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Emergenza sanità, la nuova ondata Covid rischia di fermare screening e interventi

Con il numero dei ricoveri risalito a livelli allarmanti, le prestazioni per le altre urgenze possono crollare. Ecco perché serve prevenire

Pubblicato il: 06/07/2022 – 6:59
Emergenza sanità, la nuova ondata Covid rischia di fermare screening e interventi

CATANZARO La Calabria è in piena ondata Covid, l’ennesima. Superano quota 46mila i casi attivi, con quasi un positivo a tampone su tre. Ad oggi, inoltre, sono otto i posti di terapia intensiva occupati negli ospedali calabresi e 242 i ricoverati nei reparti. Questi numeri indicano che l’infezione è ormai endemica nel territorio regionale, che il virus circola a velocità elevatissima e finora sembra meno pericoloso che nei due anni dell’emergenza sanitaria. 
Tuttavia, i dati non devono trarre in inganno. Con proprio decreto dello scorso 25 febbraio, il commissario Roberto Occhiuto aveva approvato il Piano regionale di recupero, nell’anno in corso, delle prestazioni sanitarie non erogate a causa del Covid. Per la Calabria, le risorse statali al riguardo disponibili sono pari a 15.718.900 euro. 
Rispetto al 2019, nel 2020 in Calabria si sono registrati -10.566 ricoveri chirurgici e –23.665 ricoveri medici. Nel Programma operativo regionale di riduzione delle liste d’attesa, si legge che l’«analisi dei volumi delle aziende del Ssr, nel periodo 2019-2020, per gli interventi chirurgici per tumore maligno mostra una riduzione media dei volumi intorno al 5,2%, con un valore massimo riscontrato negli interventi per tumore della colecisti pari a 41% e un valore minimo del 2% negli interventi di colon». 
Ancora, nello stesso documento è fotografata la situazione degli screening. «A livello regionale – è riportato – per lo screening mammografico, in base ai dati analizzati, nel 2020 si è registrata una riduzione di oltre 9.000 inviti rispetto al 2019, pari al 42%, mentre il numero di persone esaminate in meno è risultato di 6.167, con una flessione del 64% rispetto all’anno precedente». 
Per lo screening cervicale, invece, nel 2020 «si è osservata una riduzione di 36.623 di inviti rispetto all’anno precedente, pari ad una riduzione percentuale del 55%». In proposito, il «numero di persone esaminate in meno rispetto al 2019 è complessivamente di 11.392 unità, pari ad una riduzione del 65%». 
In quanto allo screening colorettale, si è invece avuta «una riduzione, nel corso del 2020, di 22.420 di inviti rispetto all’anno precedente, pari al 68%». Nello specifico, precisa il Programma operativo in questione, in tutto sono «11.392 le persone che hanno eseguito il test di screening nel 2020 in meno rispetto al 2019, con una riduzione del 81%». 
Per quanto riguarda le prestazioni di specialistica ambulatoriale, riassume la Regione Calabria, l’analisi del flusso informativo «evidenzia che la riduzione delle prestazioni registrata nel 2020 è pari a circa il 14% del totale». Nel merito, la «pressione della pandemia sulle strutture pubbliche ha fatto registrare un incremento del 17% delle prestazioni erogate dalle strutture private nel 2020». 
L’obiettivo della programmazione, chiarisce il documento regionale, è «colmare il gap assistenziale», ivi indicato, «per le tre categorie di prestazioni individuate a maggiore priorità», cioè «ricoveri chirurgici programmati, prestazioni afferenti alle campagne di screening oncologico, prestazioni ambulatoriali» (prime visite e visite di controllo, chirurgia ambulatoriale, prestazioni monitorate dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, esigenze regionali). Secondo le stime del Programma operativo, in Calabria le prestazioni da recuperare sono: 7.570 negli ospedali, 142.069 screening oncologici e 2.789.686 relative alla specialistica ambulatoriale.
Nello stesso programma sono definite le classi priorità in fatto di ricoveri: A), «con ricovero entro 30 giorni per i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti o, comunque, da recare grave pregiudizio alla prognosi»; B), con «ricovero entro 60 giorni per i casi clinici che presentano intenso dolore o gravi disfunzioni o grave disabilità ma che non manifestano la tendenza ad aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti»; C, con «ricovero entro 180 giorni per i casi clinici che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilita e non manifestano tendenza ad aggravarsi», D), con «ricovero senza attesa massima definita per i casi clinici che non presentano alcun dolore, disfunzione o disabilita, da effettuarsi «almeno entro 12 mesi». 
La nuova ondata Covid comporterà senz’altro un rallentamento, da non sottovalutare, nel recupero delle prestazioni non erogate a causa del nuovo coronavirus. Anche per questo, oltre che per motivi di prevenzione, sarebbe opportuno promuovere efficaci misure di contenimento del contagio, possibilmente in tempi rapidi. (redazione@corrierecal.it)

La rubrica Corriere Suem va in una pausa per due settimane.
Tornerà online mercoledì 27 luglio.

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