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Danilo Turboli pentito, di niente. «Me le sono inventate le cose»

«Non voglio più collaborare con la giustizia». Le poche parole riferite dall’ex collaboratore cosentino “cancellano” settimane di collaborazione

Pubblicato il: 23/05/2023 – 19:40
di Fabio Benincasa
Danilo Turboli pentito, di niente. «Me le sono inventate le cose»

COSENZA «Non voglio più collaborare con la giustizia, me le sono inventate le cose». Sguardi attoniti e facce sgomente, l’aula 9 del Tribunale di Cosenza si ferma per qualche secondo per prendere atto delle dichiarazioni rese da Danilo Turboli, ormai ex pentito. Si, perché il già «luogotenente» di Roberto Porcaro (da poche settimane nuovo collaboratore di giustizia) compie un clamoroso dietrofront lasciando spiazzati tutti. Chiamato a testimoniare, in qualità di pentito, nel processo “Testa del Serpente“: Turboli annuncia la rinuncia al precedente legale ed il ritorno al proprio avvocato di fiducia, Antonio Quintieri. Una decisione che, di fatto, anticipa l’annuncio reso dinanzi al presidente del collegio giudicante (Carmen Ciarcia), al pm Corrado Cubellotti ed agli avvocati di difesa.
Dunque, il contenuto dei verbali resi in queste settimane e impreziositi da confessioni e informazioni utili agli investigatori non entreranno nel procedimento, in corso a Cosenza. Nei suoi lunghi colloqui con i magistrati della Dda, Turboli aveva ricostruito i presunti business del gruppo degli “Italiani” guidato da Roberto Porcaro, principale protagonista delle narrazioni dell’ex collaboratore. Tutto inutile dopo l’odierna udienza e le poche parole pronunciate dal teste in videocollegamento che ha rafforzato la propria volontà di rinunciare alla collaborazione aggiungendo di aver «inventato tutto». Ma perché? Qual è il motivo che aveva spinto Turboli a pentirsi? Quale quello che invece lo ha convinto a compiere un passo indietro? Tanti gli interrogativi. Intanto, il pm della Dda di Catanzaro, Cubellotti, ha comunicato al Tribunale la trasmissione, in procura, degli atti resi da Turboli e contenenti la dichiarazione resa nella giornata di oggi, dove lo stesso asserisce di aver reso fantasiosi racconti alla Dda di Catanzaro. Che ha coordinato l’inchiesta “Reset“, quella in cui figura – in qualità di indagato – proprio Danilo Turboli.

Il “caso” dell’intimidazione e l’articolo 500 comma 4

C’è un’altra questione sollevata dal pm Cubellotti, prima della chiusura dell’udienza e riguarda l’articolo 500 comma 4 del codice di procedura penale: invocato dal pubblico ministero in merito ad una vicenda che riguarda un imprenditore F.B., presunta vittima di una estorsione. Turboli aveva confessato ai magistrati della Dda – nel verbale datato 25 novembre 2022 – che l’imprenditore sentito nel corso del processo “Testa del Serpente” davanti al tribunale di Cosenza «ha dichiarato che non erano stati Danilo Turboli e P.G., i ragazzi che aveva incontrato il giorno del posizionamento della bottiglietta dinanzi la sua attività, essendo stato avvicinato da un uomo mandato da Porcaro». L’articolo 500 comma 4 del codice di procedura penale si riferisce a «dichiarazioni predibattimentali della persona offesa, vittima di violenza sessuale, che, per sottrarsi a gravi intimidazioni finalizzate ad evitarne la deposizione o a ritrattare le accuse, sia costretta a rendersi irreperibile e non compaia in udienza per testimoniare». Il pubblico ministero ha chiesto al Tribunale, trovando l’opposizione delle difese, che nel processo possano entrare le dichiarazioni rese da Turboli su questo specifico episodio. Dopo una breve camera di consiglio, il Tribunale «si è riservato la valutazione sulla utilizzabilità rispetto alle dichiarazioni rese dal teste F.B.».

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