«Mi hanno salvato la vita», Francesca torna all’ospedale di Cosenza. La battaglia vinta contro l’encefalopatia autoimmune
I genitori della 12enne di Spezzano della Sila: «Non si curano solo pazienti, si sostengono delle famiglie. Grazie ai medici che hanno deciso di rimanere in Calabria»
COSENZA Il sorriso di Francesca è contagioso, la 12enne originaria di Spezzano della Sila raggiunge la biblioteca dell’ospedale Annunziata di Cosenza per salutare medici e infermieri che l’hanno aiutata a combattere una malattia silenziosa, che in poche ore aveva cancellato ogni speranza. Ad accoglierla anche i sindaci di Spezzano della Sila e Casali del Manco, Salvatore Monaco e Francesca Pisani.


L’inizio di un incubo
E’ il 29 marzo 2026 quando Francesca avverte i primi sintomi, sono la mamma e il papà della piccola – Maria Cucio e Diego De Marco – a riportare indietro la memoria a quelle drammatiche ore. «Nostra figlia presentava una paresi della parte destra del corpo, non riusciva a parlare. Siamo corsi in pronto soccorso e devo ammettere che il personale medico e infermieristico dell’ospedale di Cosenza è stato straordinario sin dai primi istanti». Gli esami radiologici, la Tac, escludono lesioni di natura neoplastica e ci si interroga sulla presenza e sulle cause dell’edema cerebrale che nel corso di 36 ore farà precipitare la situazione. «La pressione endocranica aveva spostato l’asse del cervello di quasi un centimetro, ci dissero che avevamo due ore di tempo per decidere se sottoporla ad un intervento salvavita. Una craniectomia». Non solo la paura di perdere una figlia, ma anche la responsabilità di una decisione difficile. «Devo sottolineare la bravura del dottore Andrea Bruni – direttore del reparto di Terapia Intensiva dell’Ao di Cosenza – e di tutti coloro che hanno lavorato per salvare la vita di Francesca». Il post intervento concede qualche ora di tregua, il pericolo non è scampato e la diagnosi riconduce alla presenza di una condizione autoimmunitaria che convince i medici a proporre una terapia ad ampio spettro. «Il prelievo del liquor è stato sottoposto all’attenzione di centri importanti e specializzati, tutti hanno restituito un esito negativo». I medici dell’ospedale di Cosenza, «al buio, sono riusciti a comprendere quali potessero essere le giuste cure, ma ancora oggi non abbiamo certezze sulle cause scatentanti della encefalopatia autoimmune».
Il ritorno alla vita
Francesca entra a marzo in ospedale e abbandona l’Annunziata a maggio. Due mesi trascorsi in reparto, uno vissuto da paziente in coma. Poi segue il trasferimento al Policlinico Gemelli di Roma per l’intervento di ricostruzione della calotta cranica. «Oggi sta benissimo, c’è un recupero straordinario frutto anche del periodo in cui è stata in degenza a Cosenza, grazie al supporto dei fisioterapisti è tornata a condurre una vita normale».
«Oggi sono qui per partecipare ad una festa – racconta Francesca al Corriere della Calabria – quella mia e dei medici e inferieri che mi hanno curata. Mi hanno salvato la vita. Vivo le stesse passioni di prima, però sono più felice. Gli amici e la famiglia mi hanno riempita di affetto e questo mi ha fatto sentire molto meglio».
La buona sanità
Diego De Marco, papà di Francesca, si sofferma sulle cure e l’attenzione rivolta al delicatissimo caso della piccola Francesca. «Vorrei sottolineare la straordinaria preparazione da parte dei tanti medici che hanno deciso di restare in Calabria per dare il loro contributo ad una sanità migliore. Ho avuto modo di apprezzare una sinergia tra i reparti che sono stati interessati al caso di Francesca partendo chiaramente da Rianimazione, guidato dal professore Bruni, ma non dimentico l’apporto dei reparti di Neurochirurgia, Pediatria, Radiologia. Non si curano solo pazienti, si sostengono delle famiglie: questa è una cosa straordinaria. Il mio non è un messaggio di speranza, ma di certezza: posso testimoniare la presenza di una buona sanità, forse è anche merito del giusto connubio con l’Università della Calabria che porta quel valore aggiunto alla sanità locale e calabrese. La speranza è di non lasciar andare via le tantissime professionalità che sono figlie di questo territorio, perché i calabresi lo meritano, questa terra lo merita».
«Oggi raccontiamo una bella pagina di sanità – commenta il dottore Bruni – abbiamo dimostrato a tutti che anche in Calabria esiste la sanità di eccellenza e si possono curare anche patologie difficili. Ho conosciuto questa famiglia dotata di una straordinaria, è nostro dovere curare in modo adeguato i pazienti, essere cordiali e vicini ai loro bisogni». (f.benincasa@corrierecal.it)
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