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Il caso

‘Ndrangheta, coi “soldi sporchi” nel Torinese si continua ad aprire negozi e locali

Il modus operandi della criminalità «che porta via i clienti alla parte sana» costretta a indebitarsi ed a rivolgersi agli «amici degli amici»

Pubblicato il: 05/09/2022 – 7:45
‘Ndrangheta, coi “soldi sporchi” nel Torinese si continua ad aprire negozi e locali

CHIVASSO Nel Torinese la ‘ndrangheta continua a colpire «ogni settore dell’economia» ed a «fare affari d’oro» anche in tempi di crisi, «arricchendosi alle spalle dei cittadini onesti».
A Chivasso, comune di poco meno di 30mila abitanti, la criminalità organizzata «è – secondo il quotidiano on line Prima Chivasso – storicamente la ’ndrangheta, che mai come ora ha alzato la testa continuando ad illuminare insegne dove gli altri le spengono».
«Anche in città – riferisce un articolo – i soliti noti hanno continuato ad aprire bar, pizzerie, negozi, officine, centri estetici e centri massaggi, mettendo dietro al bancone personaggi senza una storia e senza un euro (o addirittura pieni di debiti): sulla carta sono i titolari, in pratica sono prestanome senza alcuna possibilità di movimento. Queste realtà “imprenditoriali” sono in realtà delle semplici “lavatrici”, che generando un reddito lecito ripuliscono capitali dalla dubbia provenienza. E così, accade che il prezzo dei loro prodotti sia l’ultimo dei problemi: dovendo semplicemente riciclare capitali, possono vendere pizza alla metà dei loro concorrenti, caffè a meno di un euro (mentre c’è chi pensa a portarlo a un euro e mezzo), o proporre qualsiasi servizio sottocosto».
Il quotidiano scende nel particolare e racconta il modus operandi. «Questo modo di fare assolutamente scellerato porta via clienti alla parte sana del commercio che vede diminuire ancora i suoi sempre più ridotti guadagni. Dopo aver dato fondo ai propri risparmi, questi negozianti devono necessariamente rivolgersi alle banche, e quando anche queste chiudono i rubinetti non possono far altro, nel disperato tentativo di non fallire, che rivolgersi agli “amici degli amici”. Anche gli usurai, però, non sono più quelli di una volta. Sono eleganti, imprenditori di successo, che mettono sul piatto decine di migliaia di euro, promettendo zero interessi e facendo firmare anche fogli che lo mettono ben in chiaro. Poi, però, iniziano le richieste di “anticipare” qualche rata del prestito, richieste sempre più pressanti fino a quando l’imprenditore si rende conto di aver restituito cinquanta mila euro dopo averne presi dieci. A questo punto, seguendo il solito e collaudato copione, la “vittima” ha due possibilità: o continuare a pagare sotto minaccia o cedere la propria attività al prezzo (stracciato) fissato dalla controparte».
A Chivasso – racconta ancora il giornale del Torinese – «negli ultimi tempi si sono anche registrati passaggi di mano di realtà storiche, a volte dopo un breve periodo di chiusura, affidate a perfetti sconosciuti come a ragazzi e ragazze, spesso in note difficoltà economiche, che fino al giorno prima facevano tutt’altro».

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