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«Il ritorno di Mario»

Tra poco compie settant’anni che, vista la sua carriera, sono anche pochi. Mario Oliverio è tornato. Uscito dal letargo in cui un’inchiesta farlocca, la sua pessima gestione della Regione e il tra…

Pubblicato il: 25/01/2023 – 12:40
di Mario Campanella*
«Il ritorno di Mario»

Tra poco compie settant’anni che, vista la sua carriera, sono anche pochi. Mario Oliverio è tornato. Uscito dal letargo in cui un’inchiesta farlocca, la sua pessima gestione della Regione e il tradimento di tanti beneficati lo avevano relegato. Si, come Presidente della Regione è stato deludente. Colpito dal delirio di onnipotenza che accompagna da sempre chi occupa quella sedia, dalla volontà minuziosa di controllare tutto e da un incipit nel quale, per un banale avviso di garanzia, consegnò i suoi assessori al giacobinismo di quegli stessi inquirenti che poi lo avrebbero messo in croce. Però, Mario Oliverio è una persona a cui si può stringere la mano senza avere paura di sporcarsi come disse Montanelli di Almirante. Sostenitore di Gianni Cuperlo, sta raccogliendo ogni giorno adesioni diffuse nel mondo confuso del PD. Gran parte dei sindaci del Pollino sono con lui. Ha spaccato controcorrente, il gruppo che fa capo a Tursi. In un panorama di parvenu e dilettanti allo sbaraglio, vecchi e nuovi militanti si stanno riavvicinando al lupo sangiovannese. Ha ritrovato lucidità ed entusiasmo dopo l’assurda scelta del 2021 di candidarsi da solo alle regionali. In questi anni ha subito umiliazioni che la sua carriera politica non meritava. Mandato al confino per un niente, abbandonato da un partito che non sa cosa sia il garantismo. Uno stillicidio. Lui che aveva entusiasmato anche chi scrive quando a nemmeno 40 anni diventò deputato del Pds, nel gruppo che faceva riferimento a Bassolino, che fu chiamato il 97 a ricomporre la frattura con Mancini, che governò da monarca illuminato la Provincia quando era una cosa seria e la votavano i cittadini. Tra Schlein, Bonaccini e De Micheli il PD si divide tatticamente. Con tutto il rispetto e dovute eccezioni la gran parte degli attori protagonisti calabresi non ha la stoffa. Oliverio ce l’ha e promette rivincite. Può essere la sorpresa delle mozioni. Comunque, almeno, il ritorno della politica in un partito che rischia di somigliare sempre più a una parrocchia di periferia , che alla Regione fa opposizione come la minoranza russa alla Duma e che governa i grandi capoluoghi con estrema difficoltà. Oliverio c’è, ancora. Depurato da fastidiose tendenze assolutiste promette passione e dedizione. Chissà che non ce la faccia.

*giornalista

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