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La ‘ndrangheta nel Reggino tra la strategia di inabissamento e la “cupola” occulta

La Commissione parlamentare antimafia fotografa il contesto criminale nelle audizioni del prefetto e delle forze dell’ordine

Pubblicato il: 25/04/2023 – 19:32
La ‘ndrangheta nel Reggino tra la strategia di inabissamento e la “cupola” occulta

La “pax” e l’inabissamento funzionali allo strapotere sul territorio e una pericolosità delle cosche ancora più allarmante «paradossalmente» oggi che c’è uno spargimento di sangue praticamente pari a zero. Nell’ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia, quella della passata legislatura e pubblicata di recente, viene tratteggiato il contesto criminale della provincia di Reggio Calabria. A fornirlo ai commissari della Bicamerale, nel corso delle audizione niella missione istituzionale a Reggio Calabria nel dicembre 2021, furono il prefetto, Massimo Mariani, e i vertici delle forze dell’ordine.

La strategia dell’inabissamento

Di particolare significato il resoconto del prefetto di Reggio Calabria che – annota la relazione dell’Antimafia – «ha illustrato, preliminarmente, come le vicende della ‘ndrangheta reggina non possono essere considerate come una questione propria solo della città o, al più, del territorio metropolitano. L’opinione pubblica manifesta attenzione nei confronti della ‘ndrangheta in maniera proporzionale al verificarsi di gravi fatti criminosi e questi, a Reggio Calabria, sono attualmente meno presenti rispetto ad altre aree del paese. In realtà, il fenomeno che, con le grandi guerre di mafia, ha portato a quasi 1.000 morti, ha solo mutato aspetto e le indagini dimostrano che è in continua evoluzione. Paradossalmente la pericolosità della ‘ndrangheta è maggiore oggi, che il fenomeno colpisce meno l’immaginazione collettiva, a causa dell’evoluzione che l’organizzazione è riuscita a darsi. Essa ha le sue radici nel territorio reggino e sue articolazioni si sono sviluppate pressoché in tutte le regioni italiane ed in svariati paesi esteri. Secondo quanto riferito dal prefetto, l’associazione criminale ha la disponibilità di notevoli capitali e può organizzare il traffico di tonnellate di sostanza stupefacente ad ogni carico, operando da stakeholder su scala mondiale, dacché la sua enorme ricchezza è fondata proprio sui suoi addentellati all’estero. Pur se tale ricchezza viene distribuita solo in minima parte nel territorio reggino, proprio questa immensa disponibilità finanziaria – prosegue il report della Commissione parlamentare – garantisce oggi alla ‘ndrangheta potere, economico e di riflesso politico, consentendo alle cosche di infiltrarsi in tutti i gangli del tessuto locale. Fa, per questo, un ricorso molto limitato agli omicidi ma si infiltra nell’economia tramite il riciclaggio, facendo ingresso nel mondo degli appalti e negli assetti politico-istituzionali, con un rovesciamento in tali relazioni del rapporto di bisogno. Tutto ciò si ripercuote, ovviamente, anche sulla qualità dell’amministrazione e dei livelli istituzionali, nonché nel modo diverso di porsi dell’associazione».

La “cupola occulta”

Con riferimento all’attuale organizzazione della ‘ndrangheta per l’Antimafia «soccorre la incisiva illustrazione operata dal prefetto dinanzi alla Commissione: “Come dimostrano anche sentenze passate in giudicato, l’organizzazione conserva una sua caratteristica peculiare basilare, che è certamente il fortissimo legame con il territorio e con le famiglie, che sono la base e il punto di forza storico dell’organizzazione medesima. Nello stesso tempo, proprio per evitare gli immensi spargimenti di sangue del passato, il che dimostra naturalmente anche l’intelligenza e la capacità evolutiva dell’organizzazione, essa ha un assetto territoriale, da un punto di vista organizzativo, basato sui cosiddetti mandamenti, che corrispondono ad altrettante realtà geografiche di questa città metropolitana. Soprattutto, c’è un coordinamento centrale attraverso il crimine o la Provincia, che non avviene solo a parole, perché gli effetti di questo coordinamento e di questo assetto più stabile si ripercuotono sugli indici della delittuosità. La capacità di rapportarsi fra di loro, di dirimere le controversie, di dirimere gli eventuali problemi che si possono creare costituisce una capacità pseudo silente di porsi dell’organizzazione». La relazione riporta altri stralci dell’audizione del prefetto di Reggio.: «Le sentenze più recenti, in riferimento soprattutto alla sentenza “Gotha” e alla sentenza “‘Ndrangheta stragista”, confermano due aspetti fondamentali: certamente il discorso di unitarietà, ma soprattutto (siamo comunque sempre al primo grado) come, per quanto riguarda ad esempio “‘Ndrangheta stragista”, ci sia stato un disegno molto inquietante, che conferma l’evoluzione degli ultimi anni. Si tratta, cioè, di una ‘ndrangheta che si pone in rapporto con Cosa nostra in un progetto di aggressione, non solamente, in questo caso, all’Arma dei Carabinieri, ma in generale allo Stato: è nero su bianco, c’è una sentenza che lo dice. Il processo “Gotha”, poi, evidenzia un altro aspetto, che conferma quello che ci siamo detti e che sto ripetendo. Mi dispiace ripetere sempre le stesse cose, ma bisogna focalizzare il nemico, se vogliamo tentare di trarre le conseguenze. E ciò è naturalmente responsabilità vostra in quanto legislatori. Il processo “Gotha” conferma l’esistenza di quella che è stata definita una sorta di cupola occulta, che vede, ancora una volta, protagonisti una parte dell’imprenditoria e una parte del mondo delle istituzioni. Tale cupola occulta apparteneva a quello che è stato definito, con una parola abusata, un terzo livello, che in qualche modo è stato disvelato dal processo “Gotha”. Uso l’espressione “in qualche modo” perché, in realtà, il processo si è concluso quasi in parità, per quanto riguarda il numero di condanne e il numero di assoluzioni. Comunque, l’impostazione base, che peraltro era l’esito di altre attività di polizia giudiziaria confluite in questo procedimento, è stata confermata».

Le audizioni delle forze dell’ordine

Nella relazione l’Antimafia poi riporta passaggi delle audizioni dei vertici delle forze dell’ordine, soprattutto di polizia e carabinieri. «Il Questore di Reggio Calabria – si legge – ribadisce che l’organizzazione ‘ndrangheta ha mantenuto solidissime radici nel territorio, pur avendo e, pur avendo una operatività in tutti e cinque i continenti, opera secondo una struttura unitaria con chiare sottoripartizioni…. Anche il rappresentante provinciale dell’Arma dei Carabinieri ha ribadito la pericolosità che la ‘ndrangheta riveste in quanto dotata di una pervasività trasversale: territoriale, sociale ed economica». (redazione@corrierecal.it)

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