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Storie di inchini e incroci tra latitanti, la ‘Ndrangheta nella “camera di passaggio” di Ventimiglia

Gli investimenti a un passo dalla Costa Azzurra. L’evoluzione storica dei clan. La religiosità che si fonde con il potere mafioso. Le cosche calabresi al confine della Francia ci sono. Ma si mimeti…

Pubblicato il: 18/05/2023 – 11:52
di Paride Leporace
Storie di inchini e incroci tra latitanti, la ‘Ndrangheta nella “camera di passaggio” di Ventimiglia

Emilio Salgari, che poco aveva viaggiato, per i suoi libri di avventura studiava sui libri. Per creare la figura del “Corsaro nero” ipotizza che il mitico personaggio Emilio Roccanera fosse di Ventimiglia. E infatti la splendida località ligure posta sul confine con la Francia è nominata nel celebre libro ben 14 volte. Suggestivo il dato che a Ventimiglia Alta ci sia il Forte dell’Annunziata così simile all’inespugnabile castello di Maracaibo governato dal duca Van Guld uccisore di due fratelli di Roccanera.

Gli investimenti della ‘ndrangheta tra Mentone e Nizza

Certo le moderne suggestioni su “Rum e cocaina” legate a Maracaibo si prestano meglio dei corsari alla presenza della ‘ndrangheta a Ventimiglia.
Attività certificata da sentenze e riconosciute da analisti e addetti ai lavori. Sul Corriere della Calabria, di recente, le analisi sulla poderosa inchiesta “Eureka”, 150 perquisizioni in tutta Europa e 100 arresti soprattutto nella Locride, che portano anche a Ventimiglia.

Da San Luca alla Costa Azzurra. I soldi della cocaina investiti dalla ‘ndrangheta nella “perla di Francia”

Sotto la lente investigativa gli investimenti della ‘ndrangheta tra Mentone e Nizza. Le intercettazioni hanno attenzionato il calabrese Vincenzo Giorgi, 38 anni, nullatenente, che insieme a Michele Di Piano, dal 2012, secondo un’informativa si muove tra Milano, San Marino, Ventimiglia e Mentone dove punta ad acquisire il ristorante “La voglia” da comprare con i soldi del traffico di cocaina. Giorgi sarebbe il proprietario grazie a giri di quote che lo hanno visto in un primo momento catalogato tra i dipendenti del ristorante. Indaga la procura di Reggio Calabria.
Niente di nuovo sotto il sole della costa ligure. Come certifica Nicola Gratteri a Ventimiglia opera un locale definito “camera di passaggio”, che coordina le attività di ‘ndrangheta con le sezioni operanti fuori dal confine italiano.
Mentone e Nizza ma non solo. A metà del Novecento gli emigrati calabresi cercano e trovano lavoro come apprendisti tra i ceramisti della Costa Azzurra. S’insedieranno in questo modo i Magnoli, gli Stanganelli, i Giovinazzo. Diverse inchieste hanno accertato presenze anche ad Antibes, a Cannes, nei pressi di Tolone.

Dal colletto bianco legato ai Piromalli ai latitanti: incroci a Ventimiglia

A Ventimiglia, a 37 anni, giunge da Molochio in provincia di Reggio Calabria, Ernesto Morabito. È il 1947 e l’Italia si rimette in piedi dalla guerra. Morabito legato ai Piromalli di Gioia Tauro, nel suo fascicolo giudiziario, assomma condanne per espatrio clandestino, contraffazione di banconote, rissa. Tutte ignorate da parte di chi lo farà nominare Cavaliere della Repubblica, facendolo diventare un rispettabile colletto bianco. A Ventimiglia la ‘ndrangheta è sommersa. Il lavoro sporco nel corso del tempo, a leggere le informative, si articola in questo modo: i nuovi capi risultano attestati sempre ai Piromalli e si aggiungono anche i nomi legati ai Mazzaferro tramite i Marcianò di Delianuova e i Palamara parenti degli Alvaro dei Sinopoli. È nato in quel paese Antonio Palamara, ma è residente a Ventimiglia, sarà arrestato il 25 marzo del 1988 per un traffico internazionale di eroina che fa scattare le manette in Thailandia anche per Roberto Fiona e il narcotrafficante cinese Arm Tan Hian causa sequestro di 42 chili di “roba”. Prima consegna a Nizza. Palamara si busca una condanna a 15 anni. Un crocevia, Ventimiglia. Il pentito Giacomo Lauro indica che da quelle parti passavano anche le armi utili alla guerra di mafia a Reggio Calabria. Transitarono anche da quel confine i più celebri latitanti della ‘ndrangheta. Nel 1972 a Nizza finisce la latitanza di Pino Scriva, il primo pentito della ‘ndrangheta ribattezzato da Totò Delfino “Il cantacalabria”. A Cape d’Antibes trovarono dorati rifugi i capi carismatici reggini Paolo e Giorgio De Stefano che si narra avessero frequentazioni con aristocratici e danarosi finanzieri. Don Mico Libri, il capo degli edili, gli agenti francesi lo trovarono a Marsiglia nel 1992 al terzo piano di rue du Pons numero 2, palazzo anonimo di un quartiere molto calmo. Nel 1997 a Nizza è il turno di Natale Rosmini, due ergastoli sulle spalle e una latitanza di sette anni. Nel 2002, invece, gli agenti arrestano un altro celebre latitante abbronzato e tranquillo nei pressi della Croisette a Cannes, Luigi Facchineri da Cittanova. Il capo dello Sco Francesco Gratteri nelle dichiarazioni di rito ai giornalisti arrivati in Costa Azzurra dice che i boss dispongono della vicina «base» di Ventimiglia dove c’ è uno storico insediamento di calabresi su cui anche Facchineri, «ha potuto certamente contare».

Il “solito” inchino davanti al fratello del boss

Più simbolico il caso che interessa Ventimiglia con il solito “inchino”. Dal 2015 nella città viene introdotta la processione della Madonna di Polsi. Pochi fedeli in verità. A far scoppiare il caso ci pensa il solito Christian Abbondanza militante antimafia della Casa della Legalità. Documenta che i portatori si fermano davanti ad una panchina dove sta seduto Carmelo Palamara con la moglie: è il fratello di Antonio il boss arrestato qualche anno addietro. Carmelo si fa la croce e segue il corteo con sbandieratori.
La storia finisce anche al Tg Uno. I carabinieri aprono un’inchiesta. Anche la locale Diocesi ritiene opportuno indagare su fatti abbastanza noti. Nel comunicato dell’epoca si legge: «Se emergeranno comportamenti non opportuni, o peggio degli abusi della liturgia avvenuti all’insaputa di chi celebrava, si adotteranno gli opportuni provvedimenti canonici perché sia sempre più chiaro il senso spirituale e pastorale di questa celebrazione, in netta contrapposizione a ogni forma di strumentalizzazione». Nella polemica viene trascinato anche il consigliere comunale leghista, Massimo Giordanengo, che aveva assistito alla processione a Ventimiglia alta, ma l’accusato chiarisce subito che si era trovato per altri motivi da quelle parti.

La processione della Madonna di Polsi a Ventimiglia che si ferma davanti al fratello del pregiudicato (foto da “La Stampa”)

La travagliata processione per la Madonna di Polsi

Travagliata la processione da quando era stata introdotta la prima volta da un imprenditore transumante tra Liguria, Calabria e Principato di Monaco. I liguri avevano visto con occhio un po’ leghista la carne di capra stufata e le tarantalle. A sentire Madonna di Polsi si erano mobilitate Procura, Prefettura locale e anche la Commissione Parlamentare Antimafia. Il sindaco dell’epoca, Gaetano Scullino, già finito sotto inchiesta in passato, e poi prosciolto da ogni accusa, con le bufere affrontate si pone in netto contrasto: «Non ho partecipato volutamente alla celebrazione religiosa perché ritengo inopportuno festeggiare la Madonna di Polsi, che nulla ha a che vedere con le nostre tradizioni religiose. Nulla in contrario, ci mancherebbe, con chi ha partecipato per devozione religiosa ma prendiamo le distanze in modo assoluto e tranciante dai fatti che il luogo Polsi richiama».

La “camera di passaggio” di Ventimiglia

Tutto comprensibile con il fatto che il Comune di Ventimiglia nel 2012 era stato sciolto per “presunte” infiltrazioni mafiose. Il ricorso amministrativo poi aveva fatto decadere il terzo provvedimento di questo tipo al Nord Italia. I fatti segnalati alla Commissione d’accesso dai carabinieri per quelle latitudini non erano leggeri. Al direttore generale del municipio che seguiva le procedure d’appalto lettere anonime e colpi di pistola all’automobile, il vicesindaco dell’epoca si era dimesso, era originario di Taurianova e il padre aveva ammazzato un carabiniere ed era anche evaso lasciando a casa del figlio, a sua insaputa, una pistola con delle munizioni. E poi i voti dei calabresi prima accettati e poi maledetti e i lavori del porto a Ventimiglia attesi da sempre e oscuri nei subappalti. Una storia ricorrente. Il Comune si scioglie, i politici anni dopo sono assolti, si crea attenzione sociale. Le sentenze hanno accertato che a Ventimiglia c’era e c’è un locale di ‘ndrangheta molto importante.

C’è voluta la Cassazione a dare il timbro. Il procuratore capo di Imperia, Alberto Lari, di recente ha incontrato degli studenti nella città di confine e in quell’occasione ha detto: «Come si fa a dire che a Ventimiglia esiste una camera di passaggio e poi sostenere che chi ne fa parte non è della ‘ndrangheta?», dimostrandosi molto polemico con le sentenze dei suoi colleghi liguri. Sul confine con la Francia la ‘ndrangheta c’è ma si mimetizza. Compensa e media e i sospettosi dicono che continua ad avere buone amicizie ed entrature in uffici pubblici e con gendarmi francesi e pubblica amministrazione italiana. (redazione@corrierecal.it)

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