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La riflessione

«Se tutto il mondo si riduce ai soldi»

Cosa è rimasto, soprattutto ai giovani, dalla caduta del comunismo che determinò le reazioni a catena della deideologizzazione? È una domanda a risposta multipla che ha una connotazione: niente. A…

Pubblicato il: 30/09/2023 – 10:40
di Mario Campanella
«Se tutto il mondo si riduce ai soldi»

Cosa è rimasto, soprattutto ai giovani, dalla caduta del comunismo che determinò le reazioni a catena della deideologizzazione? È una domanda a risposta multipla che ha una connotazione: niente. Anzi, qualcosa di più e cioè l’idea racchiusa nella definizione narcisistica che valgano solo i soldi, più ancora del potere, e che in mezzo ci sia una terra di nessuno difficile da coltivare.
Chi attendeva, soprattutto gli eredi del liberismo puro, la fine del socialismo reale come una catarsi collettiva non aveva fatto i conti con le profezie di ampi settori della Chiesa, e della sua magnifica dottrina sociale, del movimentismo terzista, cioè di quelle espressioni atipiche seppure anticomuniste, che mettevano in guardia dalla proliferazione del consumo e del suo trionfo. Pasolini molto prima di Chomsky, ma anche Deleuze, non erano sostenitori del comunismo come modello di realizzazione nonostante avessero radici ben strutturate eppure avevano anticipato con largo anticipo ciò che accade oggi.
Quando si parla di narcisismo e di prevalenza dell’ego nella cultura di massa ci sì dimentica di ciò che il nichilismo è: assenza di Dio, morto abbondantemente nella cultura occidentale, dei partiti, delle forme di sublimazione collettiva che garantivano impegno e attenzione verso l’esistenza.
Se oggi ci meravigliamo dell’ascesa narcisistica è la meraviglia stessa a meravigliare: nell’assenza di ogni gerarchia spirituale è pressoché normale che emerga unicamente l’Io, come unico riferimento di vita.
In questa dimensione l’idea che fare soldi sia l’unico scopo è ancora più tristemente coerente. Lo è nella società in generale e anche in segmenti della vita politica che somigliano terribilmente a ciò che accadde a Mosca dal 1990 in poi e cioè l’emersione nel vuoto di ricchezze stratosferiche ma sempre più minoritarie e la crescita di un malessere mediano con il restringimento della middle class.
Si può obiettare che proprio negli anni ottanta reaganiani si impose l’idea prevalente del benessere associato alla ricchezza e di un mondo privato dalle idee come garanzia di pace. Abbiamo purtroppo l’archivio di come le guerre più tremende, dal 45 in poi, si siano verificate in concomitanza con la deideologizzazione e non solo per le mutazioni geopolitiche.
Rimpiangiamo il comunismo sovietico? Ovviamente no ma rimpiangiamo la capacità di vivere l’impegno politico e sociale in funzione di un’idea e non di uno scopo.
Un grande studioso del narcisismo come Antonio Semerari ha illustrato bene le dinamiche di un fenomeno che viene analizzato più per gli effetti che per le cause. Il narcisismo che sia benigno o maligno è la conseguenza di una deflagrazione identitaria che parte da lontano.
Recuperare le dimensioni delle idee significa anche saper accettare la valenza dello scontro che è essenziale, chiaramente nelle forme della civiltà e del rispetto, per fare maturare una consapevolezza che non agganci il successo personale come unico modello di riferimento.
La sinistra ha parlato per decenni di ascensore sociale e poi, quando una donna proveniente da un quartiere popolare è arrivata ai massimi livelli della politica rappresentativa ne ha fatto addirittura un esempio negativo.
Il fenomeno è di natura globale e non nazionale. Credere che le ideologie fossero il male assoluto è stata un’illusione propalata da modelli egemonici che hanno pensato che il benessere dovesse essere inteso come unica aspirazione di vita e non invece come parte dell’identità personale.
Seppure il novecento abbia portato guerre devastanti e regimi di oppressione, oltre a fenomeni fortunatamente irripetibili, pensare di superare i conflitti con un positivismo assolutista non poteva essere la soluzione. E solo una forte autocritica individuale può portare a una nuova speranza caratterizzata dal ritorno delle idee e della spiritualità. Che è per sua natura laica e mai invadente ma quanto più necessaria a riempire il grande vuoto dell’esistenza.

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