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CREMA&AMAREZZA

Catanzaro, a volte bisogna accontentarsi. Il Cosenza (nel pallone) ha tirato il freno a mano

Ai giallorossi, ancora ko, mancano i gol di Iemmello e Donnarumma. Lupi in crisi di identità

Pubblicato il: 06/11/2023 – 7:45
di Francesco Veltri
Catanzaro, a volte bisogna accontentarsi. Il Cosenza (nel pallone) ha tirato il freno a mano

Non è un periodo facile per Catanzaro e Cosenza. Ancora un punto in due partite, stavolta, però, casalinghe, contro Modena e FeralpiSalò. Recriminano entrambe, ma per ragioni diverse: sfortunati i giallorossi a perdere al 95’ dopo aver colpito una traversa, inaspettatamente sottotono i rossoblù, apparsi in evidente difficoltà di fronte alla cenerentola del campionato. In C il nuovo pareggio del Crotone sul campo non facile di Latina, allontana ulteriormente i pitagorici dalla vetta della classifica e fa tornare qualche malumore nell’ambiente, che avrebbe desiderato un netto cambio di marcia dopo l’esonero rientrato di Zauli. Cambio di marcia che si è visto poco, anche se è già una buona cosa non aver preso gol. In serie D l’autoesclusione dal campionato dell’Fc Lamezia Terme, che, nonostante la presenza della storica Vigor e del Sambiase, sperava di creare «un’unica identità calcistica per il territorio», è stata accolta in città con indifferenza. Questo a conferma del fatto che (Cosenza insegna), certe idee più che unire, dividono.

Catanzaro, mancano i gol di Iemmello e Donnarumma

Parlare di Catanzaro in crisi è azzardato, quindi non lo faccio. Anche perché si ha a che fare sempre con una squadra neopromossa che in 12 partite di campionato ha totalizzato 21 punti. Detto questo, bisogna necessariamente fare i conti con i risultati più recenti e, soprattutto, con le prestazioni che con la squadra schiacciasassi vista in azione fino a due settimane fa, hanno poco da spartire. A parte la dea bendata avversa per il gol del ko preso a tempo scaduto, contro il Modena i ragazzi di Vincenzo Vivarini, come a Como, sono apparsi poco brillanti in fase offensiva, e per chi può vantare il secondo attacco del torneo, la cosa fa notizia. E, forse (senza voler criticare la mentalità vincente di un gruppo da record), in una giornata poco fortunata, sarebbe stato il caso di tenersi stretto il punto piuttosto che cercare la vittoria fino all’ultimo secondo. Anche perché di fronte c’era un avversario di ottimo livello (seppure con diverse defezioni) che ha saputo approfittare degli spazi eccessivi concessi dai giallorossi quando ormai la partita era ai titoli di coda.

Crema: come a Como, anche sabato scorso Jari Vandeputte è stato il migliore in campo. Ancora una rete, la quinta (stavolta inutile) e una prova da pericolo pubblico numero uno per il Modena che, nel secondo tempo, è riuscito leggermente a limitarlo. Se c’è un calciatore su cui Vivarini sa di potersi aggrappare nei periodi di difficoltà, questo è senza dubbio il belga. Della giornata storta del “Ceravolo”, butto dalla torre la difesa e salvo il giovanissimo Giuseppe Ambrosino, bomberino scuola Napoli della Nazionale Under 21, rimasto finora ai margini per le presenze ingombranti in rosa di Iemmello, Donnarumma e Biasci. Sabato il suo ingresso in campo è stato devastante: colpi di classe, tanta grinta e una traversa al 94’ che grida ancora vendetta, colpita un minuto prima la rete del ko di Bozhanaj. Avendo maggiore spazio, potrebbe rivelarsi un’arma in più.

Amarezza: svarioni della difesa a parte, per una volta bocciamo i giocatori più rappresentativi: Iemmello e Donnarumma. Con la loro esperienza e qualità, dovrebbero caricarsi sulle spalle questo Catanzaro apparso di recente in debito d’ossigeno dopo un inizio di stagione folgorante. Invece niente, al cospetto del Modena hanno fatto poco e male. Alle Aquile servono anche e soprattutto le loro prodezze per restare in alto il più a lungo possibile. Quattro gol in due sui 19 realizzati dalla squadra, sono un pochini per i nomi che si portano sulle spalle.

Una fase di gioco di Catanzaro-Modena

Che fine ha fatto il Cosenza?

Fabio Caserta ovviamente non sarà d’accordo (e ci mancherebbe altro), ma il Cosenza visto all’opera nelle ultime settimane sembra davvero poca cosa: gioca male e non tira quasi mai in porta (un gol, di un difensore, in tre partite). E un po’, con il massimo rispetto verso chi come lui la squadra la allena tutti i giorni, viene da chiedersi perché, considerando varietà e qualità di soluzioni offensive a disposizione. Senza voler fare drammi (dopotutto i Lupi in classifica hanno un punto in meno di quanti ne hanno raccolti l’anno scorso alla fine del girone d’andata), ma bisogna dirlo chiaramente: il pareggio contro la FeralpiSalò ha il sapore della sconfitta e, che si punti ai playoff o alla salvezza, preoccupa non poco. Perché ottenuto in casa, contro un avversario fragilissimo, con la difesa rattoppata, in evidente difficoltà e che in 11 partite aveva raccolto 5 punti (con 5 gol realizzati e 22 subiti). Un avversario che al “San Vito-Marulla” ha rischiato di vincere. E, in quel caso, nessuno avrebbe potuto dire niente.

Crema: ci ho pensato a lungo e, a parte il bel gol di Venturi (in crescita anche se non proprio costante) e i 16 punti in classifica (tanti per l’obiettivo salvezza), non c’è proprio nulla da salvare dalla prestazione del Cosenza contro l’ex Zaffaroni, un gentiluomo della panchina sottovalutato, esonerato e maltrattato due anni fa dalla dirigenza bruzia (qualcuno ricorda la sosta all’aeroporto di Lamezia mentre Bisoli firmava con i Lupi?). Una esibizione opaca che si unisce, per idee e gioco espressi, alle due consecutive in terra ligure. Fino a quando è rimasto in campo (a proposito, perché sostituirlo al 56’ con un Florenzi spento e ammonito?), l’unico a fornire qualche guizzo in più ai rossoblù, è stato il solito Marras. Ma è davvero poca roba rispetto al grigiore generale.

Amarezza: si potrà anche dire fino alla noia che il campionato di B è equilibrato, imprevedibile, duro, che bisogna salvarsi evitando i playout e cose così. Tutto corretto, per carità, ma anche di un retorico sfiancante. Ultimamente, insieme a queste verità assolute, sta venendo fuori, neanche troppo timidamente, un’altra certezza: il Cosenza è nel pallone. Rispetto a un mese fa, appare involuto, poco compatto, senza ritmo, cattiveria e identità. Tutino è lontano dalla porta, Forte è poco assistito, Canotto gioca poco e spesso fuori ruolo, Mazzocchi, da pedina imprescindibile, si è trasformato in un panchinaro poco di lusso. Per non parlare dei cambi a partita in corso, spesso poco comprensibili. La domanda, quindi, è la seguente: che fine ha fatto il Cosenza? (redazione@corrierecal.it)

L’azione del gol del pareggio della FeralpiSalò
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