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‘Ndrangheta, arrestato il “padrino di Muenster”. «Aveva contatti con notai e banchieri»

Franco Aracri al centro delle proiezioni del clan Megna in Germania. Il pentito: «Rapporti d’affari con il boss Nicolino Grande Aracri»

Pubblicato il: 27/06/2023 – 16:01
di Pablo Petrasso
‘Ndrangheta, arrestato il “padrino di Muenster”. «Aveva contatti con notai e banchieri»

LAMEZIA TERME La polizia tedesca ha arrestato a Muenster un presunto affiliato alla ‘Ndrangheta – noto alle cronache come “il padrino” della città – nel quadro dell’inchiesta “Glicine/Acheronte” disposta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, firmata dal procuratore Nicola Gratteri e dai sostituti Domenico Guarascio e Paolo Sirleo. 
Il (presunto) “padrino” è Francesco “Franco” Aracri. Le autorità erano pronte ad arrestare anche suo fratello ma, a quanto pare, era già partito per l’Italia. Secondo il mandato di arresto europeo, gli investigatori dell’antimafia italiana accusano Aracri, 62 anni, di appartenenza alla cosca Megna di Papanice e riciclaggio di denaro. Dopo il suo arresto in mattinata, ora l’uomo è in custodia cautelare

Una vita “borghese” e il lavoro nella ristorazione

Già nel 2006, gli agenti di polizia avevano arrestato Aracri per conto delle autorità italiane a Muenster perché sospettavano che fosse coinvolto in un grosso traffico di cocaina dal Sud America e che avesse riciclato il denaro della droga. La magistratura però non è stata in grado di provarlo, e dopo un breve periodo di arresti domiciliari a Crotone è tornato in Germania. Dall’esterno a Muenster nulla filtrava sui presunti rapporti criminali di Aracri. L’uomo ha condotto per anni una vita borghese in una zona residenziale della città studentesca e lavorato a lungo nel settore della ristorazione e del food. Secondo gli investigatori però il “Padrino di Muenster” avrebbe gestito le sue attività come società di copertura per affari illegali. Secondo Der Spiegel, risulta indagato anche un sospetto riciclatore di denaro della Renania, ma non si sa ancora dove si trovi. 

Aracri e il Crimine di Germania

Qualche anno fa, secondo quanto riporta Tagesschau, Aracri è apparso in un’analisi interna del Bke (la Polizia federale tedesca) in un elenco di nove sospetti mafiosi che avrebbero formato il cosiddetto Crimine di Germania. Si tratterebbe di un organo di controllo il cui compito principale sarebbe quello di mediare tra gli interessi dei singoli clan familiari in Germania. Secondo gli investigatori, la ‘Ndrangheta non ha un organismo simile in nessun altro Paese europeo al di fuori dell’Italia.

La «collaborazione» con Nicolino Grande Aracri

Il profilo di Aracri tratteggiato dagli investigatori evidenza anche la sua presunta vicinanza a Nicolino Grande Aracri e il suo ruolo – sfruttato diversi clan – soprattutto per il riciclaggio di denaro, a partire dagli anni Novanta. È il collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese a parlare di «collaborazione» con lo storico boss di Cutro in un «territorio molto proficuo per riciclare danaro e installare attività produttive». «In quegli anni – racconta – Nicolino collaborò con Franco Aracri nella realizzazione di alcune importanti attività imprenditoriali. Fu proprio Nicolino Grande Aracri a dirmi che in Germania aveva installato una società di import export, grazie all’aiuto di Franco Aracri». 

«Entrature con banchieri e notai»

Cortese dice anche «di essere a conoscenza di importanti entrature di cui questi (Franco Aracri, ndr) godeva con commercialisti, notai e banchieri in Germania che aveva accettato di mettere a disposizione di Nicolino Grande Aracri per la realizzazione di affari illeciti».  «Ricordo – spiega il pentito – che Franco Aracri, in Germania, godeva di conoscenze con commercialisti, notai, banchieri e avvocati. Di tali circostanze ho menzione diretta in quanto, quando Franco Aracri veniva in Calabria, si recava direttamente a Cutro, da Nicolino, per parlare di affari e mostrava le conoscenze di cui vi ho detto». (p.petrasso@corrierecal.it)

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