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Lotta alle mafie, Mancuso: «Il progetto “Liberi di scegliere” diventi modello nazionale»

Apprezzamento del presidente del Consiglio regionale per l’appello del parlamentare de Raho: «Bene il metodo di togliere i figli ai malavitosi»

Pubblicato il: 30/10/2023 – 19:35
Lotta alle mafie, Mancuso: «Il progetto “Liberi di scegliere” diventi modello nazionale»

REGGIO CALABRIA «È un impegno da assumere con fermezza a livello nazionale, quello di accompagnare le repressione dei fenomeni mafiosi con il potenziamento della scuola, dei servizi sociali e della cultura alla legalità, per garantire ai minori a rischio un percorso di liberazione dalle logiche criminali e il diritto al futuro. In tal senso, fa piacere l’apprezzamento del già procuratore nazionale antimafia on. Federico Cafiero de Raho, per il progetto “Liberi di scegliere” avviato in Calabria del giudice Roberto Di Bella, promosso dall’associazione “Biesse” e di recente trasformato in legge dal Consiglio regionale della Calabria. È un progetto che può essere adottato in Campania, soprattutto nelle aree come Caivano, e in quelle in cui la criminalità organizzata specula consenso sul disagio sociale». Lo dice il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, che aggiunge: «Il progetto “Liberi di scegliere”, l’esperienza positiva sul campo e la filosofia e gli intenti solidaristici che lo caratterizzano, possono dare, qualora esteso e potenziato, la possibilità a tanti figli di ‘ndrangheta o vincolati ad altre forme di criminalità, di ricostruirsi una vita, partendo dall’importanza dell’educazione dei giovani ai valori di legalità e giustizia, aiutando questi figli o parenti di mafiosi a scegliere liberamente fra la legalità e un destino di mafia, tra legalità e un destino di carcere o morte».
Infine: «Come Consiglio regionale, abbiamo condiviso appieno la necessità di attivare un percorso educativo che coinvolga le scuole di ogni ordine e grado e che ha la finalità di contribuire alla formazione di una cultura della legalità e dell’etica pubblica. Ai minorenni che hanno commesso dei reati bisogna realisticamente garantire la possibilità del recupero sociale».

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