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l’inchiesta

Le “nuove leve” e la vendetta per la denuncia dell’aggressione a Seminara. «I kalash qualche sera parlano pure bene»

Le indagini partite dall’intimidazione ai danni di una donna con colpi di pistola. La premeditazione nelle chat: «Parla troppo»

Pubblicato il: 22/03/2023 – 19:15
di Mariateresa Ripolo
Le “nuove leve” e la vendetta per la denuncia dell’aggressione a Seminara. «I kalash qualche sera parlano pure bene»

SEMINARA È il 5 novembre 2021, qualche minuto prima della mezzanotte, quando due persone con il viso coperto da mascherine e con indosso tute bianche sparano contro il portone e il garage di un’abitazione a Sant’Anna, frazione di Seminara, nella Piana di Gioia Taura. Numerosi colpi di pistola calibro 7,65 vengono esplosi in 11 secondi. Il portone d’ingresso viene distrutto da otto colpi che frantumano il vetro, altri otto sulla serranda del garage, due arrivano al parabrezza dell’auto parcheggiata all’interno. Le immagini vengono catturate dalle telecamere di videosorveglianza e fornite ai carabinieri dalla proprietaria dell’immobile, vittima dell’intimidazione, che poco dopo fornirà ai carabinieri della stazione di Seminara anche informazioni aggiuntive per arrivare agli autori del fatto, due degli arrestati nell’ambito dell’operazione “Nuove Leve”. L’indagine, come spiegato dagli investigatori, nasce proprio da questo episodio. Così si è arrivati a ricostruire la rete fatta di giovanissimi aspiranti ‘ndranghetisti che sul territorio si sono dedicati alla produzione e allo spaccio di stupefacenti e alla compravendita di armi, con lo scopo di mettersi «in mostra per accreditarsi nella loro capacità operativa e per accaparrarsi porzioni di territorio» al fine di «elevare la caratura criminale». Grazie alle informazioni estrapolate dai cellulari degli indagati gli investigatori sono riusciti a scoprire che la baby gang, con al vertice il 20enne Tommaso Oliveri, aveva disponibilità non solo di pistole e fucili ma anche di kalashnikov.

L’aggressione e la denuncia. «Stuppati a vucca e trasitindi d’intra»

L’indagine, coordinata dalla Procura di Palmi e da quella dei minori di Reggio Calabria, prende il via proprio dall’attività investigativa condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Palmi da novembre 2021 ad agosto 2022, avviata a seguito dell’intimidazione subita dalla donna – fortunatamente rimasta illesa – che, secondo quanto emerso, aveva tentato di dissuadere il gruppo di giovani criminali dall’aggredire un vicino di casa e i suoi due figli, forse a causa di contrasti legati al traffico di stupefacenti. Durante la lite, alla quale avevano preso parte Oliveri, Antonio Clemente, Luigi Buggisano, Vincenzo Penna e Alessandro Pio Lombardo, era stato proprio Oliveri, all’epoca dei fatti minorenne, ad intimare alla donna di non intromettersi. «Stuppati a vucca e trasitindi d’intra (Chiudi la bocca ed entra dentro, ndr)» dice, portandosi l’indice sulla bocca, l’indagato alla donna che lo racconta ai carabinieri e che si dirà quindi sicura «che il danneggiamento mediante colpi di arma da fuoco, ai miei danni, di questa notte sia opera di questi soggetti». Parte così l’indagine per la quale saranno determinanti le intercettazioni e l’analisi dei cellulari degli indagati.

Le chat che raccontano la “vendetta”. «La prima tranquillo che se ne va è lei»

Sono diverse le chat, dove attraverso messaggi più o meno espliciti, si fa riferimento all’episodio dell’aggressione e alla conseguente denuncia della donna che aveva fornito le registrazioni delle sue telecamere di videosorveglianza ai carabinieri. «In queste chat – scrivono gli inquirenti – lo stesso (Oliverio, ndr) esternava astio» «specificando poi la sua precisa volontà di commettere reati nei suoi confronti». Una vendetta che veniva programmata con l’ausilio di armi che gli indagati nelle chat chiamano «tagliaerba». «E mo ci divertiamo» si legge in una chat del 2 novembre 2021, qualche giorno prima dell’intimidazione, chat in cui Rocco Lombardo aveva inviato a Tommaso Oliveri foto di una «sparatoria di prova su un portone». I due, si legge nelle carte dell’inchiesta, lasciavano «intendere che ormai erano pronti per compiere il reato». Determinanti poi, secondo gli investigatori, le analisi dei tabulati delle utenze telefoniche dei due che documentano la presenza di Oliveri e Lombardo in località coincidenti con quelle del danneggiamento. Ma ancor di più forse proprio le frasi contenute in alcune chat. «Oh ammaza la signora dei telecameri», a questo messaggio il 20enne, dalla sala d’aspetto della stazione dei carabinieri risponderà: «La prima tranquillo che se ne va è lei». «Parla troppo», gli scrivono ancora in riferimento alla donna. Un messaggio a cui Oliveri replica: «I kalash qualche sera parlano pure bene». (redazione@corrierecal.it)

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