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Le quattro stagioni di “Armonie d’Arte Festival”: il 22 luglio al via la XXII edizione con Servillo

La kermesse si quadruplicherà e, alla programmazione estiva, si aggiungeranno una stagione autunnale, una invernale e una primaverile

Pubblicato il: 16/07/2022 – 18:21
Le quattro stagioni di “Armonie d’Arte Festival”: il 22 luglio al via la XXII edizione con Servillo

CATANZARO La XXII edizione di Armonie d’Arte Festival è quasi ai nastri di partenza e, in attesa, del primo imperdibile weekend di eventi, il direttore artistico, Chiara Giordano, anticipa delle importanti novità.
«Come è stato già annunciato – precisa Giordano – il Festival, mantenendo sempre l’epicentro nel suo “luogo del cuore” che è il Parco archeologico di Scolacium a Borgia, allargherà il suo sguardo e si candida ad essere il Festival internazionale della Calabria centrale, coniugando luoghi e territori per comunanze storiche, monumentali o di vocazione, creando una sorta di “Terre di Armonie d’Arte”. Ma non finisce qui.
Il Festival si quadruplicherà e alla programmazione estiva, che resta comunque l’asset principale, si aggiungerà una stagione autunnale, invernale e una primaverile: tutte insieme comporranno “Le quattro stagioni di Armonie d’Arte”, dense di contenuti in linea con il nostro tempo e con il patrimonio del territorio».
Intanto, tutta l’attenzione è per lo strepitoso inizio, il 22 luglio, con una produzione di Armonie d’Arte, in prima assoluta, “Raimondo, Vaniloquio non vano”, un melologo inedito dello scrittore e critico letterario Silvo Perrella, musiche originali del compositore Vincenzo Palermo, con la voce recitante di Toni Servillo e la partecipazione di Alfio Antico con i suoi tamburi siciliani.
Ad accompagnare, la solista al flauto Maya Palermo e il coro femminile Ensemble Sententie Sonantes diretto da Alexandra Rudakova.
Un lavoro ispirato dalla figura alta, controversa ma fascinosa, di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, ricordato per la “sua” eccezionale Cappella con il Cristo velato a Napoli, e simbolo di pensiero libero, laterale, non omologato, non di propaganda, assetato di innovazione.
«Con Raimondo – afferma Silvio Perrella – ho dato voce ai pensieri più intimi di un uomo geniale e complesso. L’ho trasformato in un inventore della propria psiche, prestandogli una lingua serpentina e sonante, fatta di ascese e discese. Ho accompagnato Raimondo, il principe di Sansevero, a decifrare e inventare alfabeti, facendo con lui un rito della conoscenza, dove quel che più conta è l’accettazione della propria insondabile solitudine».
«In questo mio nuovo lavoro – evidenzia Vincenzo Palermo – per interfacciarmi al fluido e visionario testo di Silvio Perrella, ho voluto ispirarmi a due grandi figure del passato, Palestrina e Leonardo Vinci, i cui temi si intrecciano con la mia musica in una costante rielaborazione in chiave moderna. Leonardo Vinci, nato a Strongoli, un piccolo comune a nord di Catanzaro, e formatosi a Napoli, ad un anno del termine dei suoi studi fu nominato nel 1719 “maestro di cappella” del principe Sansevero Paolo De Sangro, dando così lezioni di musica al di lui figlio Raimondo, incidendo direttamente sulla sua formazione. Nella musica di Leonardo si ritrova tutta la melodiosità tipica della scuola napoletana sintetizzata in quelle “pratiche” tecniche che l’hanno resa celebre per la qualità e la copiosa produzione. Il celeberrimo tema che ho scelto, tratto da un’opera di Vinci, ne rappresenta degnamente questa sintesi avendo allo stesso tempo una forte connotazione con la musica del luogo. Palestrina, poi, è un fulgido esempio di quel concetto di bellezza inteso come verità e poetica dell’equilibrio, non solo come base della costruzione polifonica rinascimentale ma come base di tutti i saperi. La sete di acquisizione di questi saperi caratterizza il lavoro degli illuministi del ‘700 e Raimondo De Sangro, in questo senso, ne incarna alla perfezione lo spirito».
Alla musica si aggiungerà una sorta di contrappunto ritmico di Alfio Antico, musicista potente ed eclettico, che i tamburi li crea e li suona, e che saluta il pubblico di Armonie d’Arte Festival con questi versi: «Sciuscia ventu. Arrusbigghia li radichi funnuti di sta terra».

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