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i narcos di gioia tauro

«Qui mancano 5mila euro». Nelle chat criptate le mazzette di denaro per i portuali infedeli – FOTO

Gli scatti con i soldi in bella vista e le lamentele degli operatori. «Qui la pila è sempre la stessa». Un giro da 7,5 milioni per sei carichi di cocaina

Pubblicato il: 13/10/2022 – 7:00
di Pablo Petrasso
«Qui mancano 5mila euro». Nelle chat criptate le mazzette di denaro per i portuali infedeli – FOTO

REGGIO CALABRIA «Sto mandando un mess a Satana che mancano soldi. Nel pacco da 20 ce ne sono 15, mo’ vedo gli altri». A dialogare con “Satana” (l’alias di Rosario Bonifazio, uno dei presunti portuali infedeli di Gioia Tauro al servizio dei narcos) è il collega Nazareno Valente, altro membro della squadra chiamata a esfiltrare la cocaina nascosta all’interno dei container arrivati a bordo delle navi cargo. “Satana” è uno dei coordinatori delle attività, Valente uno degli ingranaggi di un meccanismo ben oliato, che l’inchiesta della Dda di Reggio Calabria ha scardinato nei giorni scorsi.
Sono, al solito, le chat su Sky ECC a tracciare la strada investigativa. Grazie ai software installati nei telefono degli indagati, magistrati e uomini delle forze dell’ordine riescono a monitorare messaggi con chiari riferimenti al denaro in arrivo («no, per la pila… se fanno sti conti e dividono…») e, addirittura, foto in cui le mazzette vengono disposte su un tavolo, con tanto di esternazioni per i soldi mancanti. Il 26 dicembre 2020 Valente lamenta un ammanco di 5mila euro rispetto alla quota che gli spetterebbe. È il giorno del messaggio inviato a “Satana” e corredato da «una fotografia estremamente esplicativa, in cui era possibile – appunta il gip distrettuale – osservare mazzette di denaro contante». Sul tavolo mucchi di soldi contanti e due contenitori con l’indicazione “30.000”. Seconda immagine captata dal trojan: i mucchi aumentano e Valente commenta: «Mancano 5mila. Ora ho finito nei due pacchi 30 erano giusti, in quella da 20 mancavano 5mila (…) Non c’è da sapere, i conti sono conti. Già ni daru na miseria, in più 5mila euro in meno. Chi facimu, jocamu?».

Pacchi di soldi e lamentele. «La pila è sempre la stessa»

Pacchi di soldi e lamentele. «La pila è sempre la stessa»

Questa frase è la spia di un sentimento diffuso tra i portuali infedeli che non si ritengono adeguatamente ricompensati per i “lavori”. Alcuni di essi, per evitare incomprensioni propongono che, al termine dei lavori, il carico esfiltrato venga pesato per avere un dato certo su cui calcolare la somma spettante a ciascuno. È ancora Valente a spiegare la proposta: «Allora la situazione, io ieri sera ho speso mezza parola con Tamara. Se facciamo i lavori è giusto innanzitutto che il materiale si conta o si pesa così non ci saranno incomprensioni né da una parte né dall’altra». La proposta, però, non convince Salvatore Bagnoli, altro portuale nel “sistema”. Per lui comunque «i committenti non avrebbero pagato quanto dovuto». «Il fatto è che la pila è sempre la stessa, non fanno miracoli. Pure che la contiamo non ci danno la parte giusta, quindi secondo me è inutile». Anche in un sistema che macina milioni di euro gli operai si sentono l’ultima ruota del carro. I pacchi di soldi girano, i portuali infedeli continuano a registrare ammanchi di denaro e le foto delle mazzette girano nelle chat che dovrebbero essere criptate ma sono confluite nei faldoni dell’inchiesta. «A me manca una busta con 3mila», spiega Girolamo Fazari. «A me di quelli aperti mancano 200 euro. Sono 8.800, gli altri li conto dopo che ho da fare». Segue nuova foto con commento: «La decima manca sempre (…). Io ho 48.800».

Un giro da 7,5 milioni di euro per sei carichi di coca

Un giro da 7,5 milioni di euro per sei carichi di coca

Foto e chat intercettate danno agli inquirenti la «certezza della corresponsione agli indagati di somme di denaro che, di elevato importo (sul punto, soccorrono certamente i riferimenti dichiarativi e, ancor di più, le foto assolutamente esplicativi delle elargizioni di somme di ragguardevole entità) venivano suddivise per l’opera prestata e assegnate in ragione di percentuali calcolate sulla base del quantitativo esfiltrato». In sei episodi documentati nel corso delle indagini, i magistrati antimafia calcolano profitti, suddivisi in varia misura tra i membri delle squadre al servizio dei narcos, per un totale di quasi 7,5 milioni di euro. Nulla a che vedere con lo stipendio base di un portuale, nonostante gli ammanchi. (p.petrasso@corrierecal.it)

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