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l’intervista

Gianmarco Carroccia dalle «allettanti promesse» di Battisti al nuovo singolo

Il cantautore si esibirà il 20 agosto nell’arena del Teatro Comunale di Soverato per il XX Festival d’autunno. Stasera Loredana Bertè

Pubblicato il: 17/08/2023 – 14:44
Gianmarco Carroccia dalle «allettanti promesse» di Battisti al nuovo singolo

CATANZARO Si esibirà sul palco dell’arena del Teatro Comunale di Soverato il prossimo 20 agosto per il XX Festival d’autunno diretto da Antonietta Santacroce che partirà ufficialmente questa sera alle 22 con l’atteso concerto di Loredana Bertè. Lui è Gianmarco Carroccia, da qualche anno un volto noto agli amanti della musica d’autore italiana: di fianco alla sua produzione personale, porta avanti una serie di progetti basati sui maggiori successi firmati da Lucio Battisti, in più di un’occasione affiancato anche da Mogol. Lo abbiamo sentito mentre rientrava a casa dopo quattro date in Sicilia, per farci raccontare qualcosa di lui e di cosa ci aspetta in quel di Soverato.

Domanda di rito: come è nata la sua passione per Battisti?

«È nata da piccolissimo a quattro anni quando ascoltai per la prima volta da un mangianastri della macchina di mio padre una canzone, tra l’altro tra le meno conosciute, “Le allettanti promesse”, che mi colpì al punto da spingermi di approfondire l’intera produzione di Battisti e la musica italiana in generale».

Di recente è uscito il nuovo singolo firmato da Gianmarco Carroccia. Ce ne può parlare?

«“Non mi spaventa tanto amare” parla dell’esternare i propri sentimenti, senza barriere e senza limiti e tra l’altro è una canzone nata in poco meno di mezz’ora, sia il testo, sia la melodia. Solitamente quando le cose arrivano di getto, c’è molta verità perché sono molto sentite».

carroccia
Gianmarco Carroccia

È difficile riuscire a smarcarsi dall’ombra di Battisti e Mogol, per un cantautore con una sua identità come lei?

«Oggi è difficile in generale fare questo lavoro: l’artista oltre a fare l’artista deve far da produttore, deve fare il promoter e deve cercare di fare un po’ tutte quelle figure che una volta appartenevano agli addetti ai lavori, dall’editore che promuoveva l’opera, al produttore che investiva di tasca sua sull’artista. Invece oggi è tutto molto più difficile: è proprio il periodo storico che viviamo che purtroppo non investe molto sulla cultura e quindi è sempre più complicato fare questo lavoro».

E la tecnologia in tutto questo, non aiuta?

«La tecnologia aiuta, sì, però una volta c’era il piacere di registrare e realizzare qualcosa insieme, si entrava in studio con un gruppo di musicisti, ognuno metteva le proprie idee fino all’ottenimento del sound finale. Oggi c’è una figura centrale che grazie alla tecnologia e agli strumenti virtuali ed elettronici realizza tutto individualmente, e purtroppo si perdere il piacere di condividere qualcosa insieme ad altre persone ed è u risultato che comunque l’ascoltatore credo capisca, di cui si renda conto».

Tutti parlano di lei ed Emozioni, il progetto/spettacolo legato a Lucio Battisti e Giulio Rapetti Mogol, ma lei non ha nascosto che tra i suoi “padri” musicali ci sono anche Cocciante e Celentano. Con quale di loro si sente più affine?

«Ci sono tanti cantautori della musica italiana che io amo particolarmente, sicuramente insieme a Battisti ci sono Claudio Baglioni e Riccardo Cocciante. E poi certamente Adriano Celentano, Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Luigi Tenco, Sergio Endrigo: abbiamo un patrimonio artistico nazionale che sicuramente non è da meno rispetto a quello straniero».

Anche la tv, ultimamente, l’ha consacrato con le sue partecipazioni alle trasmissioni di Carlo Conti, su Raiuno. Cosa è cambiato nel suo lavoro, dopo questo riconoscimento?

«Mi ha dato sicuramente più visibilità, ma di certo io continuo a fare il mio lavoro come facevo anche prima con la stessa passione e con lo stesso impegno, parallelamente porto avanti anche la scrittura di queste nuove canzoni che spero di poter portare a un pubblico sempre più grande».

Il panorama musicale attuale italiano, o meglio ciò che pare avere più presa sul pubblico, sembra dare poco spazio alle vocalità e anche i testi danno l’impressione di lasciare il tempo che trovano: premesso che di nuovi Battisti e Mogol difficilmente ce ne saranno, crede sia il tramonto – almeno dal punto di vista del riscontro del pubblico – di un certo modo di fare musica, o cosa?

«Conosco tanti bravissimi cantautori che secondo me meriterebbero molto più spazio. Purtroppo oggi c’è, da parte dei discografici e delle radio, la tendenza a spingere un genere rivolto soprattutto ai giovanissimi, e non a una fascia d’età più ampia come avveniva negli anni passati. Il mio timore è: cosa rimarrà tra cinquant’anni di ciò che ascoltiamo oggi? Perché noi cantiamo e conosciamo bene le canzoni del passato, anche di sessanta anni fa come quelle di Edoardo Vianello, di Gianni Morandi, ma tra cinquanta, sessanta anni non so se riusciremo a fare lo stesso con quello che ascoltiamo oggi dalle radio, che molto spesso si rivelano essere prodotti usa e getta della durata di poche settimane, che già dopo pochi mesi, le abbiamo dimenticate. Quindi questo secondo me si creerà un vuoto culturale non indifferente».

Ci stupisca: ci dia un nome presente nella sua personalissima playlist che nessuno si aspetterebbe mai che lei ascoltasse

«Ascolto un po’ di tutto, ma soprattutto musica cantautorale. Ultimamente ascolto la classica e mi sono appassionato alle colonne sonore dei film, ma devo ammettere che ascolto con molto piacere anche Marco Mengoni, Diodato, ma pure i Pinguini Tattici Nucleari, Annalisa, Levante, Elodie. Però diciamo che provenendo da una scuola di cantautori, il mio genere è quello lì».

Cosa si dovranno aspettare gli spettatori che il 20 agosto verranno ad ascoltarla a Soverato?

«Sicuramente una serata in cui loro stessi saranno i protagonisti dello spettacolo: è un momento di condivisione, due ore in cui canteremo insieme. Sarà sicuramente un piacere reciproco. Con la speranza che possano tornare a casa con un ricordo molto piacevole».

(redazione@corrierecal.it)

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