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In libreria “Registro Sconnesso”, una rivista calabrese per discutere dei problemi della scuola senza filtri

Il direttore Claudio Dionesalvi guida una squadra di romantici e “agguerriti” docenti

Pubblicato il: 20/11/2022 – 10:36
In libreria “Registro Sconnesso”, una rivista calabrese per discutere dei problemi della scuola senza filtri

COSENZA Da pochi giorni in tutte le librerie italiane è in vendita una rivista semestrale sulla scuola. Realizzata da chi sui banchi e in mezzo agli studenti di ogni fascia d’età vive ogni giorno, la rivista si chiama “Registro Sconnesso” e, dopo una iniziale pubblicazione avvenuta nel 2020 grazie alla Cooperativa Sociale “Dignità del Lavoro”, da un anno viene stampata e diffusa da “Le Pecore Nere”, una casa editrice indipendente trasnazionale con doppia sede: a Rosario, in Argentina, e a Cosenza, in Calabria. L’idea è nata nella fase iniziale – e quindi più complicata – della pandemia, quando un gruppo di insegnanti, capitanati da Andrea Bevacqua, ha pensato che fosse giusto realizzare un prodotto in grado di mettere a nudo i molteplici stravolgimenti che la scuola italiana stava affrontando. Da lì in avanti, grazie alla sensibilità dell’editrice Maria Pina Iannuzzi, la rivista si è posta l’obiettivo di continuare a mettere su carta tutte le difficoltà vissute quotidianamente dai docenti spesso in totale solitudine e senza un adeguato e competente appoggio da parte delle istituzioni.
Il direttore della testata è Claudio Dionesalvi che, oltre a essere un insegnante di Lettere nelle scuole secondarie di primo grado, è un mediattivista, nonché giornalista del “Manifesto”. Accanto a lui una “agguerrita” e romantica squadra di docenti-redattori che prestano servizio in più regioni. Ogni numero (finora ne sono usciti due) parte da un tema sul quale si sviscerano le storie e gli interventi di addetti ai lavori, poeti, giornalisti e scrittori. Un tentativo, questo, nato dal basso col chiaro intento di provare a smuovere le coscienze e i fili di un sistema scolastico che, col passare degli anni, si è trasformato sempre di più in una macchina burocratica priva di anima e per niente capace di produrre, in prospettiva, una crescita collettiva della società.

Sempre più spesso, infatti, i docenti e i dirigenti più insofferenti, si trovano a combattere contro numeri e calcoli asettici di stampo aziendalistico che tolgono alla scuola e ai ragazzi, veri e unici protagonisti della storia, l’attenzione che meriterebbero.
Pochi giorni fa, all’interno della libreria “Juna” di Cosenza, è stato presentato il secondo numero della rivista dal tema “Linguaggi” (il primo numero si chiamava “La Cura”).
Nel corso di una presentazione molto participata, si sono alternati gli interventi, alcuni dei quali piuttosto accesi, di numerosi insegnanti e genitori, a testimonianza del fatto che oggi più che mai il tema della comunicazione verbale e non verbale e dei suoi cambiamenti all’interno degli istituti scolastici, non va assolutamente trascurato.
A proposito di linguaggi in tutte le loro forme, Claudio Dionesalvi, nel suo articolo di questo numero dal titolo “Parole alla moviola”, prendendo spunto dal dibattito pubblico dei mesi scorsi sull’abbigliamento degli studenti definito da alcuni “da discoteca”, scrive che in effetti “le scuole, negli ultimi anni, un po’ discoteche lo sono diventate, e non perché lo abbiano voluto gli studenti. A produrre il brand sono state le “riforme” aziendalistiche dall’alto. Inoltre, il dovere onorare ossequiosi il “genius loci”, sempre valido nei templi o in edifici deputati alle fedi religiose, applicato ai luoghi laici riverbera antichi oscurantismi. E quando è coniugato al presente riflette la morale ipocrita borghese, secondo la quale bisogna sempre curare i formalismi delle gerarchie, mentre la sostanza dei rapporti umani conta poco o niente”.
Insomma, una lodevole iniziativa tutta calabrese che merita di essere sostenuta. (f. v.)

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