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Il processo

Raganello, i sopravvissuti raccontano il terrore di quelle ore. «Abbiamo intravisto delle persone trasportate dall’ondata»

Escussi alcuni testimoni che hanno assistito al dramma consumatosi nelle gole in cui il 20 agosto 2018 hanno perso la vita dieci persone

Pubblicato il: 12/11/2022 – 13:44
Raganello, i sopravvissuti raccontano il terrore di quelle ore. «Abbiamo intravisto delle persone trasportate dall’ondata»

CASTROVILLARI Una narrazione di quel tragico 20 agosto densa di emozione che fa rivivere la paura di quelle ore. Sono stati questi gli stati d’animo dei primi sopravvissuti alla tragedia consumatasi nel torrente Raganello nel 2018, che ha spazzato via dieci vite, il cui processo è in corso nel tribunale di Castrovillari.
Racconti di quei primi minuti infernali, nei quali un gruppo di persone si è salvato salendo su un grosso masso nelle vicinanze del “Ponte del diavolo” ed emersi durante l’udienza che si è svolta nell’aula del tribunale di Castrovillari.
Saverio Guarascio racconta di trovarsi nel torrente con la moglie ed altre persone che non conosceva. «Ho sentito un forte boato ed ho visto il torrente ingrossarsi; a quel punto ho iniziato a gridare invitando le persone a salire su un grosso masso. L’acqua saliva ed abbiamo allertato i soccorsi. In quell’ondata – racconta – abbiamo intravisto anche delle persone».
«Siamo arrivati a Civita intorno alle 13 – raccontano a seguire i coniugi Oliva, Omar e Loredana Parrotto, ascoltati separatamente, giunti in paese con un’altra famiglia per un totale di dieci persone che non scesero nelle gole – e ci siamo recati nell’ufficio in piazza a chiedere informazioni. Con una navetta abbiamo poi raggiunto l’area pic-nic dove siamo rimasti per un’ora. Abbiamo visto scendere verso le gole un gruppo di escursionisti tutti con il caschetto rosso. Nel gruppo uno solo lo indossava di colore diverso, ho immaginato fosse la guida».
La signora Parrotto riferisce di aver chiesto alla guida «se pioverà. Mi è stato risposto con un “spero di no”. Intorno alle 15 eravamo vicini al masso per scattare delle foto e ad un certo punto abbiamo ascoltato qualcuno che gridava invitando a salire. E siamo risaliti. Dopo qualche minuto abbiamo visto passare una massa d’acqua con delle persone con i caschi».
L’udienza di ieri si è conclusa con la testimonianza di Cinzia Scura, moglie di Gianfranco Fumarola, uno delle dieci vittime di quel tragico giorno.
«Siamo entrati nell’Ufficio per chiedere informazioni, eravamo io, mio marito, i tre figli e una nipote, ma ci hanno risposto in modo superficiale. Il tempo era nuvoloso e c’era un forte vento – racconta Cinzia Scura rispondendo alle domande degli avvocati – ed ho chiesto se fosse il caso di scendere nelle gole. Mi hanno tranquillizzata e nessuno ci ha prospettato che potessero essere rei rischi. A quel punto mio marito, due figli e mia nipote sono scesi nelle gole per l’escursione. Io ho evitato perché con me c’era un altro figlio che all’epoca aveva quattro anni».
Tutte le persone ascoltate hanno riferito di non aver notato cartellonistica nelle vicinanze delle gole. La prossima udienza è stata fissata per il 24 febbraio 2023. (lu.la.)

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