultimo Luigi Mancuso nell’attività nel tempo più attuale».

L’avvertimento al ragazzo reggino: «Stai attento»

Nel 2016 viene registrata una conversazione tra Gregorio Niglia, detto “Lollo” –  esponente della ‘ndrina di Briatico, appartenente al locale di Zungri – e Giuseppe Pititto (classe ’75), un soggetto che proviene da Laureana di Borrello. I due parlano di una questione privata, cioè del fatto che Pititto «è intervenuto su una ragazza che veniva disturbata e avrebbe minacciato una persona, il ragazzo che le dava fastidio». Ora, secondo quanto ricostruiscono le indagini, Giuseppe Pititto «è un soggetto vicino alle regole di ‘ndrangheta, lui è stato arrestato nell’operazione “Lex” della Dda di Reggio Calabria, quindi un soggetto che sa come si deve comportare», dice Palmieri. Ora, questo ragazzo viene avvertito da Lollo Niglia «di stare attento».
Nella conversazione vengono tirati fuori i nomi di Salvatore che si ritiene essere Salvatore Morelli (soggetto emergente del locale di Vibo Valentia), Paolino Lo Bianco, figlio del boss Carmelo Lo Bianco. I due si preoccupano che sulla vicenda possa intervenire Andrea Mantella che a gennaio 2016 non era ancora collaboratore di giustizia e sarebbe stato scarcerato di lì a qualche mese. Mantella era a capo del gruppo che si era scisso dai Lo Bianco-Barba. 

Razionale su Mantella: «Tornerà indietro, se ne scapperà»

Andrea Mantella si pente a maggio 2016. La notizia desta grande preoccupazione tra le ‘ndrine del Vibonese. Tra le intercettazioni più interessanti dopo la collaborazione di Mantella vi è quella tra Domenico “Mommo” Macrì, considerato il successore di Mantella all’interno del gruppo vibonese e il boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale.
Per descrivere Saverio Razionele basti prendere la definizione che ne fa Daniele Pulitano (accusato di concorso esterno per avere favorito la criminalità di San Gregorio e di Pizzo): «Quello che prima stava sotto i Fiarè, adesso lui è una potenza».
A un certo punto della conversazione con Mommo Macrì Razionale dice: «Per quanto riguarda Andrea non posso fare niente».
Macrì risponde: «No, per adesso per il momento…».
Razionale: «Non c’è niente, fanno sti quattro processi».
Macrì: «A voi vi arrestano».
Ma Razionale ribatte: «A me non mi arrestano, non si può inventare niente».
Macrì gli chiede: «Li avete pagati tutti voi?», riferendosi a una serie di omicidi.
«Si può scervellare lui», gli risponde Razionale il quale è convinto che «Sono fatti talmente vecchi che lui può averli appresi solamente quando era giovane e quindi ha il valore che ha».
«Con Andrea può parlare dell’81, ’80, ’85 – dice sempre Razionale – quanti anni aveva lui, sei anni – sette anni, per me lo sminchiano a Andrea».
La previsione di Razionale su Mantella è che «sostanzialmente – dice – alla fine torna indietro, se ne scapperà da dov’e`, tutti quanti così faranno».
Non è andata esattamente così. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x