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‘Ndrangheta nella Sibaritide, l’arresto di due latitanti chiude il cerchio delle indagini

Fuga finita per due esponenti della mala. Il loro destino si incrocia nelle inchieste “Gentlemen 2” e “Athena”

Pubblicato il: 10/11/2023 – 15:35
di Fabio Benincasa
‘Ndrangheta nella Sibaritide, l’arresto di due latitanti chiude il cerchio delle indagini

COSENZA L’arresto di Francesco Faillace prima e quella di Leonardo Nino Abbruzzese poi (qui la notizia) ha posto fine alla latitanza di due soggetti sfuggiti alle recenti operazioni coordinate dalla Dda di Catanzaro e che hanno inflitto un duro colpo alla ‘ndrangheta nella sibaritide. Si tratta delle inchieste denominate “Gentlemen 2” ed “Athena“. Un cerchio che si chiude. Nella prima operazione, chi indaga è convinto di aver colpito l’organizzazione di maggiore rilievo criminale riconducibile alle ‘ndrine Forastefano-Abbruzzese, operanti nell’hinterland dell’Alto Ionio Cosentino, con collegamenti nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria, ma anche in Germania, Olanda, nei Paesi dell’est europeo e in Sud America. Un territorio in perenne fibrillazione quello della sibaritide, segnato dal contrasto tra clan impegnati ad esercitare il potere criminale per impadronirsi del territorio. Dopo il cruento scontro tra gli Abbruzzese e i Forastefano si è verificato un mutamento di rotta che ha condotto progressivamente all’alleanza tra le due famiglie.

Le figure di Faillace e Abbruzzese

Sorpreso ad Alicante, in Spagna, lo scorso giugno 2023: Francesco Faillace è ritenuto esponente delle cosche della Sibaritide. Impegnato nel settore alberghiero, era colpito da un ordine europeo di arresto per traffico di droga e appartenenza a organizzazione criminale perché finito al centro dell’operazione “Gentleman 2“. L’ex latitante si era rifugiato in Spagna, dove pare che fosse coinvolto in business collegati al traffico di cocaina. Un’attività che Faillace conoscerebbe bene. Secondo quanto emerso nell’inchiesta della Distrettuale di Catanzaro, infatti, è considerato «intraneo al sodalizio, uomo di fiducia di Pasquale Forastefano, al quale viene demandato il delicatissimo compito di trasportare il denaro necessario per l’importazione di ingenti quantitativi di stupefacente». Il riferimento è ad una maxi partita di droga, si parla di 50 Kg di cocaina, «che dal Sudamerica sarebbe dovuta giungere in Germania e, infine, in Italia, per essere commercializzata nelle piazze di spaccio della Sibaritide». C’è un episodio annotato nell’inchiesta “Gentlemen 2” che vede protagonisti Francesco Faillace e Pasquale Forastefano. I due partono con direzione Francoforte, sul tavolo c’è un presunto affare illecito da concludere. È una chat riportata nelle carte dell’inchiesta a cristallizzare l’episodio. Forastefano afferma: «…Si sì sono con mio cugino ti saluta un forte abbraccio…». Nel prosieguo della conversazione, Forastefano ribadisce la volontà del sodalizio calabrese di «pervenire all’acquisto dello stupefacente e contestualmente, rivelava, ad ulteriore comprova delle intese ordite con gli Abbruzzese, nel rispetto dei nuovi assetti criminali creatisi nella sibaritide, che del trasporto del denaro se ne sarebbe occupato Nicola Abbruzzese, con il quale avrebbe dovuto necessariamente relazionarsi».

Leonardo “Nino” Abbruzzese
Leonardo Abbruzzese alias “Castellino”

Il destino di Faillace incrocia quello del sodalizio criminale degli “Zingari” della Sibaritide e del quale è «partecipe» anche Leonardo Abbruzzese alias “Castellino”. Il 38enne, considerato un «broker» del clan (qui la notizia), è stato rintracciato a Bari dai carabinieri del reparto operativo e del nucleo investigativo di Cosenza, guidati rispettivamente dal tenente colonnello Dario Pini e dal maggiore Giovanni Piscopo.

Non solo un mero portatore di ‘mbasciate per conto del clan, Abbruzzese avrebbe avuto anche ruoli attivi nell’esercizio del potere estorsivo imposto dalla cosca ad alcuni imprenditori. C’è un episodio riportato nell’inchiesta “Athena”, con Abbruzzese impegnato a piegare al volere della cosca un imprenditore attraverso la consegna di frutta e di altra merce «per un totale di circa quattromila euro di valore». La vittima – secondo chi indaga – era «evidentemente intimorita dalle possibili ritorsioni degli Abbruzzese». E non era il solo.

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