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L’ANALISI

Il Consiglio regionale “capovolto”: le fibrillazioni di FdI agitano il centrodestra, prove di unità nel centrosinistra

L’ultima seduta a Palazzo Campanella consegna alcuni dati inediti rispetto al trend degli ultimi mesi. Parti invertite per gli schieramenti

Pubblicato il: 23/05/2023 – 7:05
Il Consiglio regionale “capovolto”: le fibrillazioni di FdI agitano il centrodestra, prove di unità nel centrosinistra

CATANZARO Il Consiglio regionale “capovolto”, con una maggioranza che dopo sei mesi torna a “sbandare”, anche se non deraglia, e un’opposizione che finalmente si declina al singolare. Una strana seduta a Palazzo Campanella, strana per le dinamiche che si sono materializzate sul punto più scivoloso che era all’ordine del giorno, la legge “Omnibus” con quell’articolo 4 sulle fusioni dei Comuni – e, in prospettiva, su quella per creare la “Grande Cosenza” – che è diventato il terreno di scontro tra gli schieramenti ma anche all’interno del centrodestra.

Il “vulnus” del centrodestra

Il “vulnus” è stato rappresentato soprattutto da Fratelli d’Italia, che, dopo la sortita del senatore Fausto Orsomarso, come gruppo regionale, insieme ad Antonello Talerico del Misto, si è disallineato dal resto della coalizione esprimendo perplessità sulla linearità della norma che rende il referendum comunale consultivo e non vincolante nel procedimento di fusione dei Comuni. Pontieri e pompieri in azione nella maggioranza, che subito ha messo in atto una strategia anche comunicativa per far capire che non ci sono problemi nello schieramento diramando una nota unitaria dei capigruppo contro la decisione dell’Aventino adottata dal centrosinistra. Pontieri e pompieri in azione anche nei commenti “sotto voce” del post Consiglio, con l’obiettivo di derubricare la posizione diversificata di Fratelli d’Italia sulla fusione dei Comuni come una questione tutta interna al partito meloniano (in particolare – si dice – quello cosentino) e non come una questione di rapporti di forza e di tensioni all’interno della maggioranza. Si fa intendere poi da settori del centrodestra che nei conciliaboli a margine del Consiglio regionale il governatore Roberto Occhiuto avrebbe fatto presente che l’obiettivo era approvare la “Omnibus” mentre avrebbe lasciato alla valutazione della maggioranza – come del resto il presidente aveva detto in mattinata – la norma sulle fusioni. In realtà, dopo il “ritocco” in Giunta con la delega al turismo già di Orsomarso che Occhiuto ha trattenuto a sé all’indomani dell’elezione di Orsomarso al Senato, nei mesi scorsi non sono mancati da parte di Fratelli d’Italia malumori anche evidenti nei confronti della “primazia” di Forza Italia centrata sulla leadership di Occhiuto, che peraltro con i big meloniani a livello nazionale ha rapporti strettissimi e diretti. Ora ci sarà da capire se quello dell’ultimo Consiglio regionale sia stato solo un incidente di passaggio dettato dalla contingenza. Intanto il dato è che la fibrillazione di FdI ha comunque agitato un centrodestra che resta granitico ma i cui equilibri probabilmente sono destinati a cambiare tra dinamiche romane e aspettative locali con “vista” nel 2024, anno di nuove elezioni e di “tagliando” alla Regione (soprattutto lato Palazzo Campanella).

Il campo del centrosinistra

Ovviamente – va detto – non si intravedono assolutamente i segnali di un centrodestra a rischio implosione, perché comunque il “caso” Fratelli d’Italia, se caso lo si può definire, sembra già sostanzialmente rientrato e anche il no di Talerico si è limitato a una singola norma di un’intera legge. Si intravedono invece segnali di cambiamento nelle opposizioni, che stavolta hanno parlato davvero con una sola lingua, assumendo una posizione unitaria con la scelta – anticipata dal Corriere della Calabria – di abbandonare i lavori al momento del dibattito sulla “Omnibus”. Anche qui però si tratterà di vedere se questo trend terrà, perché comunque il Pd resta sempre un partito perennemente sul filo delle tensioni, con un riallineamento del partito regionale a quello nazionale a trazione movimentista Elly Schlein ancora da perfezionare, e perché il M5S non è ancora “a regime” come dimostra il fatto che solo in Calabria ancora non c’è un coordinatore regionale, e questo dipende sì dal ritardo del leader Giuseppe Conte ma evidentemente anche dalle divisioni tra i portavoce regionali. (a. c.)

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