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la tragedia di catanzaro

La nonna delle vittime del rogo: «I rom si sono gettati nelle fiamme per salvarli» – VIDEO

Ai funerali di Saverio, Aldo e Mattia Corasoniti il duro intervento di Maria Spina. «Se i pompieri fosse arrivati in orario, non li avrei visti qui oggi»

Pubblicato il: 28/10/2022 – 17:39
La nonna delle vittime del rogo: «I rom si sono gettati nelle fiamme per salvarli» – VIDEO

CATANZARO «La famiglia di mio figlio era un grappolo d’amore. In tutti i sensi, un miracolo d’amore». A parlare in un silenzio religioso è Maria Spina, la mamma di Vitaliano Corasoniti, il papà delle tre vittime del rogo della loro casa a Catanzaro. «Era una squadra – racconta durante l’omelia la donna – ogni fratellino aveva il proprio compito: chi apparecchiava, chi sparecchiava, chi aiutava la mamma. E poi un grande amore verso il fratello Saverio». Ed a questo proposito la nonna racconta le attenzioni che riservavano a quel fratello più fragile.
«Avevano creato nella casa una piccola palestra – aggiunge a questo proposito nel suo doloroso racconto – giochi, computer. Quando mio figlio Vitaliano diceva di uscire loro rispondevano: “no papà, giochiamo con Saverio”». Per questo ripete con fermezza la nonna «erano bambini pieni, pieni d’amore». Passando poi ai ricordi più dolci: «Quando andavo a casa loro, mi aspettavano e già dalla sera prima avevano comprato delle formine per fare biscotti a cui mancavano solo la “base” della nonna. E mi chiedeva Aldo “nonna quanta farina occorre per fare la pastafrolla?”». Ed ancora un altro scorcio di vita vissuta: «A Saverio si ruppe un uovo, e gli dissi “amore non fa nulla, abbiamo tante altre uova”».
«Quando andavo a casa – spiega ancora la nonna – gli brillava tutto».
Ricordando il figlio la mamma usa il passato: «Era un papà speciale, dico era perché purtroppo le sue condizioni sono non gravi, ma gravissime». Così come comunica la donna le condizioni delle altri tre feriti di quella maledetta notte: la nuora Rita così come quelle del 14enne Antonello e della piccola Zaira. «Sta combattendo – spiega la nonna –. È piena di tubi che le stanno portando un’infezione anche ai polmoni. Ha delle sacche di sangue per le trasfusioni ed in questo momento è in sala operatoria perché non si sente più un braccio. Stanno cercando di poterla ricostruire. Perderà un occhio, non si sa», aggiunge nel drammatico racconto la nonna. Poi un interrogativo che suona come atto di denuncia: «Mio figlio è una persona perbene dedicava tutta la sua vita alla famiglia. Così come mia nuora Rita. Non avevano una vita sociale, ma non perché avessero paura del quartiere dove abitavano, ma perché si dedicavano al figlio Saverio».
Poi un’altra denuncia, ancora più pesante, accompagnata ai ringraziamenti alla comunità rom: «C’è stata la telefonata dai vigili del fuoco da un piccolo rom per chiedere aiuto, quella notte, e gli hanno chiuso il telefono. Poi il papà del piccolo ha telefonato e per dare l’allarme è scesa una rom in indumenti intimi. I rom si sono precipitati a rompere vetri, portare materassi, cercare di aprire la porta. I miei tre angeli, se i vigili fosse arrivati in orario, non li avrei visti qui oggi. Per cui quando vediamo un rom non voltiamoci dall’altra parte, loro si sono buttati nell’inferno per tentare di salvare sette persone». 
«Le speranze di rivederli vivi – continua la nonna delle vittime – sono poche, ma se succederà io dovrò abbracciare il bimbo rom, quel signore e la donna che è scesa quasi nuda. Io spero che questi tre angeli diano la forza al loro papà». Che – qui il tono della voce si alza – «era un ragazzo pulito».  
Poi ancora un ricordo di Saverio: «Mio nipote era autistico ma mi insegnava tante cose, davanti a lui mi sentivo piccolina. Mi correggeva, sapeva tutte le date di nascita. Se mio figlio tornerà continuerà a fare la sua battaglia per chi non ha voce, e questa volta combatteremo insieme. È sempre stato generoso lo chiamavano “Angelo” Vitaliano. E in tutte le richieste di aiuto non ha mai messo prima Saverio, ma tutti gli autistici».

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