Ultimo aggiornamento alle 13:34
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

i verbali

La genesi dell’alleanza tra ‘ndrangheta e Corleonesi. «Gli emissari di Badalamenti uccisi da sicari in Calabria»

Il supporto chiesto dai palermitani ai clan calabresi e il “no” delle cosche. Il patto tra Piromalli, De Stefano e Mancuso e la “scelta” a favore di Riina e Provenzano. Il pentito Bruzzese racconta…

Pubblicato il: 10/10/2022 – 7:09
di Pablo Petrasso
La genesi dell’alleanza tra ‘ndrangheta e Corleonesi. «Gli emissari di Badalamenti uccisi da sicari in Calabria»

REGGIO CALABRIA Uno dei passaggi dell’interrogatorio di Girolamo Bruzzese finito agli atti del processo ‘Ndrangheta stragista viene considerato dagli investigatori della Dia «di portata storico-criminale incommensurabile». Bruzzese, oltre ad aver riferito di un incontro all’interno di un agrumeto nelle Piana di Gioia Tauro al quale avrebbero partecipato Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, racconta ciò che sa sulla guerra di mafia a Palermo negli anni 80 e sulle conseguenze di quello scontro per gli equilibri tra clan in Calabria.

La richiesta di aiuto di Badalamenti alla ‘ndrangheta

Bruzzese spiega che lo scontro tra le famiglie mafiose palermitane Badalamenti-Inzerillo-Bontade e quelle di Corleone Riina-Provenzano nascerebbe «perché questi ultimi non accettavano più la politica di Craxi e Andreotti di contrapposizione agli Stati Uniti». In questa guerra, spiega il pentito, «le famiglie palermitane chiesero intervento a loro favore e contro i corleonesi ai De Stefano di Reggio Calabria. Fu Paolo De Stefano a portare la richiesta a tutte le famiglie ‘ndranghetistiche a lui formulata da tre emissari provenienti dalla Sicilia, uno dei quali era il nipote di Tano Badalamenti». Secondo Bruzzese, «a ricevere la richiesta di Paolo De Stefano c’era anche Nino Gangemi», u’ signurinu, figura descritta dai collaboratori di giustizia come una delle menti pensanti della ‘ndrangheta, tessitore di alleanze e strategia. Gangemi avrebbe sconsigliato De Stefano dal chiudere l’alleanza; «rappresentò che – sono parole tratte dal verbale di Bruzzese – in caso di vittoria dei Corleonesi, avrebbero esposto a serio pericolo tutti gli affiliati ‘ndranghetisti presenti nelle varie carceri e quindi desistette dal fornire appoggio ai palermitani».

«L’alleanza delle cosche calabresi decise di schierarsi con Riina»

«L’alleanza delle cosche calabresi decise di schierarsi con Riina»

A quel punto «l’alleanza delle cosche calabresi decise di schierarsi con Riina sia per tutelare i propri carcerati da possibili ritorsioni, sia perché condivideva la necessità di un mutamento a livello di politica nazionale, soprattutto ispirato da Gelli e Piromalli», secondo un legame ipotizzato da diversi pentiti i cui verbali sono confluiti nel processo in corso a Reggio Calabria.
Il romanzo criminale di Bruzzese si arricchisce di particolari pulp che gli sarebbero stati riferiti dal padre: «Mi raccontò che due degli emissari siciliani vennero uccisi da sicari corleonesi giunti appositamente, caricati nel cofano di un’Alfetta e trasportati altrove (in Sicilia), non vennero sepolti nella Piana di Gioia Tauro. Mio padre era presente quando gli emissari siciliani riconobbero i sicari corleonesi e mi disse che uno dei due, a qual punto, prima di essere ammazzato si rivolse a Peppe Piromalli e, dopo aver pronunciato la frase “Compare Peppe, voi pure uomo siete”, gli sputò in faccia, senza che il Piromalli si scomponesse».
Di quella scelta di campo, Piromalli avrebbe reso «partecipi anche i Mancuso e i Pesce, nonché le famiglie della Jonica, perché certe decisioni vanno prese di comune accordo tra tutti i capi della ‘ndrangheta, che comunque è una sola entità».

Gli interessi economici della ‘ndrangheta unitaria

L’alleanza ‘ndranghetista, così, sceglie i Corleonesi saldando un rapporto che si riproporrà – è l’ipotesi della Dda di Reggio Calabria, supportata da una sentenza di primo grado – alla vigilia della stagione delle stragi. Di quella compagine criminale unitaria fanno parte «anche i Mancuso»; il «progetto» ruota «intorno ai cospicui interessi economici che le cosche che ho citato avevano in comune e, tra questi, vi erano quelli legati allo sfruttamento della cava di Limbadi, iniziativa nella quale tutte le cosche avevano messo una loro quota, maturando il diritto a una parte degli introiti».

La sentenza del maxi processo: «Badalamenti voleva l’appoggio dei calabresi»

Fin qui le parole di Bruzzese sui legami tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta. Seguono i riscontri della Dia, che parono da una delle sentenze del maxi processo di Palermo. Questo uno dei passaggi chiave: «Gaetano Badalamenti voleva a qualunque costo tentare di riprendere in mano la situazione (…) dicendo che sperava di ottenere l’appoggio della mafia calabrese (…), e come risulta da alcune telefonate intercettate di prossimi congiunti del detto Badalamenti, in cui si parla dell’invio in Sicilia di una squadra per compiere eclatanti uccisioni di avversari».
Il contesto temporale, per gli investigatori, è il 1982. Nel settembre di quell’anno si registra l’eliminazione di Antonio e Benedetto Buscetta, atto che trasforma lo scontro tra le fazioni di Cosa Nostra in guerra aperta. La riunione chiesta dai palermitani per chiedere aiuto ai calabresi si situerebbe invece tra il 15 maggio e il 10 novembre, periodo in cui Nino Gangemi, Giuseppe Piromalli e Paolo De Stefano «si trovavano non detenuti».

La Dia in cerca di riscontri sugli emissari scomparsi al tempo della guerra di mafia

C’è un altro aspetto evidenziato nell’informativa depositata al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo per cercare riscontro all’ipotetica scomparsa degli emissari inviati in Calabria da Badalamenti. «Nel periodo d’interesse all’eliminazione di quegli emissari (e che si stima possa essere allargato, quantomeno, ai due mesi successivi all’evento), sono presenti alcune scomparse di soggetti che collimano con gli interessi investigativi, anche in relazione alla coincidente scomparsa nel medesimo intervallo temporale». Gli inquirenti, precisano poi che «in quel contesto di belligeranza (analogamente a quanto avvenuto a Reggio Calabria nel corso delle due guerre di mafia), non vi fosse una sorta di “anagrafe criminale” dei partiti contrapposti, cosicché diverse di quelle morti, cruente o presunte, non sarebbero mai state formalmente ascritte alla contesa della guerra di mafia palermitana». Segue un elenco di oltre 40 persone «uccise o scomparse nella zona di Palermo nel periodi di interesse». Altri approfondimenti sono stati avviati dal centro Dia di Palermo per ricostruire un quadro d’insieme più dettagliato di quelle scomparse e incrociare con la circostanza descritta dal pentito. (p.petrasso@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x