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Sanità mafiosa, «la ‘ndrangheta nel gioco delle clientele e dei flussi finanziari»

La Commissione parlamentare antimafia della scorsa legislatura offre uno “spaccato” inquietante sulla situazione del settore negli anni passati

Pubblicato il: 11/04/2023 – 6:39
Sanità mafiosa, «la ‘ndrangheta nel gioco delle clientele e dei flussi finanziari»

CATANZARO «Il settore della sanità pubblica è particolarmente esposto alle infiltrazioni e su di esso risultano particolarmente incentrate le mire delle organizzazioni ‘ndranghetiste, in considerazione delle ingenti risorse finanziarie che vi affluiscono». Nella relazione conclusiva dell’attività della scorsa legislatura, relazione depositata poche settimane fa, la Commissione parlamentare antimafia cristallizza anche un “focus” sulla sanità in Calabria dedicando al tema un capitolo specifico dal quale emerge plasticamente il grado di condizionamento storicamente imposto dai clan negli anni passati. Una “fotografia” calibrata al 2021 e su una ventina di pagine che l’Antimafia scatta esaminando il decreto di scioglimento dell’Asp di Reggio Calabria del 2019 e tirando le fila delle audizioni del procuratore della Dda di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dell’allora commissario d acta Guido Longo e dell’allora commissario della stessa Asp reggina Gianluigi Scaffidi. Ne esce uno “spaccato” ovviamente sconfortante.

Lo scioglimento dell’Asp di Reggio Calabria

Secondo la Commissione parlamentare antimafia lo scioglimento dell’Asp di Reggio Calabria, avvenuto nel 2019, è paradigmatico della penetrazione della ‘ndrangheta nel settore sanitario. Citando le risultanze dell’accesso antimafia, spuntano dalla relazione conclusiva i mali endemici della sanità calabrese, dal  «caos organizzativo e gestionale» alla «presenza di soggetti che hanno messo a disposizione delle cosche di riferimento il ruolo istituzionale ricoperto, in un’ottica di totale asservimento della funzione pubblica», dalla «rete di fiancheggiatori di boss della associazione mafiosa» che «assicurava ai capi, in caso di malattia, il ricovero e le cure in strutture sanitarie», alle tante «parentele, talune anche in linea retta, intercorrenti tra esponenti di ‘ndrine operanti nel territorio e rappresentanti dell’Azienda sanitaria provinciale», dai contratti stipulati senza che la documentazione antimafia sia mai stata richiesta, dalla «perdurante inosservanza della procedura di evidenza pubblica nella scelta dei contraenti» alle «illegittime proroghe a favore di imprenditori contigui, alle consorterie criminali», per arrivare alle «distorsioni contabili» che «hanno di fatto da un lato reso impossibile la approvazione dei bilanci e dall’altro causato un aumento dei provvedimenti giudiziari di assegnazione delle somme all’esito delle procedure esecutive anche per importi rilevanti».

Il procuratore Bombardieri

L’audizione del procuratore Bombardieri

Il 29 marzo 2019 la Commissione antimafia sente il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, e la sua analisi e lucida e impietosa. «Il problema, quindi, è un problema più generale. La Calabria – dice Bombardieri nel testo riportato dalla relazione della Bicamerale – ha quello scatto di qualità che nasce dalla convergenza di interessi anche criminali: perché è un bacino elettorale, perché è una forma di finanziamento delle cosche. La sanità non è solamente il ricovero ospedaliero, ma la sanità è anche l’appalto per ottenere le opere per il funzionamento dell’ospedale e delle strutture sanitarie e per l’accreditamento delle aziende private. È tutto un insieme di cose ed esistono anche in altre realtà. … In Calabria purtroppo abbiamo questo meccanismo perverso, in cui la ‘ndrangheta ha terreno facile nel gioco delle clientele e nel gioco dei flussi finanziari ed economici, che sono alla base della sanità regionale”».

guido-longo-sanità
Il prefetto Longo

L’audizione del commissario Longo

La Commissione parlamentare antimafia tocca poi direttamente con mano la situazione audendo, a maggio 2021, l’allora commissario della sanità calabrese, il prefetto Guido Longo. Che così descrive la situazione della sanità calabrese, per come si evince dalla relazione: «”Non posso che confermare appieno la constatazione che – non da adesso, ma da parecchi anni a questa parte – nella sanità calabrese è stata presente (e per certi versi lo è a tutt’oggi, perché le recentissime indagini della procura distrettuale di Reggio Calabria e Catanzaro lo dimostrano) la ‘ndrangheta. Con riferimento all’Asp di Reggio Calabria ha precisato che “c’è stata un’altra operazione, questa volta antimafia condotta dalla Direzione distrettuale antimafia  di Reggio Calabria, che ha portato all’arresto di medici, dirigenti e personale vario perché responsabili di essere intranei alla cosca Piromalli. Addirittura, uno di questi dirigenti era proprio il dirigente che aveva il compito di valutare il fabbisogno sanitario della provincia di Reggio Calabria ai fini della fissazione dei budget. Immaginiamo quale possa essere stata la valutazione fatta da una persona simile. Questi sono episodi che la dicono assai lunga sulla situazione della sanità in Calabria”». E inoltre – annota l’Antimafia nella relazione – «secondo quanto riferito dal commissario ad acta, fra le criticità della sanità calabrese si colloca il consistente ed esagerato ricorso al privato che “si è sostituito al pubblico, creando delle vere e proprie concentrazioni di natura economica e poi alla fine anche politica”…. Con riferimento al sistema di frode rilevato, il commissario ad acta ha, sinteticamente riassunto come esso si sviluppi, precisando che “si inizia col ritardo nei pagamenti e si passa poi al contenzioso e alla non gestione dello stesso, per cui aumentano gli interessi, fino ad arrivare alle società milanesi che acquistano i crediti e alle società estere quotate in borsa”». Conferme poi arrivano all’Antimafia dal commissario Longo sulla presenza della massoneria deviata: «L’audito ha affermato testualmente: “Anche questo è un fatto storicamente accertato”».

L’audizione del commissario straordinario dell’Asp di Reggio

Nella missione della Bicamerale a Reggio Calabria, nel dicembre 2021, la Commissione antimafia ascolta anche Gianluigi Scaffidi, allora commissario straordinario dell’Asp reggina, insediatosi 9 mesi prima dopo la gestione di una commissione prefettizia. Anche l’analisi di Scaffidi è lucida e impietosa. «Quest’ultimo – si legge nella relazione –  ha riferito di aver trovato, con sua sorpresa, una situazione estremamente grave, specie in considerazione del fatto che la gestione era susseguente a quella di una commissione straordinaria nominata dal Ministero dell’interno, la quale era composta da tre persone, più sei “sovraordinate”, per un totale di nove persone. Il commissario ha riferito di un contesto drammatico sotto ogni profilo». All’Antimafia Scaffidi – prosegue la relazione «ha negato di aver ricevuto pressioni di alcun genere, al di fuori di quelle che ha definito “fisiologiche”  a quella latitudine, comunque respinte e segnalate alla Procura quando sono divenute “esagerate”». Quindi ha descritto le difficoltà operative nelle quali ci si barcamena all’Asp di Reggio: «Dal racconto dell’audito – riporta la relazione della Commissione parlamentare antimafia – per quanto attiene al personale, risultano inalterate le condizioni rappresentate dalla Commissione ispettiva che hanno portato al commissariamento. Egli riferisce testualmente “2900 dipendenti… non si sa dove siano tali dipendenti, non si sa cosa facciano e, appena li si sposta da un reparto all’altro, vanno in malattia… Con riferimento all’approvazione dei bilanci, mancanti per gli anni dal 2013 al 2021, il commissario, ha riferito che l’opera di ricostruzione di sette bilanci posta a carico della gestione commissariale è un obiettivo non realizzabile, specie per il fatto che le risorse umane con cui procedervi sono le stesse che hanno creato “i buchi”. Sul punto il commissario ha riferito di aver richiesto, formalmente, un consistente aiuto da parte della struttura del commissario ad acta, che pur avendolo promesso, non ha provveduto… Con riferimento ad uno specifico quesito sull’esistenza di una “contabilità orale” il commissario ha riferito che la contabilità è scritta, precisando, tuttavia, che spesso è fasulla». (redazione@corrierecal.it)

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