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Magna Grecia Film Festival, vince “Una Femmina” di Costabile

A conclusione della 19ª edizione, tra gli altri premi assegnati, a Lina Siciliano la miglior attrice ed a Gabriele Mainetti il miglior regista

Pubblicato il: 08/08/2022 – 11:13
Magna Grecia Film Festival, vince “Una Femmina” di Costabile

CATANZARO È “Una Femmina”, diretto da Francesco Costabile, il miglior film a conclusione della diciannovesima edizione del Magna Graecia Film Festival, ideata e diretta da Gianvito Casadonte, i cui riconoscimenti sono stati assegnati a Catanzaro. All’esordiente Lina Siciliano, protagonista della pellicola ambientata in Calabria e definita come «una storia di cronaca trasportata sullo schermo attraverso le potenzialità immaginifiche del cinema», la giuria, composta da Pietro Marcello (presidente), Michele Alhaique, Giuseppe Zeno, Maria Sole Tognazzi e Barbara Chichiarelli, ha assegnato il premio per la migliore attrice. Migliore regia a Gabriele Mainetti per Freaks Out che ha anche condiviso il riconoscimento alla migliore sceneggiatura con Nicola Guaglianone. Lo stesso Guaglianone ha dedicato il premio a tutti gli studenti di cinema invitandoli a continuare nella loro passione: «Non demordete, continuate, il cinema è un lavoro sicuro perché raccontare storie non ti farà mai invecchiare».
Per le opere prime e seconde di lungometraggi internazionali, la giuria presieduta dal regista John Landis e formata dallo stilista Domenico Vacca e da Nadia Tereszkiewic, protagonista del prossimo film di Francois Ozon, ha premiato Princess of the row, di Van Maximilian Carlson come miglior film riconoscendo una menzione speciale all’attrice Seidi Haarla, protagonista di Scompartimento N.6 di Juho Kuosmanen. Per le opere prime e seconde di documentari, giudicate da una giuria composta da Agostino Ferrente (presidente), Roberto Perpignani e Serena Gramizzi, premiati con un ex aequo Rue Garibaldi, diretto da Federico Francioni e Non sono mai tornata indietro, di Silvana Costa.
Riconoscimenti durante le serate del Magna Graecia sono stati assegnati a Richard Gere, John Landis, Stefania Sandrelli, Marco Tullio Giordana, Ricky Tognazzi, Marco Leonardi, Manuel Agnelli, Michael Radford, Jeremy Piven, Ludovica Francesconi, Sara Lazzaro, Zahi Hawass.

Spazio anche ai libri, con l’attore e sceneggiatore Marco Bonini e la musica protagonista con le esibizioni de Il Volo, Malika Ayane, Giulia Penna e Noè. L’informazione è stata protagonista con i premi a Paolo Petrecca e Leonardo Metalli.
La cerimonia di premiazione è stata anticipata dai ringraziamenti del direttore Gianvito Casadonte a sponsor e partners che hanno sostenuto la manifestazione e dall’intervento del sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita: «Ringrazio di cuore Gianvito perché ha fatto diventare per una settimana Catanzaro il centro del mediterraneo. Questo è il risultato di un lavoro costante, tenace, determinato».

John Landis: «Sono un grande sostenitore del Mgff»

«Sono un grande sostenitore dei Festival come il Mgff, che danno la possibilità anche di portare film che in Calabria magari non arriverebbero. Non solo sono belli e umani, ma non inquinano, Viva i festival!». Sono le parole che un gigante del cinema come John Landis ha pronunciato sul palco dell’arena porto di Catanzaro per l’ultima serata della kermesse che ha regalato nove giorni di grandi eventi, proiezioni e masterclass d’eccezione. La chiacchierata del celebre regista con la giornalista Silvia Bizio – che ha preceduto la cerimonia finale di premiazione – ha rivelato qualche curioso aneddoto sulla genesi della pellicola cult “The Blues Brothers” proiettata a fine serata in occasione dei 40 anni dalla scomparsa di John Belushi. «Un film che parte dalla musica – ha raccontato Landis – ci sono Aretha Franklin, James Brown, Ray Charles, Cab Calloway e tutti gli altri che John Belushi e Dan Aykroyd misero insieme. Il grande merito del film è l’aver rilanciato una musica all’epoca in declino. John e Danny sfruttarono la celebrità ottenuta con il Saturday Night Live per restituirla al rhythm and blues». E anche per lanciare i RayBan. «Se vuoi costruire un personaggio iconico lo devi riconoscere dalla Silhouette – ha continuato Landis -, quegli occhiali di fatto introvabili, i Rayban, non si trovavano più sul mercato e l’azienda non ne faceva più. Abbiamo girato tutto il Paese per trovarne 29 paia e girare il film”. E ancora una battuta sulla magia della sala: “I film che andrebbero sempre visti al cinema o in uno spazio come questo, in cui c’è un buon sonoro e soprattutto tanta gente. Perché il cinema è emozione, e le emozioni che il cinema crea sono contagiose». Il Mgff ha reso omaggio anche alla moglie del regista, Deborah Nadoolman Landis, grande costumista che ha ricevuto la colonna d’oro alla carriera: “Mi sento estremamente umile a ricevere un premio – ha commentato – per i costumi in un paese che ha dato al mondo i più grandi costumisti in assoluto».

A margine è stata consegnata una colonna d’oro a Roberto Perpignani che «ha saputo elevare il montaggio a vera e propria arte, segnando profondamente la storia del cinema». Il Premio Vittorio De Seta, organizzato dall’omonima associazione, in collaborazione con il Clorofilla Film Festival e il Magna Graecia Film Festival, è stato invece consegnato a “Burden Child” di Tommaso Cotronei. A regalare un momento musicale chitarra e voce sono stati prima Pago e, nel finale, la madrina Beatrice Grannò con l’arrivederci al prossimo anno e alla ventesima edizione. 

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