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il verdetto

‘Ndrangheta, 21 anni al boss (ora pentito) Vittorio Raso. Maxi-sequestro ai suoi complici

Sentenza in continuazione con una a 17 anni inflitta dai tribunali calabresi. Sequestrati 1,5 milioni in contanti, Rolex e appartamenti

Pubblicato il: 04/04/2023 – 12:58
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‘Ndrangheta, 21 anni al boss (ora pentito) Vittorio Raso. Maxi-sequestro ai suoi complici

TORINO Un cumulo di pena per un totale di 21 anni di carcere per Vittorio Raso, considerato dagli investigatori legato alla ‘ndrangheta e destinatario di un ordine di carcerazione per narcotraffico spiccato dall’autorità giudiziaria di Torino. Raso, che figurava nella lista dei 100 latitanti più pericolosi, è stato arrestato lo scorso 22 giugno a Barcellona, è diventato un collaboratore di giustizia decidendo di collaborare con la Dda di Torino. Nel procedimento “Pugno di ferro” – si legge sulle pagine de La Stampa – dove «l’ex narcotrafficante d’oro al servizio delle cosche calabresi era imputato di aver favorito la famiglia Crea (i fratelli Adolfo e Aldo Cosimo ritenuti fino a pochi anni fa i capi della mafia calabrese a Torino) con un ruolo in una serie di estorsioni perpetrate dalle mogli dei boss una volta che questi erano finiti in carcere, ha incassato un aumento di pena. La sentenza va in continuazione con una precedente a 17 anni già inflitta a Raso dai tribunali calabresi dove era imputato di associazione finalizzata al narcotraffico».

Il maxi-sequestro ai suoi complici

Un maxi-sequestro è stato eseguito poi dalla Divisione Anticrimine della Questura e dalla Squadra Mobile nei confronti di persone considerate ex complici di Raso. Denaro contante per un totale di 1,5 milioni di euro e sigilli – scrive ancora il quotidiano – sono stati apposti «a due appartamenti a Torino in via Cigna e a Moncalieri in borgo San Pietro dove viveva Lisiam Spagna, giovane incensurato finito in manette, ex titolare di una ditta in via Ippolito Nievo a Nichelino. Gli investigatori del dirigente Luigi Mitola c’erano arrivati dopo che in una perquisizione era saltato fuori un contratto di affitto di un box garage. Dentro c’erano 462 mila euro in contanti ammucchiati in una cassaforte d’acciaio, 20 Rolex (valore 200 mila euro) e un’apparecchiatura jammer per inibire le frequenze delle intercettazioni. A Domenico Dell’Osa erano stati trovati 300 mila euro in contanti nascosti in un garage, a Riccardo De Simone figlio di un ispettore di polizia altri 300 mila euro sotto il letto, in casa».

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