Spari, minacce e gesti (fin troppo) eclatanti: la criminalità alza il tiro e a Vibo tornano le ombre del passato
Attacchi sfrontati sotto le telecamere come per lanciare una sfida allo Stato. Una zona sotto le mire della ‘ndrangheta, ma anche una città che sta cambiando

VIBO VALENTIA La criminalità a Vibo Valentia torna a farsi sentire. E lo fa nel modo in cui gli riesce meglio: sparando e provando a incutere paura alla popolazione. Lo fa, anche, in un modo fin troppo plateale e sfrontato: presentandosi in una zona industriale piena di telecamere, liberando una raffica di proiettili contro alcune tra le ditte più note del territorio. Come se non bastasse, nonostante la reazione di una comunità che con coraggio e a testa alta è scesa in strada per dimostrare solidarietà alle vittime, ha sparato di nuovo, in piena notte, cambiando solamente zona (neanche troppo distante) e obiettivi: prima il titolare di un salone di parrucchiere, poi un cameriere. Che gli episodi siano tra loro legati, eventualmente, lo accerteranno la magistratura e le forze dell’ordine, al lavoro per cercare di ristabilire sicurezza e restituire serenità ad una città che, di colpo, rivede le ombre di un passato in cui la ‘ndrangheta – per citare le parole dell’ex procuratore di Vibo Camillo Falvo – «agiva da padrone».
Dal silenzio alle “stese” in strada
Le maxi inchieste, da Rinascita Scott a Maestrale, hanno inferto un duro colpo alla criminalità organizzata vibonese e, al netto di quanto dicono i detrattori, hanno “decapitato” le cosche e limitato la potenza di fuoco tramite controlli, perquisizioni e sequestri continui. Per questo sorprende che la ‘ndrangheta, la mafia che del silenzio ha fatto un suo tratto distintivo, sia passata a quelle che sembrano “stese” tipiche, invece, della camorra. Forse segno di una nuova generazione criminale che, già dalle carte delle numerose inchieste, era emersa più spregiudicata e violenta e che ora, in virtù delle scarcerazioni post Rinascita, prova a farsi notare nel contesto criminale o a ribadire le nuove gerarchie. Ma anche l’ipotesi di “cani sciolti” slegati dal mondo della criminalità organizzata dimostrerebbe un cambiamento: laddove, anni fa, non si muoveva foglia senza che la ‘ndrangheta lo sapesse, oggi si spara di notte in notte.
La reazione della città
Di certo, ciò che è cambiata è la reazione della città. Qualcuno ieri, nella fiaccolata organizzata dal vescovo, ricordava la marcia di Libera del 23 dicembre 2019, quando in migliaia percorsero le vie di Vibo Valentia per ringraziare le forze dell’ordine dopo Rinascita Scott. Se quella poteva definirsi una reazione a “caldo”, l’ampia partecipazione di ieri sera è la dimostrazione di un cambiamento, forse lento, ma che non sembra volersi arrestare. Se prima gli imprenditori vittime di raid così violenti tendevano a chiudersi nel silenzio e nell’omertà, questa volta si sono schierati in modo netto con lo Stato, hanno messo la faccia partecipando prima al vertice in Prefettura, poi alla fiaccolata di fronte le loro imprese. Come ha confermato, elogiandoli, il prefetto di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo. Un dettaglio non scontato, soprattutto data la sfrontatezza dell’attacco: dalle riprese delle videocamere di sorveglianza si vede un uomo che impugna l’arma e spara verso le ditte in piena serata, senza preoccuparsi della presenza di dipendenti o persone ancora all’interno. Senza preoccuparsi, soprattutto, di essere ripreso: una sfida agli imprenditori, alla città e allo Stato.
Intimidazioni e attentati
Ma gli ultimi mesi restano comunque preoccupanti. «Alcuni commercianti si trovano di fronte la propria attività persone scarcerate da Rinascita Scott ed è naturale conseguenza averne paura» ha denunciato il consigliere comunale Silvio Pisani, nell’ultimo consiglio comunale post aggressione al dirigente Andrea Nocita. Anche perché da dicembre in poi la provincia vibonese è tornata sotto tiro della criminalità: la raffica di colpi d’arma da fuoco verso l’abitazione del presidente del consiglio comunale Antonio Iannello, le auto incendiate a Jonadi e la molotov trovata nel cantiere dell’asilo, le fiamme al cantiere della scuola nel capoluogo vibonese e le minacce a una macelleria adiacente. E ancora: l’aggressione al dirigente e la lettera minatoria all’assessore comunale, fino ad arrivare ai recenti atti intimidatori. Se gli episodi relativi al Comune sembrano indicare una pista più legata alle attività di Palazzo Luigi Razza, le intimidazioni – almeno all’apparenza – richiamano metodi estorsivi tipici della criminalità. Anche per la zona in cui sono avvenuti: quella tra San Gregorio d’Ippona, Vena di Jonadi e Vibo Valentia. Un triangolo spesso al centro delle mire e degli interessi di più cosche di ‘ndrangheta. (ma.ru.)
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