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«Il Pd verso l’autodistruzione se non si rifonda»

Purtroppo dobbiamo constatare che neanche in uno dei momenti storico-politici più difficili del partito si riesce a cambiare vecchi metodi che da sempre hanno rappresentato il male atavico e che h…

Pubblicato il: 21/11/2022 – 11:11
di Gruppo autosospesi Pd Chiaravalle
«Il Pd  verso l’autodistruzione se non si rifonda»

Purtroppo dobbiamo constatare che neanche in uno dei momenti storico-politici più difficili del partito si riesce a cambiare vecchi metodi che da sempre hanno rappresentato il male atavico e che hanno fatto allontanare iscritti, simpatizzanti, elettori e riducendo in fine il consenso ai minimi termini. Tutela di piccoli gruppi di potere localistici a discapito delle regole fondamentali di questo partito ossia la democrazia interna e la libertà di opinione e di espressione. Un modus operandi che nel tempo ha voluto imporre la regola del con me o contro di me. Potentati che comunque perdono e continuano a perdere da più di 15 anni con sconfitte dure e devastanti e con il solo scopo di curare il proprio orticello con l’aiuto di qualche “sottoposto” che si accontenta di raccogliere le briciole o di avere un pennacchio insignificante. Tutto a discapito di chi ha uno sguardo più ampio che guarda ad aprire le porte del partito al fine di avviare un vero processo di rigenerazione. Un processo di cambiamento che oggi più che mai non può essere procrastinato. Questo è un partito destinato all’autodistruzione se non riesce ad aprirsi ad un concetto democratico di rifondazione. Noi abbiamo provato con un documento politico ad accendere un faro su quanto sta accadendo alla nostra base, per capire quali sono le motivazioni profonde che allontanano sempre di più le persone. Purtroppo però i segnali che arrivano non sono dei più rassicuranti, anzi. Dal nazionale, l’assemblea certifica come ormai appartenenza, storia, militanza non siano nel partito più valori fondamentali. Basta un attimo e si cambiano statuti, basta un attimo e si cambiano le regole per celebrare congressi. A tutti i livelli i metodi non cambiano. E non importa a nessuno se questo a cascata fa disinnamorare la base. L’importante è freddamente la realizzazione di piani ben definiti e indirizzati dai pochi. Altro che il partito della base. Chiaravalle purtroppo ne è l’esempio. Sta vivendo in questi giorni un altro momento tra i più brutti e dequalificanti degli ultimi anni. Tanti iscritti e militanti si autosospendono manifestando tutto il loro malessere e invece di ascoltare si pensa alla convocazione di un congresso con la partecipazione di una sola delle due anime che formano il partito nel nostro paese. Della serie “ci piace vincere facile”. Non vogliamo partecipare ad una buffonata, simile più ad una lotta tra avvoltoi che cercano di spolpare l’ultimo pezzo di cadavere, che all’inizio di un percorso nuovo e inclusivo.  Affermiamo questo perché davvero non ci rendiamo conto di come ancora in queste ore si parli di congresso a Chiaravalle. Lo diciamo con grande senso di responsabilità, lo diciamo dalla posizione di chi per mesi, quando c’erano le condizioni, ha chiesto la celebrazione di un congresso che rimettesse al centro la politica. Oggi magicamente dopo 11 mesi il congresso diventa possibile proprio dopo l’autosospensione di oltre 90 iscritti. Lo diciamo anche a seguito di un incontro arrivato solo nella tarda mattinata di ieri nella sede del partito a Lamezia durante il quale abbiamo proposto come gruppo al segretario di federazione di far partire da Chiaravalle una vera fase costituente. Aprire il partito a chiunque voglia partecipare alla sua rigenerazione, a chiunque voglia portare con se solo ed esclusivamente interessi collettivi e non personali. Individuare assieme una figura chiaravallese di profilo, di spessore che possa guidare questo processo e consentire finalmente al partito di riprendersi il ruolo centrale nella politica chiaravallese. Un partito che grazie ad una figura super partes possa tornare ad occuparsi di problemi seri quelli delle famiglie, dei lavoratori, dei giovani, dei più fragili. Questa proposta è indirizzata a far riflettere. Il problema non era e non è il fatto puramente numerico, essere uno in più o uno in meno in quanto questo non è più utile al partito. Dopo il 25 Settembre tutto è cambiato. Il pennacchio messo sulla testa di una rana fa diventare la rana una rana con pennacchio, non di certo la farà diventare una regina. Per fare la regina ci vuole il regno.  Questa proposta sembra, tutt’ora, rimanere inascoltata perché c’è chi è abituato, cambiando le regole, a vincere facile. Allora, rivolgiamo una domanda ai vertici regionali e nazionali del partito: pensate possa interessare a qualcuno che voi oggi continuate a distruggere quel minimo di credibilità che abbiamo, insistendo nella direzione che porterà alla distruzione di questa comunità politica?

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