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«Intollerabile violazione dei diritti dell’indagato» e «spettacolarizzazione» mediatica, la “serrata” degli avvocati

Il Coordinamento delle Camere penali calabresi proclama per il 20 luglio l’astensione dalle udienze e da ogni attività nel settore penale

Pubblicato il: 07/07/2023 – 17:31
«Intollerabile violazione dei diritti dell’indagato» e «spettacolarizzazione» mediatica, la “serrata” degli avvocati

CATANZARO «Non più tollerabile la violazione del diritto dell’indagato e dell’imputato». E’ una delle motivazioni in base alle quali il Coordinamento delle Camere penali calabresi ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per il 20 luglio. In un lungo documento il coordinamento delle Camere penale calabresi contesta «la concentrazione mediatica rivolta esclusivamente alle cosiddette maxi-operazioni distrettuali calabresi, veri e propri bastimenti in cui vengono “ammassati” esseri umani considerati e trattati come presunti colpevoli», sostenendo che «la nostra regione è oramai divenuta la Calabria giudiziaria delle centinaia di ordini di cattura eseguiti nottetempo, nell’ambito di quei maxiprocessi – meglio definibili processi straordinari in cui vengono concentrati presunti innocenti in forza di una interpretazione giuridicamente eccentrica, da parte della pubblica accusa, dell’istituto della connessione, che rende tutto (mafiosamente e non teleologicamente) connesso».

«Spettacolarizzazione del maxi processo Rinascita Scott»

 Secondo il Coordinamento delle Camere penali calabresi inoltre «la spettacolarizzazione del maxi-processo nella “terra di Calabria” ha raggiunto la più elevata e inimmaginabile vetta con la recente diretta televisiva delle richieste di condanna nel procedimento denominato “Rinascita Scott”, “a reti mediatiche unificate” per garantirne l’ascolto da talkshow di prima serata, sottoponendo gli imputati alla ulteriore chemioterapica obliterazione, anche e soprattutto sociale, della presunzione di innocenza». Si censura inoltre «l’utilizzo di tale forma di mediaticità della giustizia calabrese una vera e propria “arma di distrazione di massa” in grado di impedire all’opinione pubblica di conoscere il reale stato della giustizia penale della nostra regione e, nello specifico, del distretto della Corte di Appello di Catanzaro, in cui, invero, si assiste alla concreta demolizione dei diritti dei cittadini indagati e imputati che formulano istanze di libertà nonché dei cittadini che sono stati “sequestrati dallo Stato” ossia le persone che sono state ingiustamente detenute mediante provvedimenti giudiziari che si sono rivelati … sbagliati, errati. Il Coordinamento delle Camere penali calabresi inoltre denuncia che «le istanze di libertà rivolte da presunti innocenti – persone indagate e imputate sottoposte a misure cautelari personali, molte delle quali carcerarie- al più alto organo di giustizia di merito, il Tribunale di Catanzaro in funzione di giudice dell’appello cautelare, subiscono un’anticamera, prima che ne sia trattato il merito, di molti mesi, con grave, intollerabile lesione del dettato costituzionale della presunzione di non colpevolezza e del principio della minima sofferenza».

«Intollerabile violazione dei diritti degli indagati»

Sulla scorta di queste considerazioni nel documento il Coordinamento delle Camere penali calabresi ritiene «non più tollerabile la violazione del diritto dell’indagato e dell’imputato, comunque sottoposti a misura cautelare, di essere giudicati, rispetto alla propria istanza de libertate, nel tempo ragionevolmente previsto dalla Carta costituzionale, che, invece, è rigorosamente osservato, con un irragionevole trattamento differenziato, agli appelli cautelari interposti dalla pubblica accusa» e ritiene che «in tema di istanze volte al riconoscimento della ingiusta detenzione, l’attuale sostanziale “blocco”, dinanzi alla Corte di Appello di Catanzaro, delle fissazioni, trattazioni e decisioni delle istanze di riparazione nonché l’endemico ritardo delle decisioni anche dinanzi alla Corte di Appello di Reggio Calabria costituiscono grave violazione dell’articolo 111 Costituzione e dell’articolo 5 della Convenzione Edu»: da qui la proclamazione dell’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per il 20 luglio 2023.

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