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Digitale, aree industriali e forestazione: alla Regione sono allo studio altre riforme

“In cantiere” ulteriori provvedimenti che potrebbero incidere nel sistema degli enti strumentali e di sottogoverno dell’amministrazione

Pubblicato il: 04/11/2023 – 17:46
Digitale, aree industriali e forestazione: alla Regione sono allo studio altre riforme

CATANZARO I primi settori a essere stati “toccati” sono stati la sanità con Azienda Zero, i trasporti con la Sacal tornata sotto il pieno controllo pubblico, l’ambiente nei due segmenti dell’acqua e dei rifiuti con l’Arrical, il lavoro con l’Arpal e poi ancora l’agricoltura con la rivoluzione dei Consorzi di Bonifica, che vanno verso la liquidazione per fare posto a un unico Consorzio regionale. Ora lo stesso “cambio di pelle” si potrebbe profilare in altri settori: il digitale e relativa transizione, il sistema delle aree industriali e forse anche la forestazione. La strategia di riformare e innovare settori dell’amministrazione da parte del presidente della Regione Roberto Occhiuto e della sua Giunta potrebbe avere nel futuro più o meno immediato un’ulteriore appendice e vivere un ulteriore slancio dopo le prime scelte effettuate nel 2022 e nella prima metà del 2023. La strada imboccata dal governatore Occhiuto è stata quella di razionalizzare il portafoglio degli enti strumentali, degli enti para e sub regionali e delle società partecipate e controllate attraverso la ridefinizione e in alcuni casi la creazione di nuove governance. Per alcune di queste nuove “creature” gli effetti del restyling si stanno già dispiegando, come Sacal e Arrical, per altre come Azienda Zero il cammino è ancora faticoso. Si vedrà nei prossimi mesi.

Le riforme in cantiere

Come si vedrà, nei prossimi mesi, in che modo e quando prenderanno forma altre “riforme” che – secondo quanto riferiscono fonti della Cittadella – si stanno studiando al piano più alto della Regione, su input di Occhiuto. Anzitutto, si sta lavorando per l’istituzione di nuova società regionale per il digitale, società annunciata dal presidente Occhiuto nelle scorse settimane agli Stati generali della digitalizzazione in Calabria: il modello dovrebbe essere quello di una società in house sostanzialmente di diritto privato anche se di proprietà pubblica e che opererebbe sul mercato, quindi con una flessibilità maggiore, con una possibilità di incentivare profili professionali innovativi e richiesti sul mercato. Il progetto di legge sulla società in house del digitale sarebbe di fatto già pronto per essere approvato in Giunta quanto prima: sotto questo aspetto si aspetterebbe l’ok del Bilancio per andare dritti alla metà, vale a dire il via libera in Consiglio regionale. Ma non è finita, perché a quanto risulta (leggi qui in anteprima sul Corriere della Calabria) la Giunta Occhiuto sta studiando anche a un’altra riforma, il cui obiettivo è anzitutto quello di archiviare una volta per tutte la controversa (e di fatto fallimentare) parabola del Corap, il Consorzio regionale delle Attività produttive frutto dell’accorpamento delle vecchie Asi: il progetto in questo caso è la creazione di una nuova agenzia regionale per la gestione delle aree industriali che avrà operatività piena. Ma c’è anche un’altra sfida ambiziosa in atto, dalle parti della Cittadella, quella di trasformare Calabria Verde, il “polmone” della forestazione in Calabria, da ente strumentale a ente pubblico economico: sotto questo aspetto nelle scorse settimane con un decreto la regione ha affidato alla Deloitte, nota società di consulenza, al costo di 27mila euro più Iva un incarico di opinion, in sostanza la redazione di uno studio di fattibilità di questa trasformazione che sarebbe davvero una svolta epocale. In una valutazione del Comitato tecnico di indirizzo istituito presso l’assessorato regionale all’Ambiente si evidenzia che «ancorché abbia forma di ente pubblico non economico, Calabria Verde, nel proprio “dna” ha in realtà una costituency da ente pubblico economico. Verosimilmente, nella fase di costituzione e trasferimento delle attività da parte della Afor, per motivi di speditezza amministrativa, sono stati sottovalutati gli aspetti che avrebbero dovuto portare a una differente forma giuridica». E ancora: «La gestione del patrimonio di beni regionali e la loro valorizzazione non può essere realizzata in maniera efficace se non nella forma dell’ente pubblico economico». Si attende la stesura finale di questo studio, mentre i sindacati avrebbero già manifestato se non contrarietà fortissime perplessità: anche qui comunque si vedrà nei prossimi mesi. (a. cant.)

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