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A Nocera Terinese la mobilitazione per far “risorgere” il rito dei Vattienti

Le associazioni del territorio raccolgono quasi 1.800 firme in pochi giorni. «Decisione dei commissari senza alcuna logica»

Pubblicato il: 04/04/2023 – 19:42
di Giorgio Curcio
A Nocera Terinese la mobilitazione per far “risorgere” il rito dei Vattienti

NOCERA TERINESE Il rito non era mai stato interrotto, neanche durante la prima o la Seconda guerra mondiale, almeno negli ultimi 120 anni di storia. Poi l’evento eccezionale della pandemia da Covid-19 ha sconvolto gli eventi, azzerato una immaginaria linea temporale e quello che è stato, fino al 2019, uno degli elementi determinati e tra i più caratterizzanti di una intera comunità che ora rischia di restare inabissato sotto a decreti, ordinanze e pagine di sterile burocrazia. Un assurdo che decisioni sommarie e quanto meno discutibili stanno trasformando in realtà. Perché quello che sta accadendo – anche quest’anno – a Nocera Terinese fa a pugni con la storia e la tradizione di un popolo fiero che per decenni ha tramandato di padre in figlio, superando ostacoli e maldicenze, ma soprattutto i pregiudizi.    

L’ordinanza discussa

È per queste ragioni che la decisione della terna commissariale che guida ancora il Comune nocerese di annullare (con l’ordinanza n.8 del 2023) il rito dei “Vattienti” che coincide con la Settimana Santa che culminerà con la Pasqua di domenica 9 aprile, ha generato malcontento anche per la forma e la sostanza utilizzati. Già perché se da una parte l’Asp di Catanzaro che sostanzialmente ritenuto che la pratica consistente in «“atti di autoflagellazione e conseguente spargimento di sangue” non trova alcun riscontro nelle vigente normativa pubblica in materia sanitaria» per i commissari «la pratica dello spargimento di sangue per le vie cittadine unita all’apposizione dello stesso sulle mura degli edifici cittadini è in assoluto contrasto con le primarie esigenze di tutela della salute pubblica e salubrità dell’ambiente».

Una decisione, quindi, ritenuta discutibile perché non chiarisce in che termini il rito possa incidere realmente sull’igiene pubblica. E soprattutto non condivisa da tutta quella rete di associazioni che animano Nocera e che, lo scorso 2 aprile, hanno dato il via ad una raccolta di sottoscrizione di firme (anche online) che ha quasi raccolto 1.800 adesioni. Numeri che fanno il paio con la mobilitazione di studiosi e antropologi, con la notizia che ha anche varcato i confini della Calabria.

La “battaglia” delle associazioni

È una battaglia che vede a Nocera Terinese «il coinvolgimento – spiegano al Corriere della Calabria – di tutte le associazioni del territorio con l’obiettivo di far comprendere che quello dei Vattienti è un rito controllato dove quelli che si battono hanno piena coscienza e conoscenza di ciò che fanno, non oltrepassano alcun limite nella pratica rituale mentre dal punto di vista simbolico si tratta di sangue come “principio di vita” legato cioè alla “rinascita”».  Il rito dei “Vattienti” non coinvolge solo qualche decina di partecipanti che scelgono di battersi, ma un’intera comunità. «È per questo – spiegano – che in poche ora abbiamo già raggiunto questi numeri che sono comunque in aumento». Resta poco tempo affinché i commissari ritornino sui loro passi ma, al di là della possibile revoca, è importante aver dato il via ad una mobilitazione che è poi la manifestazione di una unità di intenti condivisa.

Un momento dei “Vattienti” del 2019

«Molto più di un rito»

Quello che si chiedono è se i commissari che guidano il Comune di Nocera Terinese abbiano o meno gli strumenti necessari per avere una piena e approfondita conoscenza dei “Vattienti” che è molto più di un “rito pasquale” che si celebra ogni anno fra le vie del borgo della provincia catanzarese. Quello dei Vattienti «non è un “rito di sangue” – spiegano – ma un rito in cui proprio il sangue viene utilizzato in maniera simbolica». «Ci sono enciclopedie su questo rito, si sono spesi studiosi, medici, ingegneri, antropologi che hanno studiato questi fenomeni che rientrano nella religione popolare, nella capacità dei popoli di autodeterminarsi. Ma, più di tutto, è una fede individuale per quanto possa anche non essere condivisibile e non è il prodotto di una società violenta, semmai il contrario».

La lettera ai commissari

«Del rito – scrivono nella nota inviata ai commissari – è necessaria una nuova narrazione che riannodi la traccia della memoria a quel 2019 quando l’evento pandemico lo ha bruscamente interrotto, riprendendo a vivere nella sua pienezza il giorno in cui la comunità nocerese celebra la propria identità. Sono secoli che tale rito si compie dimostrando una buona resilienza che gli ha consentito di sopravvivere alle fortissime contestazioni clericali che cercavano di snaturarlo. A battersi sono contadini, operai, artigiani, medici, docenti, professionisti e studenti che, in nome di ideali ‘antichi’ e di un forte sentimento del divino, compiono il loro voto in onore della Vergine Addolorata, ad imitazione di Cristo». «Alla luce di quanto premesso, è necessario ridiscutere l’ordinanza n. 8, del 29/03/2023, di cui chiediamo a gran voce la revoca totale per consentirci di
celebrare, in piena autonomia e libertà, il rito dei vattienti, nostra fede e tradizione, nei giorni di venerdi e sabato santo riaffermando l’identità culturale del nostro popolo, onorando la memoria comunitaria e perseguendo quella coesione sociale necessaria per lasciarsi alle spalle un passato scandito da una pesante crisi sociale, aggravata dagli esiti pandemici».

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L’ultima resurrezione

Il rito dei Vattienti è una tradizione “votiva del sangue” e i cittadini di Nocera cercano di tramandarla alle generazioni future perché si tratta di una traccia identitaria molto forte che ha segnato la loro crescita, il loro DNA culturale. Ci sono i percorsi, le motivazioni, le tecniche e i metodi di flagellazione, tutti elementi che variano da persona a persona, in base al vissuto, al passato e secondo motivazioni antropologiche molto profonde e che rendono unico e diverso, allo stesso tempo, il rito dei Vattienti. «Si tratta di una morte controllata: quando si effonde il sangue lo si fa per morire ma, allo stesso tempo, per risorgere». L’ultima speranza è che questo rito risorga di nuovo. (g.curcio@corrierecal.it)

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