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la lettera

Federsanità Anci Calabria scrive al ministro Schillaci: «Medici vittime di gravi disparità di trattamento»

Varacalli chiede di abbassare i compensi per i gettonisti e di istituire delle premialità per chi dimostra attaccamento al lavoro

Pubblicato il: 18/05/2023 – 10:03
Federsanità Anci Calabria scrive al ministro Schillaci: «Medici vittime di gravi disparità di trattamento»

CATANZARO Federsanità Anci Calabria, tramite il suo presidente Giuseppe Varacalli, ha inviato una lettera al ministro della Sanità Orazio Schillaci per «segnalare, la grave disparità di trattamento perpetrata ai professionisti del Ssn». «La mancanza di medici nei nostri ospedali – viene evidenziato nella missiva – ha fatto fiorire cooperative a cui sono iscritti i “medici a gettone” anche detti  “medici a chiamata”, le cooperative svolgono il ruolo di intermediarie fra le Asp, le Ao e gli iscritti, ma non mancano i professionisti che lo fanno autonomamente. Questi dottori, vengono richiesti per svolgere un singolo turno di lavoro, quasi sempre non superiore alle 12 ore, in caso di assenze improvvise o di mancanza di personale. In genere dato che si tratta di incarichi brevissimi si tratta soprattutto di professionisti molto giovani, come titolo è sufficiente l’iscrizione all’Ordine e dunque l’abilitazione alla professione. Il turno per questi dottori è in giornata, dalle 8 di mattina fino alle 20. Vengono chiamati più frequentemente nei fine settimana e durante i periodi di festa, quando una parte del personale è assente e si occupano soprattutto di situazioni di emergenza».

L’abbandono degli ospedali da parte dei medici

«Per comprendere meglio la portata del fenomeno dei medici a gettone – rivela Federsanità Anci – basta dare un’occhiata ai dati che ha raccolto la Federazione sindacale dei medici, la Cimo-Fesmed. Dando per attendibile la fonte e dunque i dati, emerge che la tendenza da parte dei professionisti degli ospedali ad abbandonare il posto in favore di questa carriera sia in aumento, si parla di circa il 37,6% dei medici intervistati. Tra i più giovani (al di sotto dei 35 anni) sembra che si tratti addirittura della metà del totale dei medici abilitati e iscritti al sindacato, mentre per i più anziani la tendenza è minore. La ragione più diffusa sembra essere un minore stress, maggiore libertà, un lauto compenso ed una minore responsabilità rispetto al personale fisso. E’  questo un punto che ci crea grande preoccupazione, soprattutto considerato che esiste il rischio che alcuni si adagino  e non svolgano il proprio lavoro al meglio. Inoltre spesso accade che vedano per la prima volta i pazienti e seppur la cartella clinica informa circa le condizioni del paziente, l’aspetto della fiducia viene messa a dura prova. Riteniamo si crei quindi un palese disagio per chi è ricoverato nel caso in cui i medici a gettone vengano richiesti dai reparti di degenza, soprattutto considerato che il professionista disponibile può variare ogni giorno. Riteniamo che sia un problema anche la scarsa esperienza data dalla giovane età. Impreparati e magari destinati subito al Pronto Soccorso questi dottori abilitati da poco possono peggiorare senza volerlo delle situazioni già difficili. Un rischio davvero alto per chi arriva in condizioni gravi».

«900 euro per un turno di 12 ore in pronto soccorso»

Un altro punto su cui Federsanità Anci Calabria vuol porre l’attenzione, sono «le somme dei gettoni che fanno capire il perché dello spopolare di tale nuovo metodo di lavoro delle cooperative dei medici. Per il Pronto soccorso un turno di 12 ore viene retribuito circa 900 euro, considerando però solo i codici più leggeri (bianchi e verdi), variando fra i 60 e i 75 euro l’ora. Arriviamo al doppio di questa tariffa se i medici a gettone sono chiamati al reparto di rianimazione o se devono operare come anestesisti, un aumento dovuto considerando che si tratta delle situazioni più delicate. Invece per gli altri reparti (pediatria, cardiologia) si scende fra gli 800 e i 1.200 euro per il turno. Insomma, con 6 o 7 turni al mese un medico a chiamata guadagna  come un professionista ospedaliero. Un paragone che spiega l’interesse di molti medici già impiegati regolarmente e che dimostra il paradosso evidente, si può guadagnare di più passando per le cooperative, senza che la loro esperienza risulti effettivamente esaminata dall’ospedale prima che entrino in servizio. Federsanità non condividendo questo modus operandi che svilisce i veri professionisti della medicina, chiede con la presente che si ponga rimedio a questa disparità di trattamento, abbassando i compensi per i gettonisti e istituendo delle premialità per i medici ospedalieri che dimostrano maggiore sensibilità ed attaccamento al lavoro, rendendosi disponibili a turni più lunghi o nelle giornate di festa».

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