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Città unica dell’hinterland cosentino, Riformisti e AttivaRende: «Non può essere una fusione a “freddo”»

Gli esponenti dei gruppi d’opposizione: «Si incominci con l’istituzione dell’unione dei comuni di Cosenza, Rende, Castrolibero e Montalto»

Pubblicato il: 24/04/2023 – 16:55
Città unica dell’hinterland cosentino, Riformisti e AttivaRende: «Non può essere una fusione a “freddo”»

RENDE «Con riferimento alla proposta di Legge Regionale, presentata dai Consiglieri del centrodestra, avente ad oggetto la istituzione della Città Unica dei comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero, ci preme, a beneficio della pubblica opinione, ribadire la nostra posizione». Questo quanto riferito, in una nota congiunta, dai consiglieri comunale Federazione Riformista di Rende e AttivaRende che passano ad elencare i punti.
«La Federazione Riformista di Rende e AttivaRende – scrivono – confermano la necessità, in prospettiva, della Città Unica che deve includere Cosenza, Rende, Castrolibero e Montalto Uffugo».
Inoltre per i consiglieri d’opposizione, «la Città Unica non può essere istituita a freddo, senza che i comuni interessati si siano misurati sulle politiche di gestione comune di servizi essenziali come la programmazione urbanistica e delle infrastrutture, la distribuzione dell’acqua, la raccolta dei rifiuti, l’organizzazione scolastica, gli eventi culturali, il welfare comunale per anziani, giovani e donne (anche per favorire la natalità), le iniziative per sostenere il mondo del lavoro e delle imprese, etc. – del resto nulla impedisce ai comuni interessati di utilizzare sin da subito l’istituto dell’Unione tra i Comuni, previsto dal TUEL, per sperimentare la gestione comune dei servizi di cui si è detto».
Secondo gli esponenti politici, «l’Unione dei Comuni produrrà quella sperimentazione e partecipazione diretta del progetto di Città Unica, che potrà sottoporsi al voto consapevole dei cittadini elettori attraverso l’istituto referendario». Ed ancora i Riformisti di Rende e AttivaRende sostengono che «in sede referendaria, il progetto di Città Unica deve ottenere il voto favorevole della maggioranza dei votanti in ogni comune che partecipa al procedimento di fusione per istituire la Città Unica» e «il referendum è valido se in ogni comune partecipa il 50% + 1 degli elettori aventi diritto al voto».
«Non basta infatti – dicono – “riempirsi la bocca del concetto della Città Unica come certificazione di uno status quo”. Bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere che se oggi possiamo parlarne in questi termini molto si deve alla lungimirante politica urbanistica riformista e progressista della Rende degli anni ’80 e ’90 e del primo decennio del nuovo secolo».
«E – si legge ancora nella nota – come testimoni e protagonisti ieri come oggi di una visione di città contemporanea che sa guardare alle esigenze dei suoi cittadini e alle vocazioni del territorio in un’ottica di armonia urbanistica, sociale e culturale, riteniamo che una iniziativa così importante non può essere assunta all’insegna della goliardia. Le forze politiche che hanno davvero a cuore la riuscita di questo progetto debbono richiamarsi a un sano realismo e una sana etica della responsabilità, anche in considerazione della differente situazione finanziaria e patrimoniale dei comuni interessati che richiede un serio approfondimento, preliminare ad ogni iniziativa capace di incidere sulla storia, sulla cultura, sulle tradizioni e sul benessere dei nostri concittadini».
«Si proceda, pertanto – affermano infine – con serietà senza inutili accelerazioni e fughe in avanti. Comunità così complesse, che intendono contrarre matrimonio, debbono responsabilmente fidanzarsi e verificare le compatibilità sulle questioni delicate in agenda; la Legge, ripetiamo, prevede il fidanzamento istituzionale. Se, dunque, si vuole fare sul serio si incominci con l’istituzione dell’Unione dei Comuni tra Cosenza, Rende, Castrolibero e Montalto Uffugo».

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