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Le «incomprensioni» tra Porcaro e Patitucci e l’ultima dote di ‘ndrangheta

Il pentito svela i motivi che lo hanno portato ad allontanarsi dal boss. «Mi mandò una lettera chiedendomi di non fare lamentele»

Pubblicato il: 26/06/2023 – 11:44
di Fabio Benincasa
Le «incomprensioni» tra Porcaro e Patitucci e l’ultima dote di ‘ndrangheta

COSENZA Lo scooter è il mezzo con cui Roberto Porcaro ama spostarsi per raggiungere i luoghi di interesse della città di Cosenza. Sempre a bordo del suo scooter, chi indaga nell’inchiesta “Reset” lo intercetta mentre è intento a discutere probabilmente di affari illeciti. Nel 2018, Porcaro cade dalla moto e a seguito di un incidente e riprende i contatti con Michele Di Puppo, che nel frattempo era stato scarcerato da Siracusa. La figura di uno degli indagati nell’inchiesta della Dda di Catanzaro è importante nel corso della carriera criminale del neo collaboratore di giustizia.

Le incomprensioni con Patitucci

«Tra il 2017 e il 2018, ci sono state una serie di incomprensioni all’interno del nostro gruppo tra me, Renato Piromallo, Salvatore Ariello e Antonio Illuminato», racconta Porcaro ai magistrati. «Ricordo di aver ricevuto una lettera ricevuta nel carcere di Palermo scritta di pugno da Francesco Patitucci, detenuto al carcere di Cosenza, che mi informava che “Rex” (Renato Piromallo), appena fosse uscito dal carcere avrebbe ripreso le attività illecite con l’ausilio di Ariello e Illuminato chiedendomi di non fare lamentele». La missiva turba Porcaro, che prende carta e penna e risponde al boss. «Ho risposto dicendo espressamente che non ero d’accordo, e di qui sono poi scaturite le incomprensioni che mi hanno portato ad avere discussioni con Piromallo e ad avvicinarmi a Michele Di Puppo». Quest’ultimo «mi ha proposto di darmi un “pensiero”, con ciò intendendo una dote di ‘ndrangheta. Ha chiesto l’autorizzazione a Michele Oppedisano per farmi riconoscere direttamente anche dal locale di Rosarno, anche perché Michele Di Puppo era molto attento e ortodosso sull’applicazione di queste regole di ‘ndrangheta». La dote viene concessa. «Ci siamo trovati, tra giugno e luglio del 2019, a Saporito di Rende e lì, Di Puppo mi ha conferito la dote dimammasantissima“».

L’ultima dote di ‘ndrangheta

Nel dicembre 2019, Roberto Porcaro è coinvolto nell’operazione “Testa del serpente”. Nel gennaio 2020 viene condotto nel carcere di Voghera dove conosce un uomo di Rizziconi, «arrestato ad Asti nell’ambito di un’operazione antimafia nei confronti della famiglia di Seminara, collegati ai Gioffrè». L’uomo riconosce Porcaro. «Mi portato i saluti di Michele Oppedisano, dicendomi che sapeva il mio livello criminale. Anche se non eravamo nella stessa sezione, con lo stesso è nata un’amicizia nel corso dei mesi ogni qualvolta capitava di incontrarci». Un anno dopo, nel 2021, «in ragione dello stato di detenzione che cominciava ad essere significativo e sapendo i rapporti di Michele Di Puppo con Michele Oppedisano mi sono permesso di chiedere se ci fosse la possibilità di salire di livello nella gerarchia di ndrangheta». Il desiderio del pentito viene esaudito e il detenuto di Rizziconi «dopo aver mandato l’imbasciata all’esterno e aver ricevuto il benestare di Michele Oppedisano, mi ha conferito la dote di “cavaliere di Cristo” in un incontro mentre lui portava i carrelli dalla cucina». Questo è l’ultimo livello criminale raggiunto da Roberto Porcaro.

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