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l’inchiesta

I posti di lavoro nella raccolta rifiuti e il sindacalista a disposizione della ‘ndrangheta a Cosenza

Gli impieghi di due membri del “gruppo D’Ambrosio” al centro delle telefonate con il dirigente della Fit-Cisl Campolongo. «Rispondeva alle disposizioni» del clan

Pubblicato il: 19/09/2022 – 7:25
di Pablo Petrasso
I posti di lavoro nella raccolta rifiuti e il sindacalista a disposizione della ‘ndrangheta a Cosenza

COSENZA L’assunzione di Massimo Bertoldi – considerato dalla Dda di Catanzaro uno dei membri del gruppo D’Ambrosio, tassello nel mosaico dei clan confederati di Cosenza – in “E-log” sarebbe avvenuta «grazie all’intermediazione di Gianluca Campolongo, il quale ha dato, dunque, prova di rispondere alle disposizioni impartite da Massimo D’Ambrosio». Gianluca Campolongo è un dirigente sindacale della Federazione italiana trasporti Fit-Cisl. Finito agli arresti domiciliari nel giorno del blitz “Reset” per un presunto caso di estorsione, il suo nome viene ricollegato dai magistrati antimafia a due tentativi – il primo dei quali sarebbe riuscito – di garantire posti di lavoro ad altrettanti uomini del clan in imprese attive nel settore dei rifiuti.

La Dda: in passato due interdittive antimafia per “E-Log”

La prima delle due aziende è la “E-Log srl”, sede legale a Corigliano Rossano e appalti «per la raccolta dei rifiuti solidi urbani nei Comuni di Acri, Fuscaldo, Fiumefreddo Bruzio, Longobardi, Mandatoriccio, Mirto Crosia, Cropalati, Cariati, Calopezzati e Caloveto». La ditta, appuntano i pm antimafia nella richiesta di misure cautelari, «è stata già destinataria di interdittiva antimafia emanata il 21 gennaio 2019 dalla Prefettura di Cosenza», per via dei rapporti di frequentazione tra uno dei familiari del proprietario e Vincenzo Santoro («che ha tenuto a battesimo il figlio»). Santoro avrebbe come «organizzazione criminale di riferimento» la cosca Farao-Marincola di Cirò, locale di ‘ndrangheta che ha nel gruppo operante nel comune di Cariati un immediato riferimento nella provincia di Cosenza». La società – sono sempre osservazioni contenute nella richiesta vergata dai pubblici ministeri – «è già stata destinataria di una misura interdittiva antimafia nell’anno 2016, sulla base di accertamenti che avevano consentito di ricostruire come un uomo di fiducia del clan Forastefano avesse assunto il ruolo di assoluto protagonista, per conto dell’impresa, con riferimento alla gestione dell’appalto per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani nel territorio di Castrovillari».

L’interessamento del sindacalista per l’assunzione in “E-Log” per Bertoldi

Gianluca Campolongo

Questo il contesto societario descritto negli atti. Che puntano, poi, sull’«attività svolta da Massimo D’Ambrosio nei riguardi di Gianluca Campolongo affinché quest’ultimo si adoperasse per far assumere il sodale Massimo Bertoldi alle dipendenze dell’azienda di raccolta rifiuti». Le conversazioni intercettate, secondo l’accusa, avrebbero reso «possibile accertare come Campolongo, in forza del suo ruolo di dirigente in seno al sindacato Fit-Cisl di Cosenza, si fosse attivato» per aprire le porte all’uomo del gruppo D’Ambrosio nella ditta. In particolare, nel luglio 2018, sarebbe avvenuto un incontro tra Bertoldi, D’Ambrosio e Campolongo nella sede legale della “E-Log” a Rossano. Le parole pronunciate da D’Ambrosio al telefono il successivo 21 agosto sarebbero ancora più esplicite: «A te ti deve fare solo l’assunzione definitivo». In un colloquio captato nel settembre del 2019 tra Bertoldi e Ivan Montualdista, altro uomo del “gruppo”, gli investigatori ritengono di apprendere «chiaramente come Bertoldi fosse stato assunto presso la “E-log” a seguito dell’intercessione di Gianluca Campolongo: “E sta cercando di temporeggiare per trovare qualche altra cosa! … a me, mi ha mandato alla E-Log e mi ha mandato a sfregio”, riferendo tuttavia di avere interrotto il suo impiego per problemi stipendiali».
«Anche in questa occasione – sottolineano i pubblici ministeri – Montualdista dice che Campolongo sta provvedendo a trovargli un posto di lavoro: “Mi ha garantito una cosa… siccome adesso lui lo passeranno come segretario regionale. Diciannove, venti e ventuno e… con lui a Reggio… facendo questa cosa qua, ha detto che comunque in un ufficio me lo procura, direttamente… mò (ora) ci sono… ha detto che ancora niente… poi se si libera… incomprensibile… di nuovo”». Dai riscontri effettuati, risulta alla Dda di Catanzaro che in effetti, «Massimo Bertoldi fosse stato assunto presso la ditta “E-Log srl” per il periodo che va dal 18.6.2018 al 30.11.2018, come risulta dalla visura Inps relativa alla posizione lavorativa». Assunzione che sarebbe «avvenuta grazie all’intermediazione di Gianluca Campolongo, il quale ha dato, dunque, prova di rispondere alle disposizioni impartite da Massimo D’Ambrosio».

Il tentativo (non riuscito) di impiegare Montualdista. «Lo posso prendere come sindacato»

Campolongo si sarebbe dato da fare per «procurare un’occupazione lavorativa anche a Ivan Montualdista», sempre con la regia di Massimo D’Ambrosio, fratello di Adolfo, “capo” del gruppo in quel momento incarcerato. Di nuovo, il tentativo avviene in una ditta che opera nel settore dei rifiuti, la Calabra Maceri e Servizi. Questa volta, però, il tentativo non riesce. Ma, per i magistrati, «si mette in evidenza la complicità di Campolongo, il quale mostra una disponibilità incondizionata a far fronte ai dettami imposti da Massimo D’Ambrosio». In una delle conversazioni riportate, è lo stesso Montualdista a raccontare il progetto. Al suo interlocutore dice che dovrebbe essere «impiegato per i servizi di raccolta dei rifiuti nel Comune di Aprigliano. Da quanto emerso, Montualdista riferisce di avere ottenuto il posto di lavoro (circostanza che poi, in realtà, non si materializzerà, ndr) con il favore dell’ex “presidente della Cisl”». Il 29 novembre 2019 viene captata una telefonata tra Massimo D’Ambrosio e lo stesso Campolongo. E il sindacalista, è riportato nella richiesta di applicazione di misure cautelari, «dichiara che avrebbe fatto assumere quest’ultimo (cioè Ivan Montualdista, ndr) con un contratto di collaborazione presso il sindacato e che, tuttavia, vi erano delle difficoltà in ragione del fatto che dalla carta d’identità di Montualdista, risultava come lo stesso svolgesse l’attività di imprenditore». (p.petrasso@corrierecal.it)

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