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Imprenditoriale e “politica”, la propensione all’internazionalizzazione della ‘ndrangheta

L’ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia cristallizza l’evoluzione dell’organizzazione connotata da «maggiore pericolosità»

Pubblicato il: 09/04/2023 – 8:08
Imprenditoriale e “politica”, la propensione all’internazionalizzazione della ‘ndrangheta

La leadership mondiale nel narcotraffico, la dimensione sempre più globale e la capacità di infiltrarsi nell’economia e nelle istituzioni. Nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia della passata legislatura, relazione pubblicata pochi giorni ifa, viene cristallizzata la forza della ‘ndrangheta: una forza desunta dalle audizioni dei rappresentanti della magistratura e delle forze dell’ordine e dai rappresentanti delle istituzioni e dalle risultanze delle missioni che la Bicamerale ha effettuato in Calabria (nelle città di Catanzaro e di Vibo Valentia, rispettivamente, il 28 e 29 settembre 2020 e il 19 e 20 ottobre 2020, nelle città di Cosenza e di Crotone in data 28 e 29 ottobre 2021 e, infine, in data 6 e 7 dicembre 2021 nella città di Reggio Calabria).

Le dinamiche evolutive

Sotto la lente della Commissione parlamentare antimafia anzitutto le dinamiche evolutive della ‘ndrangheta, in base all’analisi dell’allora ministro dell’Interno. Scrive l’Antimafia: «La ‘ndrangheta, organizzazione con strutturazione verticale e su base territoriale, le cui decisioni sono assunte da una apposita “Commissione”, con rispetto di usanze e ritualità consolidate, ha dimostrato propensione all’internazionalizzazione delle proprie attività, soprattutto con riferimento agli interessi criminali che collegano l’Europa e il Sud America. La vocazione imprenditoriale della ‘ndrangheta continua ad essere alimentata dalle ingenti risorse provenienti dal narcotraffico internazionale, dalle infiltrazioni negli appalti pubblici, dalle estorsioni e da altre fonti illecite, reinvestite nel circuito dell’economia legale. I riscontri investigativi e giudiziari ne confermano il primato nel narcotraffico mondiale, settore per il quale le attività di contrasto si sviluppano attraverso una intensa cooperazione internazionale, realizzata con scambi informativi ed operativi tramite Interpol, Europol, e con l’ausilio di task force e joint investigation team». L’Antimafia poi annota che «la ‘ndrangheta si è infiltrata in enti locali di regioni fino a poco tempo fa ritenute al riparo da tali rischi, come attestato da procedimenti penali (operazioni Aemilia, Minotauro, Crimine Infinito) e da scioglimenti di amministrazioni comunali (Sedriano in Lombardia, Brescello in Emilia) che hanno interessato aree diverse da quelle tradizionali».

Le audizioni dei vertici delle forze dell’ordine

«L’organizzazione connotata da maggiore pericolosità per la sua vocazione transnazionale e la capacità di allacciare rapporti con esponenti della finanza, dell’economia e delle istituzioni politico-amministrative». Così nelle loro audizioni i vertici delle forze dell’ordine hanno descritto la ‘ndrangheta approfondendo il quadro di insieme delineato sopra. Una organizzazione che – si legge nella relazione  – «ha una struttura unitaria, con un organismo di vertice (il “Crimine”) e una pluralità di articolazioni territoriali (“locali”), legate tra loro con strutture di coordinamento intermedio (“mandamenti”). Le indagini svolte documentano, nella provincia di Reggio Calabria, tre mandamenti: centro, ionico e tirrenico. Nel novembre 2020 è iniziato il processo “Rinascita Scott”, a seguito dell’operazione relativa alla cosca dei Mancuso di Limbadi coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e svolta dall’Arma dei carabinieri, che ha condotto all’arresto di 334 soggetti e al sequestro di beni per 15 milioni di euro. La cosca, come ha riferito il Prefetto Giannini, aveva reimpiegato capitali illeciti per acquistare strutture turistico-alberghiere nel vibonese e nel foggiano, creando una serie di società nel Regno Unito, attraverso imprenditori e professionisti collusi. Altra importante indagine, condotta nel 2019 dalla Guardia di Finanza congiuntamente alla Drug Enforcement Administration (Dea) statunitense, ha consentito di individuare a Bogotà un soggetto appartenente al clan Alvaro di Sinopoli in trattativa con il cartello dei narcos per l’acquisto di 368 chili di cocaina, per un valore di oltre cento milioni di euro, poi sequestrati nel porto di Genova». Secondo il report «l’assetto organizzativo sopra indicato è stato replicato in tutte le regioni, anche del Nord, ove la ‘ndrangheta si è infiltrata e radicata (Piemonte, Lombardia, Trentino, Emilia-Romagna). Nuovi insediamenti delle cosche sono stati individuati tra la Liguria e la Costa Azzurra. Inoltre è confermata la presenza storica delle ‘ndrine in Australia, Germania e Canada. Nel 2019 la Corte Superiore di Giustizia di Toronto, a riprova della spiccata capacità espansiva internazionale delle cosche calabresi, ha riconosciuto, con sentenza di condanna, l’operatività della ‘ndrangheta in Canada. Peraltro il radicamento all’estero è sempre stato funzionale ad assicurare sicurezza ai latitanti e costituire le basi per lo sviluppo del narcotraffico». Dalle audizioni, soprattutto a Reggio Calabria, infine la Commissione parlamentare antimafia riporta che «si è poi dato atto di un aspetto che è sempre stato percepibile nell’operare della ‘ndrangheta, ossia l’esistenza di una componente segreta o riservata, occultata attraverso l’utilizzo strumentale dei vincoli personali, professionali, istituzionali o anche di tipo massonico». (redazione@corrierecal.it)

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