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Istituti vecchi e inadeguati, poco personale, assenza di progetti di inclusione: le “ombre” del pianeta carceri in Calabria

Le criticità del sistema penitenziario nella nostra regione nell’ultima relazione del Garante. C’è anche qualche luce: niente sovraffollamento, bene l’esperienza delle Rems

Pubblicato il: 17/06/2023 – 19:49
Istituti vecchi e inadeguati, poco personale, assenza di progetti di inclusione: le “ombre” del pianeta carceri in Calabria

CATANZARO Non c’è un’emergenza sovraffollamento, ma le problematiche e le criticità sono tante e anche piuttosto serie. Molte ombre per il pianeta carceri in Calabria emerge dalla relazione annuale del Garante dei diritti dei detenuti. Il report, presentato nei giorni scorsi a Roma, dedica un capitolo alla situazione del sistema penitenziario in Calabria con riferimento ai primi cinque mesi di attività del Garante regionale, Luca Muglia, che si è insediato a fine ottobre 2022.

Le criticità

«Gli istituti penitenziari calabresi sono 12; i detenuti non superano le 3.000 unità e non si registrano fenomeni di sovraffollamento. Si aggiungano l’Istituto penale minorile e le due Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems)», si legge nella relazione. «L’Ufficio del Garante – si aggiunge – ha riscontrato criticità evidenti: le lacune della sanità in ambito penitenziario, le condizioni strutturali di alcuni istituti, datati nel tempo e privi di manutenzione, l’inadeguatezza di molte camere detentive (alcune prive di doccia), la mancanza di offerte scolastiche o formative adeguate, l’assenza di progetti di inclusione stabili, la carenza di organici e di personale della Polizia penitenziaria e dei funzionari giuridico-pedagogici, la scarsa presenza di mediatori linguistico-culturali. Le difficoltà – prosegue la relazione del Garante dei detenuti –  sono da ricondurre a molteplici fattori, alcuni interni all’amministrazione penitenziaria, altri derivanti dalla mancata o insufficiente cooperazione degli Enti locali. Le problematiche lamentate dai detenuti riguardano questioni processuali o necessità legate ai colloqui con i familiari, ai trasferimenti, al lavoro o alle cure mediche». Quanto alle Rems, qui le luci superano le ombre: «Le esperienze di quelle di Santa Sofia d’Epiro e di Girifalco appaiono valide. La prima, pur con limiti strutturali, ha consolidato buone prassi terapeutiche. La seconda, aperta nel 2022, è una struttura di assoluta eccellenza». Si ricorda inoltre che «l’11 novembre 2022 il Garante ha firmato e condiviso l’appello sottoscritto da numerose per personalità in relazione all’elevato numero di suicidi registrati nelle carceri nel 2022. L’appello, lanciato dal quotidiano Il Dubbio, indicava obiettivi precisi. Ricorrere al carcere come extrema ratio, garantire spazi e contesti umani che rispettino la dignità e i diritti, moltiplicare le pene alternative, garantire al cittadino detenuto la possibilità di un reale percorso di inclusione».

Attività svolte dal Garante della Regione

La relazione annuale menziona poi alcune attività messe in campo dall’ufficio del Garante regionale. Tra queste «la partecipazione all’iniziativa “L’ALTra cucina…per un pranzo d’amore” a cura di Prison Fellowship Italia presso la Casa circondariale di Palmi. Il progetto ha portato negli istituti penitenziari i migliori chef italiani che hanno cucinato per la popolazione detenuta, con l’ausilio di 600 volontari, alla presenza di personaggi dello spettacolo, dicembre 2022 Tra i contenuti individuati le difficoltà dell’esecuzione penale, la nuova disciplina delle pene sostitutive e delle misure alternative, la giustizia riparativa, la formazione professionale e l’inclusione sociale, la tutela nei procedimenti di limitazione della responsabilità genitoriale , la condizione delle donne detenute, le esigenze dei giovani dell’Istituto Penale Minorile. A tali fini sono state coinvolte tutte le amministrazioni interessate, da quella giudiziaria a quella penitenziaria, dagli organi amministrativi a quelli politici». Il Garante – prosegue poi la relazione – «ha promosso, inoltre, un dialogo costante con il Dipartimento regionale Tutela della salute, l’Osservatorio sulla sanità penitenziaria e l’Ufficio scolastico regionale volto alla risoluzione di problematiche specifiche. Ha attivato una importante interlocuzione con la Conferenza episcopale calabra, i Poli universitari penitenziari e l’associazione Antigone. Ottimo il rapporto di fattiva collaborazione instaurato con i Garanti territoriali di Reggio Calabria, Crotone e Catanzaro. Il Garante, infine, ha promosso una campagna di sensibilizzazione finalizzata al superamento dei pregiudizi culturali e delle etichette sociali che colpiscono le persone detenute, coniando lo slogan “per un linguaggio non ostile dentro e fuori il carcere». Infine, la visita istituzionale al Centro di prima accoglienza di Isola di Capo Rizzuto, il 14 febbraio 2023 (pochi giorni prima del tragico naufragio di Cutro): «Il Garante, su delega del Garante nazionale (in base alla normativa approvata nel 2020), ha effettuato una visita al Centro governativo di accoglienza di Sant’Anna, Isola Capo Rizzuto. La delegazione – spiega la relazione – era composta anche da Elena Adamoli e Alessandro Albano (Ufficio del Garante nazionale) e da Nicola Cocco (esperto del Garante nazionale). La visita aveva come focus originario la situazione dei minori stranieri non accompagnati (Msna) che fanno ingresso nel Centro e l’utilizzo della struttura quale hotspot. Gli elementi di osservazione acquisiti relativamente alle condizioni materiali dei luoghi ispezionati hanno imposto, tuttavia, una responsabilità di analisi complessiva a tutela della dignità e dei diritti fondamentali di tutti gli ospiti della struttura. L’esperienza congiunta è stata estremamente positiva, il rapporto è in corso di elaborazione». (redazione@corrierecal.it)

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