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I destini incrociati di Porcaro, Barone e Turboli e l’estorsione da 100mila euro

Il pentito racconta un episodio con protagonisti il collaboratore di giustizia e il suo ex delfino. «Incaricati di sparare, hanno avuto incertezze»

Pubblicato il: 11/07/2023 – 8:58
I destini incrociati di Porcaro, Barone e Turboli e l’estorsione da 100mila euro

COSENZA Intrecci, destini incrociati, strade battute insieme ma destinate a separarsi. Nella sua carriera criminale, Roberto Porcaro ha incontrato tanti soggetti gravitanti nella galassia dei clan del cosentino. Uomini destinati a comandare, semplici gregari, picciotti e fidati collaboratori. Il pentito ha avuto modo di conoscere due dei soggetti finiti al centro delle recenti attenzioni della Dda di Catanzaro. Si tratta di Ivan Barone, che come Porcaro, ha deciso di collaborare con la giustizia e Danilo Turboli, prima pentito e poi deciso a ritrattare tutto ritornando clamorosamente sui propri passi. Quest’ultimo è stato considerato il “delfino” di Roberto Porcaro, un fido scudiero sempre al fianco dell’ex reggente del clan degli “Italiani”.

Porcaro, Barone e Turboli

I magistrati della Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri e impegnati nell’indagine “Reset” chiedono al pentito di rivelare quanto di sua conoscenza in merito all’attività criminale di Turboli e Barone. Quest’ultimo è «appartenente al gruppo degli Zingari ed ho avuto con lo stesso sporadici contatti». In una occasione, nel 2018, «mi ha chiesto 50 grammi di cocaina con una trattativa che non si è conclusa. Successivamente, nel 2019 , abbiamo effettuato un danneggiamento scopo estorsivo ai danni di un imprenditore nel settore delle autodemolizioni a Bisignano». Il racconto prosegue. «L’estorsione ci era stata proposta da Fiore Bevilacqua detto “Manu muzza” e dopo un paio di tentativi con bottigliette incendiarie poste presso l’autodemolizione, che non hanno sortito l’interessamento della persona offesa presso la criminalità organizzata», Porcaro insieme ad altri soggetti, compreso Barone, si reca nell’abitazione dell’imprenditore «ed io ho provveduto a sparare alla macchina parcheggiata nel piazzale interno della villetta». La consegna della pistola, verosimilmente una semi-automatica, «era stata procurata da Luigi Abbruzzese e consegnata ad Ivan Barone e Danilo Turboli che erano stati incaricati di sparare; giunti sul posto però hanno avuto delle incertezze e per questo sono intervenuto direttamente io».

La confessione dell’imprenditore

Successivamente l’imprenditore chiarirà i motivi della reticenza nel cedere alla richiesta estorsiva di Porcaro e soci. L’uomo, infatti, avrebbe ammesso di essersi rivolto a “Manu muzza” precisando di aver pagato l’estorsione a uomini vicini a «Tonino detto “Strusciatappine” e quindi per conto di quest’ultimo». Roberto Porcaro decide di convocare l’imprenditore sotto casa di “Manu muzza” e indipendente dalla confessione «gli ho imposto di versare 100mila euro a titolo estorsivo con la minaccia di fargli chiudere l’attività». L’imprenditore poi verrà definito da alcuni uomini della mala cosentina «a posto» e «per questo alla fine non abbiamo proseguito con le richiesta estorsiva», sostiene Porcaro. (f.b.)

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