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l’intervista

Toman: «Oliverio doveva incatenarsi a Roma. Non farlo ha condizionato la storia della Calabria» – VIDEO

L’autrice a Telesuonano ha parlato del suo libro “Pregiudizio di Stato” in cui racconta la vicenda umana, politica e giudiziaria dell’ex governatore

Pubblicato il: 23/11/2023 – 7:02
Toman: «Oliverio doveva incatenarsi a Roma. Non farlo ha condizionato la storia della Calabria» – VIDEO

LAMEZIA TERME «Io non ho mai avuto il coraggio di qualificarmi perché ho sempre ritenuto che darsi delle etichette tipo artista, cose del genere, fossero delle manifestazioni di presunzione e di cattivo gusto. Quindi io mi sono sempre definita modestamente un operatore culturale». Si è presentata così Adriana Toman, che nell’ultima puntata di Telesuonano, programma in onda ogni settimana su L’altro Corriere tv (canale 75) condotto da Danilo Monteleone, ha presentato il suo libro “Pregiudizio di Stato”, edito da Città del Sole. I sottotitoli, “Quell’Italia a sovranità limitata – Il caso Oliverio”, spiegano un po’ meglio qual è l’argomento trattato dall’autrice, che ha un lungo percorso di vita al fianco dell’ex governatore calabrese. Anche se, ha spiegato Toman, «so di deludere le aspettative di chi vuole vederci qualche nuance romantica, non c’è nulla di romantico in questo libro. Qui dentro si parla del problema della Calabria, cioè la questione Calabria. Il pregiudizio di Stato è il pregiudizio maturato nel corso degli anni e alimentato, ahimè, anche continuamente verso la Calabria. Poi all’interno di questo pregiudizio si è articolata la vicenda di Mario Oliverio, presidente della Regione, ma ricordiamoci che Mario Oliverio non è solamente presidente della Regione Calabria, è Mario Oliverio, che è un’altra cosa, perché ha fatto per dieci anni il presidente della Provincia di Cosenza. E comunque una persona che ha avuto come missione della sua vita quella di rappresentare il popolo».

La Calabria marginalizzata

La lettura complessiva del libro dà l’impressione che, legittimamente, si voglia ripercorrere il percorso di Mario Oliverio alla guida della Regione rivendicandone risultati e meriti. «È vero – ha affermato Toman che oltre alla sua casa editrice ha voluto ringraziare anche Otello Lupacchini (ex procuratore generale di Catanzaro) che ha scritto la prefazione – anche in un tramonto ognuno, come in un’alba, vede quello che vuol vedere. Noi possiamo fare una istantanea del sole sull’orizzonte e possiamo farlo passare come alba o come tramonto. Il poter stare dietro le quinte e osservare determinate dinamiche, mi ha fatto assemblare tutta una serie di pezzi. Che lo Stato sia stato latitante nei confronti della Calabria e non abbia ottemperato i suoi doveri nel fare le infrastrutture che avrebbe dovuto, non è una questione che doveva scoprirla Oliverio. Che la Calabria sia marginalizzata e venga alimentato questo gap di sviluppo è una cosa che purtroppo sta sotto gli occhi di tutti e che la gente paga quotidianamente. Paga soprattutto nel settore della sanità. Perché è nella sanità che si concretizza di più il disagio». Ma il pregiudizio di Stato o il tentativo, poi concreto, di marginalizzare la Calabria, dipende dallo Stato o dipende anche dai calabresi che hanno selezionato una classe politica pluridecennale, poco adatta a rappresentarla? «Si tratta di un gioco – ha spiegato Toman – che si realizza attraverso il controllo delle elezioni, noi non siamo in grado di eleggere i nostri rappresentanti come vogliamo perché ci vengono imposti da Roma. Non va dimenticato che la Calabria ha avuto una tradizione di grandi rappresentanti. Mancini e Misasi, sono figure che quando io ero piccola ricordo che stavano costruendo proprio la Calabria, hanno lasciato tracce importantissime. La Calabria in questo momento è privata di rappresentanza perché a me sembra, e questo lo scrivo nel libro, che con il pilotare attraverso il controllo delle persone che devono poi rappresentare la Calabria, ai cittadini non viene data molta scelta. Roma manda giù determinati nominati che hanno pochissima aderenza col territorio e conoscono molto poco della terra che dovrebbero rappresentare e che più delle volte sono affini a quelle che sono le dinamiche romane. A Roma sappiamo benissimo che c’è un sistema che tra l’altro si può frequentare, si può osservare, ma non occorre necessariamente esserne assorbiti e farsi soggiogare da questi metodi. Però questo comporta avere dei valori molto chiari e ben saldi».
La sensazione è che in Calabria si riesca a fare sistema molto raramente. «Da quello che posso vedere – ha detto Toman – a me sembra che la rappresentanza politica venga vista dalle persone come un’occasione personale. Ma questa ricerca della persona che mette al primo posto l’occasione per sé stesso e non la valorizzazione del territorio, è una cosa che viene purtroppo controllata. Io non credo che in Lombardia ci sia un sistema che permette il controllo capillare delle eventuali candidature, così come lo vediamo in Calabria. Io ho la sensazione che in Calabria si approfitti di questa situazione».

«Alle primarie venne chiesto a Oliverio di non dire che aveva vinto con il 75%»

Il libro di Toman parla naturalmente di vicende che fanno parte della storia recente calabrese raccontate attraverso l’occhio di chi ha potuto osservarla da dietro le quinte, di chi ha informazioni di prima mano. La vicenda narrata nasce qualche anno fa con la celebrazione delle primarie, non viste di buon occhio dal Pd calabrese, in cui Mario Oliverio è il candidato di centrosinistra. In quella circostanza, ha rivelato Toman, Oliverio vince le primarie con il 75 per cento ma gli viene chiesto di dire che aveva vinto con il 55 per cento. «Gli venne chiesto questo, il risultato reale era 75 per cento di Oliverio contro il 25 di Gianluca Callipo». Le elezioni regionali registrano la vittoria di Oliverio, prima però c’era stato il tentativo di coinvolgere il centrodestra di Angelino Alfano e i fratelli Gentile in Calabria, rappresentanti di quel partito che teneva in equilibrio il governo nazionale. «Il governo Renzi – ha ricordato Toman – si reggeva su questa disponibilità di sostegno del Nuovo centrodestra». Nel libro viene narrato che Mario Oliverio si oppone alla richiesta di coinvolgere il Nuovo centrodestra. «Lui entra al Nazareno – continua Toman – e andando avanti nel corridoio vede in una stanza due esponenti del nuovo centrodestra. Rimane sorpreso e poco dopo scopre che questa era la domanda che gli stavano per fare, cioè inserire nelle liste per la sua candidatura alla presidenza della Regione una che facesse capo anche al Nuovo centrodestra in Calabria». Oliverio minaccia di ritirarsi, l’operazione non va in porto e il nuovo centrodestra in quella competizione elettorale mette in piedi una sua proposta politica ed elettorale per i calabresi. Dalle pagine del libro di Toman si ricava però la sensazione che il mancato coinvolgimento del Nuovo centrodestra nella compagine di Oliverio sia sostanzialmente stata la premessa che poi ha indotto a non far toccare palla a Mario Oliverio su un tema cruciale per la Calabria come la sanità. «In quel periodo – ha evidenziato l’autrice – al Nuovo centrodestra facevano capo personaggi che avevano il controllo della Sanità e credo che ce l’abbiano tuttora in alcune province della Calabria». Nel libro viene documentata una delle attività che è stata svolta dal Dipartimento Salute durante la presenza di Mario Oliverio. Una attività meritoria, che consiste nell’aver individuato i pagamenti non dovuti o in alcuni casi doppi rispetto a delle prestazioni eseguite. Oliverio cerca di diventare commissario alla Sanità ma viene sostanzialmente illuso dal premier Matteo Renzi. «Il dirigente del settore del Dipartimento della Sanità, Antonio Belcastro – ha chiarito Toman – in quella circostanza prende atto purtroppo che ci sono una serie di conti che non tornano. Faccio un esempio: venivano mandati come operazioni di alta specialità, con costi molto alti, degli interventi che avevano solo 2-3 giorni di degenza post-operatoria. Dico, è possibile che una persona che viene operata a cuore aperto, ha una degenza di solo 2-3 giorni? Controllando bene, si è scoperto che si trattava di operazioni molto diverse, tipo un’ernia inguinale che costa 2.500 euro. E alla Calabria veniva fatto pagare un conto di 30, 35, 40 mila euro per operazioni molto più costose che però non ne erano mai state fatte. Ovviamente questo non è il problema della sanità, però stiamo parlando di 50 milioni l’anno che venivano spillati non attraverso meccanismi di malavita organizzata o cose del genere, ma approfittando di un sistema di compensazione tra le altre regioni che si chiama “Accordo interregionale per la compensazione della mobilità sanitaria”. Esempio: la Lombardia ha delle persone che vengono in Calabria in vacanza e succede qualche cosa per cui hanno bisogno di andare in ospedale. Vanno in ospedale e la Calabria manda il conto di questa prestazione alla Regione Lombardia. Si capisce bene che essendo la Regione Calabria la principale esportatrice di malati, perché la Calabria esporta il 20,5 per cento di malati l’anno nelle altre regioni, facendo questo si sviluppa un torrente di danaro che va verso Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Lombardia. A tutto ciò si aggiungeva anche questa contabilità un po’ allegra».

«Non incatenarsi a Palazzo Chigi è stato un grave errore»

Parlando sempre di sanità, non si può non fare un riferimento al commissariamento che la Calabria subisce ormai da anni. «Abbiamo sempre avuto la sensazione – ha detto Toman – che mandassero giù questa specie di sceriffi come se il problema non riguardasse la sanità e tecnici preparati che potessero affrontare le situazioni incresciose che si sono create qui, tra l’altro con 18 ospedali chiusi, ma come se la faccenda fosse di ordine pubblico, come se noi fossimo un far west». Ma, tornando ad Oliverio, nel suo periodo di presidenza, ci fu una presa di posizione forte a cui però non diede seguito. Dopo la sua mancata nomina a Commissario della Sanità, il governatore annunciò di volersi incatenare davanti a Palazzo Chigi. Ma alle parole non seguirono i fatti. «Quello è stato un errore con la e maiuscola – ha ammesso Toman –. È stato un errore perché lui, quando Gentiloni, subentrato a Renzi come premier, lo ha chiamato per cercare di mettere un freno a questo pericoloso meridionale che stava per andarsi a incatenare a Roma, ha deciso di non mettere a rischio gli altri progetti che aveva in corso come la Zes, il megalotto che collega Sibari e altre infrastrutture. Poi c’era la ferrovia ionica, c’erano investimenti molto importanti che stavano andando avanti, c’era una trattativa per riuscire a portare soldi in Calabria. Quindi lui di fronte alla presidenza del Consiglio dei ministri che gli dice “fermati un momentino, ci vediamo a quattro occhi e ne parliamo”, in quel momento ha perso quella che è stata la spinta iniziale. Poi bisogna fare i conti anche con i meccanismi psicologici: uno deve sentirsi profondamente motivato per fare una cosa del genere. Io ricordo bene quei giorni, le mie preoccupazioni, il mio stato d’animo, ho vissuto tutto come uno stato di sospensione. Lo farà? Non lo farà? Perché poi non parlava, in quel momento non mi spiegava tutto. Il non incatenarsi per non mandare all’aria il buon rapporto che tutto sommato su altri fronti c’era con il governo, è stata una scelta di razionalità che ha prevalso sull’emotività. Ma, ripeto, è stato un errore che ha condizionato la storia della Calabria in maniera decisiva». «Comunque va detto che con Renzi al governo – ha specificato ancora Toman – non tutto è andato male per Oliverio. C’è stata una lunga interlocuzione. Penso ad esempio che in quel periodo i fondi europei sono stati spesi fino all’ultimo centesimo, tanto che l’Unione Europea ha dato un premio alla Regione di 142 milioni di euro, è stata la prima volta nella storia della Calabria. I fondi sono stati spesi perfettamente, ma non grazie a consulenti esterni che venivano mandati a Roma, ma grazie a dei bravissimi calabresi competenti che poi sono stati coinvolti ingiustamente nelle inchieste giudiziarie».

Fake investigation e inchieste giudiziarie

Nel suo libro Adriana Toman tocca anche il tema giudiziario che ha condizionato il percorso di Mario Oliverio. «Ho parlato di “fake investigation” perché sono notizie costruite in modo da creare appeal. Una fake news viene costruita in modo da solleticare gli aspetti più pruriginosi ed essendo falsa e non aderendo alla realtà, uno ci può mettere dentro qualsiasi cosa per renderla più appetibile. La fake investigation in cui Oliverio e anche tanta altra gente è incappata, è una strategia che in Calabria viene utilizzata come set cinematografico per far esplodere le carriere di magistrati e politici. In una di queste vicende, il 27 giugno, è stato coinvolto Oliverio. Il suo nome e il suo viso hanno dato visibilità a un’inchiesta che altrimenti non ne avrebbe avuta. Ci sono elementi che vengono utilizzati per rendere sul piano della comunicazione più potente il messaggio».
Più volte nel libro si parla di circolo mediatico che alimenta questa impostazione. «È normale – ha detto Toman – che una persona che viene eletta, dal giorno successivo alle sue elezioni si trova col telefono messo sotto controllo? Non viene il dubbio che forse ciò era semplicemente propedeutico alla costruzione di un’indagine? Purtroppo noi abbiamo dovuto toccare con mano che così è stato. Un giornalista di grandissima fama di cui non posso fare il nome, ci ha detto “ricordatevi che dietro a queste persecuzioni c’è sempre un mandante”. Io penso che anche nel caso di Oliverio ci sia stato un mandante, in grado di costruire più inchieste. L’operazione “Lande desolate” è stata la più impattante. Prendere atto che all’interno dei fascicoli mancavano delle carte, le pagine due e quattro e poi vai a vedere che nella delibera le pagine due e quattro c’erano, vuol dire che c’è qualcosa che non va». Ma Oliverio era così importante da giustificare numerose inchieste per frenare la sua corsa? «Era così importante – ha risposto Toman – tanto da non fargli toccare palla sulla sanità? Come mai De Luca (in Campania, ndr) è stato fatto commissario alla Sanità e Oliverio no? Poi, noi purtroppo in Calabria non abbiamo Sophia Loren, e quindi non avendo un personaggio fulgido da perseguitare, si sono arrabattati a perseguitare quelli che avevano, da una parte Mimmo Lucano e dall’altra Oliverio. Mimmo Lucano è un’altra figura che è stata perseguitata perché brillava troppo di luce propria, anzi diciamo che lui ancora di più è stato utilizzato per scopi mediatici». Toman ha affermato che esiste un «pregiudizio nei confronti della Calabria. Questo non è un problema che riguarda solamente le cariche importanti come quella del presidente di Regione, sta riguardando puntualmente anche i primi cittadini di città importanti della Calabria. A me sembra che il Ministero degli Interni ci vada un pochettino con le mani pesanti sulla Calabria in virtù del pregiudizio di Stato che esiste da sempre. Si commissariano i comuni con leggerezza, quasi d’ufficio, perché è meglio commissariare anziché evitare di farlo».
In molte inchieste e nelle carte dei procedimenti giudiziari, spesso capita di non individuare dei reati veri e propri. Ma dalle intercettazioni ambientali, emerge un malcostume diffuso che pur non essendo reato, ci restituisce l’immagine di un contesto che è veramente complicato, di totale desolazione morale. «Che ci sia un sistema, un impasto complesso in Calabria – ha detto ancora Toman – non lo metto in dubbio. Una pressione che percepisco da un punto di vista culturale. Questa cosa la vedo, però è anche vero che in questo momento c’è una nuova generazione che sta emergendo, che sta cambiando i connotati della Calabria. Noi dobbiamo fare in modo che la Calabria diventi terreno nel quale vivere, lavorare, produrre. La Calabria non è quella di 30 o 40 anni fa, non è quella di quando sono venuta io».

La mancata ricandidatura di Oliverio e l’operazione Rinascita Scott

Alla fine del suo mandato alla Regione, Mario Oliverio ha provato a ricandidarsi e nel libro di Toman si cita una adunata di sindaci calabresi, che sostanzialmente incitavano l’ex governatore. «Se fosse stato candidato sarebbe stato riconfermato alla guida della Regione – ha dichiarato con convinzione Toman – però, al di là di quello che io possa credere, prendo atto che l’operazione Rinascita Scott, se non sbaglio, è stata messa in atto proprio nel periodo delle elezioni regionali ed è stato messo agli arresti domiciliari il capo della coalizione che stava sostenendo Oliverio. Si è trattato quindi di un condizionamento di natura giudiziaria su una cosa che noi non sapremmo mai come sarebbe andata. La magistratura si è messa in mezzo e in un modo o nell’altro ha messo in atto una sorta di golpe. Come mai hanno coinvolto proprio Luigi Incarnato che alcuni giorni fa è stato assolto? La proiezione che viene data di un avviso di garanzia diventa devastante. E il mio pensiero purtroppo in tutta questa vicenda di operazioni giudiziarie va col cuore infranto a persone come Gianluca Callipo, che si è fatto 7-8 mesi di carcere, un ragazzo che poi è stato assolto. Come possiamo pensare di avere un ricambio all’interno della politica con dei giovani validi se gli tagliamo le gambe in questa maniera? Quando gli inquirenti decidono di fare operazioni del genere, dovrebbero dimostrare anche di dare il peso adeguato alla dimensione umana delle persone. Io ho visto Mimmo Lucano cosa ha passato sul piano umano. Io ringrazio il cielo che sia ancora sano. Nel libro riporto anche la vicenda di Caterini, che è il sindaco che tra l’altro lavorava a titolo gratuito. È stato raggiunto da un’operazione giudiziaria che lo ha devastato, si è ammalato ed è morto». (redazione@corrierecal.it)

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