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lo stallo

Catanzaro, il presidente del Consiglio comunale dopo Ferragosto: una “conta” sul filo del rasoio

Il 17 la la quarta seduta “utile” ma non c’è accordo né dialogo. I fioritiani confidano nell’ok a Bosco ma i margini restano stretti

Pubblicato il: 10/08/2022 – 6:55
Catanzaro, il presidente del Consiglio comunale dopo Ferragosto: una “conta” sul filo del rasoio

CATANZARO Una “conta”, sul filo del rasoio. Com’era nelle previsioni e com’era ampiamente annunciato, si terrà dopo Ferragosto – mercoledì 17 agosto, per la precisione – la quarta seduta del Consiglio comunale di Catanzaro dopo le prime tre “fumate nere”. Sembra al momento insuperabile lo stallo determinato dalla doppia “anatra zoppa”: quella classicamente intesa, rappresentata da un sindaco, nella fattispecie Nicola Fiorita, di minoranza ma anche quella politica di maggioranza di opposizione che però è a sua volta divisa e ha già perso dei pezzi. «Non c’è alcun dialogo in atto, nemmeno si parlano tra di loro», sostengono i bene informati. È in effetti muro contro muro: da un lato la coalizione del sindaco Fiorita che è attestata su uno dei leader di Cambiavento, Gianmichele Bosco, dall’altra l’area del suo competitor al ballottaggio, Valerio Donato, che intende portare alla prova dell’aula il nome di Eugenio Riccio, vicinissimo al presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, della Lega, e consigliere “veterano” (è Riccio che sta infatti presiedendo le sedute finora).
Sulla carta la coalizione di Donato, e Riccio, avrebbe i numeri, ma nei fatti i numeri non ci sono: nell’ultimo Consiglio comunale tre componenti di questo schieramento infatti non si sono allineati alla decisione del resto dei colleghi di banco di lasciare l’aula, e ora sono considerati i “responsabili” (nell’accezione positiva) o i “voltagabbana” (nell’accezione negativa) che potrebbero puntellare Bosco. Secondo quanto trapela da fonti interne alla coalizione di Fiorita, si confida comunque sul fatto che Bosco possa sfangarla, nel fatidico Consiglio comunale del 17 agosto, arrivando a toccare la quota sufficiente a essere eletto, 17 voti, e forse anche a superarla almeno di un voto, e superare così la soglia “psicologica” del numero di 18 consiglieri sui complessivi 33 che potrebbe garantire una maggiore governabilità dell’aula, allo stato invece ingovernabile. Ma i margini, com’è evidente, sono molto stretti e il rischio di un’altra “fumata nera” è tutt’altro che scongiurato, e non si esclude dunque un totale azzeramento delle ipotesi in campo e l’emergere di candidati di superamento. Ma sarebbe davvero un film ancora più brutto di quello finora andato in onda. (c. a.)

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