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Sette giorni di calabresi pensieri

Occupiamoci di chi resta al Sud e costruisce il futuro giorno dopo giorno

Il dibattito tra fuga e restanza. Il ritorno degli argentini in Calabria. Il grande cuore dei sommozzatori. Lo “Sfortunino d’oro” ad Altomonte e il populismo calcistico. I voti della settimana

Pubblicato il: 26/08/2023 – 6:48
di Paride Leporace
Occupiamoci di chi resta al Sud e costruisce il futuro giorno dopo giorno

Girano tanti calabresi per il mondo. La restanza di questi corregionali dovrebbe essere il primo punto di ogni agenda. Sul Fatto Quotidiano ho letto un dialogo a distanza tra due laureati calabresi che si conoscono e che hanno espresso le loro tesi opposte.
Ha dato fiato per primo alle parole il giornalista Renato Nappi che ha raccolto la storia di un nostro autorevole “cervello in fuga”, Renato Umeton, laureato Unical, ha 39 anni e vive negli Stati Uniti ormai da un decennio. Tra il 2010 e il 2013 lavora come precario della ricerca in Italia: «Ho fatto oltre 20 concorsi per un posto da ricercatore universitario. Ci dovevo provare: l’Italia è il Paese dove sono cresciuto e che mi ha dato tutta la formazione scolastica». Fin quando non arriva la chiamata da Boston, nell’università dove era stato in visita tre anni prima. «Non ci ho pensato due volte. Questa volta non partivo per me, ma per dare una chance migliore della mia ai miei figli».
È così che si realizza il “sogno professionale” di Renato: lavorare come direttore dell’Intelligenza Artificiale e Data Science al Dana-Farber Cancer Institute, il quarto ospedale oncologico al mondo.
Quanto alle differenze nell’organizzazione del lavoro rispetto all’Italia, la risposta è chiara: «Sì, una: la meritocrazia», spiega Renato. La sensazione in Italia, soprattutto guardando la classe dirigente, era che «andassero avanti principalmente i furbetti e non necessariamente chi era più preparato o lavorava di più». Il solito quadro di sconforto italico è calabrese. Lo scorso 21 agosto il quotidiano di Marco Travaglio ha pubblicato la lettera di Andrea Ricca, Ingegnere ed esperto tecnico presso società, istituzioni ed enti comunali, regionali e ministeriali, nonché amico d’infanzia di Renato che rovescia la frittata. Le due storie sono state giustamente riprese dal nostro Corriere di Calabria.
La disamina dell’ingegnere è arguta sulle notazioni della libera ricerca rispetto a quella americana tutta legata al profitto. L’ingegnere all’amico d’infanzia luminare al Mit di Boston aggiunge nel ragionamento un pezzo di sentimento da non trascurare quando afferma: «L’Italia, in particolare la Calabria, non è solo imbattibile per le vacanze, come riferisci tu; è straordinaria ogni giorno: si può lavorare in edifici storico-artistici con affreschi e vista sul centro storico, come palazzo Arnone a Cosenza, o in costruzioni moderne come la cittadella regionale a Catanzaro, o aprire una finestra dagli uffici del Comune di Tropea e ammirare il santuario di S. Maria dell’Isola che sorge su uno scoglio».
Andrea testimonia la felicità di restare e la confida al celebre amico “costretto” a partire. Una sorta di Giano bifronte della nostra condizione odierna, due facce della stessa moneta che non possiamo lanciare in aria con un sorteggio per tale complessa questione. Ha scritto Marcello Veneziani, intellettuale meridionale quasi sempre non banale nelle sue riflessioni: «Parliamo sempre di chi se ne va dal Sud, ma se ci occupassimo pure di chi resta?».
Senza trascurare coloro che partono, quanti sono, le ingiustizie che subiscono; forse ad occuparci di più di quelli che restano capiremmo meglio le ragioni di una resistenza necessaria che deve alimentarsi con l’ottimismo della ragione. La restanza non pioverà dal cielo, concorderà Vito Teti cui dobbiamo l’ampia riflessione sul fortunato neologismo. La restanza si costruisce giorno per giorno. Altrimenti affogheremo di resilienza. Già da tempo affidata a piani quinquennali dal sapore staliniano.

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Girano tanti argentini in Calabria quest’estate. Lavorano in bar, lidi, ristoranti. Hanno la doppia cittadinanza e la sfruttano per poi trasferirsi in altri paesi. Sono gentili e con l’inflessione del loro spagnolo contaminato sono in fuga dalla terribile crisi economica del loro paese. Ha avuto fiuto nel rinvenire il fenomeno a luglio Claudio Piazzotta su Italia Oggi scrivendo della sua vacanza calabrese «nella spiaggia attrezzata dove storicamente ho un abbonamento stagionale, mi accorgo che il personale, dai camerieri a chi sistema sdraio e ombrelloni, è diventato tutto argentino. Pure al supermercato, in coda alle casse, sento parlare argentino. Infine, nella meravigliosa gelateria della piazza centrale del paese, ecco che a servirmi al tavolo ci sono ancora ragazzi argentini».

Apprendo anche che l’associazione Italo Argentinos, che riunisce rappresentanti della comunità argentina in Italia, in collaborazione con Confartigianato Imprese di Catanzaro, l’agenzia Openjobmetis e Albatros srls ha presentato un progetto che mira a ripopolare i comuni meridionali più colpiti dall’emigrazione dei giovani e dall’invecchiamento generale della popolazione, favorendo l’immigrazione dall’Argentina e da altri Paesi sudamericani. È diretto non solo agli argentini discendenti da italiani, ma anche a tutti quei sudamericani che vogliano ottenere in futuro la cittadinanza del nostro Paese. Un buon inizio. Così va il mondo. A milioni partirono dalla Calabria per l’altra parte del pianeta. Oggi tornano i loro nipoti. Facciamoli restare. Sarebbe una buona restanza.

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Storie di disabili. Scrive il Corriere della Calabria «Lo scorso 12 agosto, in un noto stabilimento balneare di Soverato, una giovane psicologa ha perso il controllo della propria carrozzina, sulla quale è costretta a stare a causa di una grave malattia. La psicologa Maria Grazia Di Cello, che si trovava in acqua, è riuscita in tempo a sganciarsi dalla sedia a rotelle, adatta a entrare in mare e camminare sulla spiaggia. La carrozzina, affondata, garantiva alla ragazza la possibilità di raggiungere autonomamente il mare. La vicenda, che ha emozionato l’intera comunità soveratese, ha trovato lieto fine nel pomeriggio del 22 agosto, quando il carabiniere Luigi Morello è riuscito a recuperare la carrozzina». Voto “dieci” ai sommozzatori che hanno dato il loro impegno e i loro polmoni. Per una storia da libro Cuore una brutta fake news a Cetraro. Località che da tempo ha passerelle per l’accesso in spiaggia per disabili. Nei giorni scorsi una madre è stata fotografata sul lungomare a sua insaputa con il figliolo in carrozzella dal ritorno dal mare. Il tutto è stato presentato sui social come un disdicevole disservizio dell’amministrazione locale. Ogni commento sarebbe superfluo. Meditate su come è meglio informarsi.

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Tante tartarughine in questi giorni escono dalle uova sulle spiagge calabresi. È un buon segno di salute biologica per le spiagge che ospitano il lieto evento. Un grazie e un “dieci” a volontari ed esperti che tutelano la presenza delle “caretta caretta”.

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Un elicottero dell’azienda «Calabria Verde» della Regione Calabria, destinato alle operazioni antincendio, è stato completamente distrutto dalle fiamme provocate da un «piromane» fermato dai carabinieri. La persone in questione soffrirebbe di disturbi psichici. L’elicottero era parcheggiato su un terreno comunale nelle adiacenze della discarica di Rizziconi. Speriamo sia solo il gesto di un folle e che nessuno abbia armato la persona su modello Isis. Altrimenti la vicenda assumerebbe toni molto inquietanti.

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«Annullato per indisponibilità dell’artista». «No, io ci sono». Il Festival di Altomonte fa una figuraccia con Luxuria

Altomonte è un luogo dell’anima calabrese. Fu Costantino Belluscio a saperlo tutelare (voto 10 alla memoria). Ne fece una sorta di Orvieto di Calabria costruendo anche un anfiteatro da sempre Arena di buoni spettacoli. Era attesa Vladimir Luxuria con uno spettacolo intrigante ispirato ad una celebre canzone di De Andre’ su una transessuale. Nella promozione qualcosa non ha funzionato e lo spettacolo è stato annullato. Motivandolo con l’indisponibilità dell’artista. Bene ha fatto Luxuria a spiegare le ragioni reali dell’annullamento in un video sui social, ricevendo la solidarietà anche da Rita Dalla Chiesa non proprio vicina al suo credo politico. Sciocche invece le polemiche sollevate da certo popolo della Rete complottista in merito alle tematiche dello spettacolo. Non si compra uno spettacolo a scatola chiusa. Anche se in maniera tardiva il sindaco di Altomonte, Gianpietro Carmine Coppola, ha riparato scrivendo una lettera a Luxuria invitandola a recuperare al più presto lo spettacolo “Princesa”. Altro subbuglio organizzativo ad Altomonte per la data del 23 agosto che ha visto alternarsi in cartellone Sergio Rubini che ha rinunciato per motivi di salute, Ornella Muti malata anche lei, infine Michele Placido che avrebbe rinunciato per impegni di set cinematografici (ma quando si firmano i contratti non ci sono film che prevalgono). Strano che negli stessi giorni i tre artisti siano stati regolarmente in scena. Qualcosa è evidente che non ha funzionato. Altomonte, biglietto di visita del turismo culturale calabrese, merita migliore gestione e organizzazione. Altrimenti si vedranno costretti ad istituire “Lo sfortunino d’oro”.

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A Reggio Calabria ore di passione in attesa del verdetto del Consiglio di Stato di martedì sulla sorte della Reggina cui auguro il miglior esito possibile con la permanenza in serie B. Sono perplesso invece sul punto che Comune, Città metropolitana e soprattutto la Regione si costituiscano in giudizio a favore di una società privata come ha annunciato la vicepresidente Princi in accordo con il presidente Occhiuto. Un conto è il sostegno morale ai tifosi altro la coessenza amministrativa con persone fisiche. A quanto pare il populismo calcistico giustifica ogni azione.

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I settant’anni di Massimo Palanca hanno trovato giusta santificazione sui principali quotidiani italiani e nella “sua” Catanzaro gli è stata assegnata la cittadinanza onoraria incastonata in mezzo a festeggiamenti di ogni tipo. Un marchigiano catanzarese con i baffi anni Settanta. Un eroe d’altri tempi, un uomo bandiera, che segnava sovente direttamente dal calcio d’angolo. Un provinciale di successo che per tecnica e stile umano merita gloria imperitura per essere entrato a pieno titolo nella storia del calcio. Voto “dieci” che formulato da un tifoso del Cosenza (che di dolori personali ne ha ricevuti non pochi da Massime’) vale anche il doppio. (redazione@corrierecal.it)

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