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l’editoriale

«Una tragedia che si sarebbe potuta evitare»

«Le periferie urbane abbandonate e non presidiate lasciano pericolosi vuoti, occupati dal degrado ambientale, dal disagio sociale e dall’abusivismo. Finiscono nella mani della criminalità organizz…

Pubblicato il: 27/10/2022 – 8:52
di Paola Militano
«Una tragedia che si sarebbe potuta evitare»

«Le periferie urbane abbandonate e non presidiate lasciano pericolosi vuoti, occupati dal degrado ambientale, dal disagio sociale e dall’abusivismo. Finiscono nella mani della criminalità organizzata e diventano luoghi di spaccio, prostituzione e ricettazione e, persino, teatro di faide tra bande di zingari. Ed è proprio tra queste pieghe di marginalità, insicurezza, disperazione e povertà che si consuma la tragedia immane della famiglia Corasoniti, costata la vita ai tre giovanissimi Saverio, 22 anni (affetto da autismo), Aldo Pio di 14 e Mattia Carlo di 12 anni (QUI), la cui condizione familiare – nonostante le tante denunce e richieste d’aiuto – finisce ora nel fascicolo della procura che indaga per omicidio e disastro colposo. Tutto questo mentre i sopravvissuti: Vitaliano Corasoniti, Rita Mazzei ed i figli Antonello, di 16 anni e Zaira Maria di 10 anni – gravemente ustionati dall’inferno che si è scatenato al quinto piano della palazzina popolare in via Caduti 16, a Catanzaro – lottano per rimanere in vita. Un dramma nel dramma che dovrebbe, se non altro, scuotere le coscienze addormentate e vincere l’indifferenza di istituzioni urbane, dimostratesi nei fatti, incapaci di governare i territori e dei tanti che hanno usato, negli anni, i quartieri popolari di Catanzaro come argomento di discussione nelle campagne elettorali, salvo poi scordarsi di dare un seguito, seppure piccolo, dei programmi di rigenerazione urbana, di riqualificazione e di sicurezza, urlati ad ogni piè sospinto.
Ma anche una tragedia annunciata e, per molti aspetti, identica a quella accaduta nel 2017, in uno stabile di Corso Telesio nel centro storico di Cosenza (QUI) dove morirono tre persone intrappolate in casa dalle fiamme – che deve far riflettere tutti, sindaci e governo regionale, sulla necessità di interventi mirati a contrastare l’abbandono e l’isolamento dei quartieri periferici dove il disagio economico è più evidente, dove vivono famiglie vulnerabili, dove i ragazzi spesso sono fuori da percorsi di studio, di formazione e dal mondo del lavoro.
E non basterà certo risanare gli edifici, creare spazi comuni e migliorare i trasporti per rendere vivibile un limbo di disagio posto ai margini della città e della società. Servono strategie di inclusione, di lotta alle occupazioni abusive, di coordinamento delle forze di polizia. Serve un supplemento di responsabilità da parte di tutti, Chiesa compresa. Così come per le “bidonvilles” calabresi popolate dai rom, prima tra tutte quella di Scordovillo, a Lamezia Terme: un campo segregato e segregante, difficile da raggiungere anche per le associazioni che garantiscono loro un supporto.
Ma ora è tempo di silenzio, di rispetto per il dramma che ha colpito una comunità ancora attonita e, se credenti, di preghiere. Il resto è inutile».(paola.militano@corrierecal.it)

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