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Indagine Karpanthos

Racconti e suggestioni su Franco Coco Trovato: «Era il secondo dopo Totò Riina»

I corpi buttati nell’acido, l’esercito di uomini ai suoi comandi, gli ordini impartiti dal carcere: «Lui era in galera e le persone morivano»

Pubblicato il: 02/10/2023 – 7:00
di Alessia Truzzolillo
Racconti e suggestioni su Franco Coco Trovato: «Era il secondo dopo Totò  Riina»

CATANZARO La figura di Franco Coco Trovato viene generalmente legata alla ‘ndrangheta nel Nord, a Lecco in particolare. Oggi è un anziano boss di 76 anni, originario di Marcedusa, che si trova ristretto al 41 bis. Ma la sua figura carismatica non ha smesso di guidare e influenzare le nuove generazioni. Ancora nel 2019 su di lui circolano racconti e suggestioni: avrebbe comandato oltre 200 omicidi, si sbarazzava dei nemici sciogliendoli nell’acido (in una enorme vasca che teneva in un capannone), era diventato il secondo boss dopo Totò Riina, comandava un esercito di uomini, impartiva ordini dal carcere: «Lui era in galera e le persone morivano».
Sono i dialoghi emersi nell’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro, “Karpanthos”, e rintracciano quel filo invisibile che porta le cosche di Petronà e Cerva, paesi cerniera tra le province di Catanzaro e Crotone, fino al cuore del sistema creato da Franco Coco Trovato.

La nipote Giusy

Basti pensare che tra gli indagati troviamo Giuseppina Trovato, detta Giusy, 38 anni, nata a Lecco, figlia di un fratello del boss.
È accusata di associazione mafiosa, intranea alla cosca Carpino, nella sua subarticolazione territoriale costituita dal gruppo di Cerva. È lei che si sarebbe adoperata per convincere il compagno Danilo Monti a interrompere la collaborazione con la Dda di Catanzaro. Il grimaldello più pesante usato da Giusy Trovato sul fidanzato sarebbe stata la loro bimba. Ha funzionato. Il gip distrettuale riferisce di un Monti che «lamentava la mancanza della figlia e diceva di voler morire». Lei lo avrebbe convinto a parlare solo dell’omicidio del macellaio Francesco Rosso, per il quale era stato arrestato, poi si sarebbe incaricata di portare all’esterno le sue dichiarazioni per metterle a conoscenza della consorteria. «… portava all’esterno i messaggi di Danilo Monti, scritti su fazzolettini consegnati durante i colloqui in carcere, tenendo costantemente aggiornato Monti sui rapporti con i sodali, rassicurandolo sul fatto che non aveva da temere per la sua incolumità; manteneva i rapporti con i sodali, sia nella provincia di Lecco, sia in Calabria…», annotano i magistrati della Distrettuale di Catanzaro nella richiesta di misure cautelari vergata dai pm Veronica Calcagno e Debora Rizza e coordinata dal procuratore Nicola Gratteri e dall’aggiunto Giancarlo Novelli.

«Comandava in tutta Italia»

Nei dialoghi Coco Trovato viene descritto come soggetto che «comandava» in tutta Italia, narcotrafficante di grosso calibro, arrivando a gestire i suoi affari anche dal carcere. Nel corso dei dialoghi, Luigi Colosimo, 36 anni, – anche lui considerato intraneo alla cosca Carpino – chiedeva a Giusy Trovato se nel recente passato avesse fatto visita allo zio e la donna rispondeva dicendo che l’ultima volta c’era stata circa cinque anni prima. Più ricco di aneddoti si rivela il padre di Colosimo (non indagato) che avrebbe appreso parecchi racconti da tale “Sandrino” autista di vecchia data di Franco Coco Trovato.
Il giovane Luigi è curiosissimo: «A Franco ce ne hanno accollato, quanti ce ne hanno accollato Giù?… 200 vero!?… omicidi a Franco? – chiede a Giusy Trovato – oh io conosco certe persone di qua… sai che mi hanno detto?… calabrese?… di dove sei?…c’ho detto che sono della provincia di Catanzaro… dice noi conosciamo solo una persona di questa provincia… che a Milano ha comandato… è come si chiama?…Franco Coco…».

«Il secondo dopo Totò Riina»

Claudio Gentile, del gruppo criminale di Cerva, rincara la dose: «Ma infatti era diventato il secondo dopo Totò Riina eh!».
Il dialogo aiuta a delineare un quadro di Franco Coco Trovato, un uomo che fino ai trent’anni ha portato il cognome Coco della madre, fino a quando, nel 1977, il suo padre naturale non lo ha riconosciuto formalmente. Un uomo che, da capo del locale di Marcedusa, era divenuto capo di un’alleanza di ‘ndrine del milanese e del lecchese tra gli anni ottanta e novanta.
Un uomo che ha dei fratelli «proprio diversi» da lui. Il padre di Giusy Trovato, infatti, faceva il cantante mentre un altro fratello fa il pizzaiolo.
Luigi Colosimo è curioso di sapere dal padre se Franco Coco Trovato avesse mai messo in fratelli «in mezzo a questi casini», o se avesse altri uomini.
«All’epoca aveva un esercito», risponde il padre.
Uomini che comandava anche dal carcere: «Lui in galera e le persone morivano… e lui era in galera! (…) pure in Sardegna comanda lui e ti sto dicendo che, lui era in galera e le persone morivano!». Un uomo che faceva sparire un corpo buttandolo nell’acido, nel silenzio di un capannone: «Lo buttava dentro là, in quell’acido… e squagliavano (…) aveva un capannone, aveva una vasca più grande di questo appartamento, di acido, le persone vive ci buttava.. e si scioglievano… con tutte le robe ce le immergeva…».
«Pà – chiede Luigi Colosimo – a me hanno detto che era un uomo fortissimo!»
Il paragone ritorna sul capo di Cosa Nostra: «Un po’ di anni è stato insieme con Totò Riina lo sai?».

La faida e l’influenza del gruppo di Coco Trovato

Nel 2001 le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Scarpino rivelano quanto ancora forti fossero il legame e l’influenza del gruppo comandato da Coco Trovato con la terra d’origine e le cosche che la presidiavano. Il pentito rivela che nel territorio di Petronà, negli anni 90, c’era una sanguinosa faida tra la cosca Carpino e la cosca Bubbo (alla quale mise fine l’intervento degli Arena). In un agguato ad agosto 1992, il capo cosca Alberto Carpino era rimasto miracolosamente illeso mentre uno degli uomini che viaggiava con lui era stato ucciso.
Scarpino racconta che i Bubbo si avvalevano dell’appoggio della cosca di Iazzolino e di quella capeggiata da Franco Coco Trovato.
Il mancato collaboratore Danilo Monti, invece, ha raccontato di come i territori di Petronà e Cerva, sui quali imperversano le cosche Carpino e il gruppo di Cerva, fossero alle dipendenze dal locale di ‘ndrangheta di Mesoraca, facente capo a Mario Donato Ferrazzo, alias “Topolino”.
Dichiarazione che trovano riscontro in quelle rese nel 2017 dal collaboratore Giuseppe Liperoti: «Petronà così come Sersale era una ‘ndrina di Marcedusa fin dagli anni 90 allorché in Marcedusa era forte l’influenza di Franco Coco Trovato. Quando Franco Coco Trovato ormai trasferitosi a Lecco comincia a perdere interesse in relazione alla Calabria, il locale si sposta a Mesoraca e si riconosce come capo Mario Ferrazzo, alias Topolino. […]».
L’influenza di Coco Trovato persisteva, però, nei territori calabresi dove era cresciuto. Tanto che a luglio 2020, Giuseppe Rocca, uno dei promotori della cosca Carpino, si rivolge a Tommaso Scalzi, reggente della consorteria dopo l’arresto di Coco Trovato, per chiedergli come fare per far giungere un messaggio al boss, visto che c’era un suo cugino che voleva chiedergli il permesso per fare un “viaggio”. E certi “permessi” poteva darli solo Franco Coco Trovato. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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